Nell’intervista pubblicata su questo numero di Forward (Nessun uomo è un’isola. E nessuna nazione), il presidente Fnomceo, Filippo Anelli, sottolinea l’importanza delle cure primarie come spazio elettivo per la promozione della salute. È una convinzione condivisa anche da un’azienda farmaceutica?
Certamente. Le cure primarie rappresentano il primo punto di contatto dei cittadini con il Sistema sanitario e hanno un ruolo cruciale nella promozione della salute e nella prevenzione delle malattie. La loro importanza si fonda su quattro ambiti principali.
- Accessibilità e prossimità: garantire assistenza capillare sul territorio, intercettando precocemente i bisogni di salute.
- Prevenzione e diagnosi precoce: è possibile ridurre il carico di malattie croniche e infettive attraverso screening, vaccinazioni e counseling.
- Gestione della cronicità: assicurare continuità assistenziale e aderenza terapeutica, riducendo complicanze e ospedalizzazioni.
- Educazione sanitaria: promuovere stili di vita sani, rafforzando la responsabilità individuale verso la propria salute.
In questo quadro anche le aziende farmaceutiche possono contribuire in modo significativo a rafforzare le cure primarie, sia per il loro ruolo fondamentale, ovvero portare innovazione terapeutica e vaccinale, sia grazie al fatto che un’azienda farmaceutica non si limita al solo sviluppo e produzione di farmaci, ma partecipa attivamente a iniziative di educazione sanitaria, prevenzione e sensibilizzazione contribuendo alla salute pubblica in modo proattivo.
Pfizer in questo collabora con strutture sanitarie, enti locali, associazioni di pazienti e organizzazioni non profit. Un esempio importante di collaborazione con gli enti locali è sicuramente il progetto di prevenzione “Nontiscordardimé 2025” attivo nei quartieri delle Asl Roma 1, Roma 2 e Roma 3, con un focus sugli over 65 che spesso rimangono esclusi dai percorsi sanitari tradizionali. L’attività prevede screening gratuiti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e polmonari, effettuati su unità mobili sanitarie con personale medico e infermieristico specializzato.
Oggi il concetto di “obbligatorietà” entra in conflitto con quello di “promozione” della salute che è alla base di qualsiasi efficace azione preventiva. È giusto che alcuni vaccini siano obbligatori o bisognerebbe investire maggiormente in azioni formative e culturali?
“Non c’è vero diritto senza il corrispettivo dovere”, diceva Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica “Centesimus annus”. Se la salute è un diritto garantito dalla Costituzione, inevitabilmente devono esserci doveri a contrappeso, in particolare quando si parla di igiene e salute pubblica. Che poi questo dovere rimanga morale o divenga un obbligo di legge è materia per il legislatore. La storia recente degli obblighi vaccinali è ben conosciuta e continua a infiammare il dibattito non scientifico. Le aziende continuano a stimolare il dibattito sul modo migliore di proteggere la salute individuale e collettiva e garantire equità nell’accesso alle cure, ai farmaci e ai vaccini; ma investono anche in progetti educativi nelle scuole e nelle università con l’obiettivo di promuovere l’alfabetizzazione scientifica, combattere la disinformazione e rafforzare la fiducia nel Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo primario è creare consenso promuovendo la cultura medico-scientifica in un momento storico in cui il rischio di disinformazione e fake news in ambito salute è altissimo. Anche in questo caso ho piacere a citare un nostro progetto: con “A dire il vero” siamo andati in diverse scuole superiori di Roma e all’università, formando oltre 500 studenti con il metodo learning-by-doing.
Pfizer, da sempre, è in prima linea per produrre vaccini efficienti e lo ha mostrato anche durante la pandemia di covid-19. Come si sta muovendo la ricerca in ambito vaccinale?
La ricerca sui vaccini sta vivendo un’epoca di straordinaria innovazione, spinta anche dal successo dei vaccini a mRna contro il covid- 19. Questa tecnologia sta aprendo scenari impensabili fino a pochi anni fa, andando oltre la prevenzione delle sole malattie infettive. Pfizer è tra i protagonisti di questa rivoluzione e sta esplorando attivamente nuove applicazioni dell’mRna in ambiti diversi. In oncologia i cosiddetti “vaccini anticancro”, che addestrano il sistema immunitario a riconoscere e colpire le cellule cancerose. La piattaforma mRna apre strade promettenti anche per le malattie autoimmuni e per alcune patologie genetiche rare, dove può fornire alle cellule le istruzioni per produrre proteine mancanti o corrette. L’obiettivo che ha Pfizer è – e sarà sempre – aprire la strada a nuove terapie e strategie di prevenzione, con l’obiettivo di migliorare la vita dei pazienti in un modo rivoluzionario.
Negli ultimi mesi il Governo italiano ha adottato una posizione di prudenza, scegliendo di non aderire pienamente alle direttive dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla preparedness alle prossime pandemie. Dal punto di vista di un’Azienda che si muove costantemente a livello globale, come valuta questo approccio? Ritiene che possa avere implicazioni rilevanti per il settore farmaceutico e per il sistema Paese?
Il Governo italiano ha il diritto di fare le scelte in linea con il proprio programma politico. L’auspicio da cittadino è sempre quello che in un mondo interconnesso si riesca a trovare un “minimo comune multiplo sanitario” tra i Paesi in modo da creare un’infrastruttura e degli standard comuni. È quello che l’Europa sta cercando di fare attraverso l’Eu Joint clinical assessment, una valutazione clinica congiunta che ciascun Paese userà poi per le proprie decisioni di accesso e rimborso. Il rischio per una multinazionale, infatti, è trovarsi a gestire regole frammentate tra Paesi, complicando i tempi di sviluppo, commercializzazione ma anche di logistica e distribuzione di farmaci e vaccini.
A cura di Rebecca De Fiore

