Introduzione
Come leggiamo sul Rapporto OsMed 2024, “i farmaci antineoplastici e immunomodulatori rappresentano la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica nel 2023, pari a circa 7358 milioni di euro e al 28,3% della spesa totale a carico dell’Ssn, in aumento del 6,4% rispetto all’anno precedente. La spesa pro capite complessiva per questi farmaci è stata pari a 125,03 euro, prevalentemente attribuibile all’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche (120,47 euro), in aumento rispetto all’anno precedente (+6,6%). Al contrario, il contributo dato dall’assistenza farmaceutica convenzionata risulta di minore entità (4,55 euro pro capite). I consumi per questa categoria di farmaci sono stati pari a 22,4 DDD/1000 abitanti die, in aumento del 6,1% rispetto al 2022, confermando il trend in aumento degli ultimi dieci anni” [1]. Lo stesso Rapporto sottolinea che, nel complesso, pur essendo stato registrato un aumento della spesa (+6,3%) e dei consumi (+9,6%), nonché uno spostamento verso specialità medicinali più costose, rispetto al 2022 si evidenzia una riduzione dei prezzi (-4,8%) e del costo medio per DDD (-3,0%).
Considerando i soli farmaci oncologici, nel 2023 la spesa pubblica totale è stata di 4773,9 milioni di euro +9,6% rispetto al 2022), rappresentando il 18,4% della spesa pubblica totale. I consumi totali sono stati pari a 11,6 DDD/1000 abitanti die, in aumento del 6,5% rispetto al 2022. Dal 2014 al 2023 la spesa pro capite per i farmaci oncologici è più che raddoppiata (da 35,1 euro del 2014 a 81,1 euro del 2023) con un aumento medio annuo del 9,8%. Parallelamente, anche il costo medio per DDD è aumentato del 76%, passando da 10,9 euro del 2014 a 19,1 euro del 2023. Anche i consumi sono aumentati negli ultimi 10 anni, con un incremento medio annuo del 2,8%. La categoria dei farmaci antineoplastici e immunomodulatori è quella con il maggior numero di nuove entità terapeutiche registrate; pertanto, a fronte del costo rilevante, c’è una forte aspettativa dei pazienti in termini di miglioramento delle condizioni cliniche e del sistema sanitario in termini di impatto positivo sui costi assistenziali e di ospedalizzazione.
Nonostante la spesa crescente, nel corso degli ultimi 12 anni sono state adottate delle misure di salvaguardia che hanno permesso di governare l’accesso a queste terapie (vedi, ad esempio, il payback). Tuttavia, il ricorrente sforamento annuale dei tetti di spesa obbliga costantemente sia il pubblico che il privato a dover ridefinire le risorse programmate. Senza considerare lo sforzo amministrativo e il contenzioso legato a tali procedure, l’esperienza maturata porta a riflettere ancora più approfonditamente sui meccanismi e sui determinanti del valore dei nuovi farmaci oncologici, sia al momento della registrazione, sia nel corso del tempo, una volta introdotti nel mercato.
Anche grazie alla forte spinta all’innovazione terapeutica, che ha determinato un aumento delle opzioni di trattamento e delle prospettive di cura, poche aree della medicina come l’oncologia sono state al centro dell’attenzione delle istituzioni sovranazionali e nazionali negli ultimi anni. Con l’Intesa in Conferenza Stato-Regioni, a gennaio 2023, l’Italia ha adottato il Piano oncologico nazionale 2023-2027 che – in linea con il Piano europeo di lotta contro il cancro 2021 – definisce le strategie per la prevenzione e la cura del cancro secondo un approccio integrato che mira a rafforzare la prevenzione, la diagnosi precoce e l’assistenza, migliorando le cure e riducendo le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari [2]. Si basa su dieci leve strategiche, tra cui il potenziamento degli screening, il rafforzamento delle reti oncologiche regionali e il miglioramento del coordinamento tra ospedali e sanità territoriale. Prevede inoltre l’ampliamento dell’organico, l’aggiornamento delle competenze, l’ottimizzazione delle risorse, l’accesso all’innovazione scientifica e la riqualificazione delle cure intermedie. L’adozione del nuovo Piano oncologico nazionale da parte delle Regioni e delle Province autonome rappresenta una priorità, anche se le attività per la sua attuazione sembrano procedere a rilento.
Negli Stati Uniti, nel 2016, in occasione del discorso sullo stato dell’Unione, il Presidente Barack Obama ha invitato l’allora vicepresidente Joe Biden ad assumere la leadership di un’iniziativa di ampia portata – il “Cancer moonshot” – per accelerare l’impegno per la prevenzione, la diagnosi precoce e la terapia del cancro. La task force Cancer moonshot che ne è scaturita ha riunito tutte le agenzie federali competenti e ha promosso oltre 70 collaborazioni del settore privato per concentrarsi sulla trasformazione della ricerca e della cura del cancro [3]. Nel dicembre 2016, il Congresso degli Stati Uniti ha stanziato 1,8 miliardi di dollari per un periodo di 7 anni (una media di quasi 260 milioni di dollari all’anno) per contribuire a sostenere l’attuazione delle raccomandazioni di un gruppo di lavoro nato in esito all’iniziativa dell’amministrazione Obama nell’ambito dello US National cancer institute’s national cancer advisory board, il Blue ribbon panel [4]. L’impulso dato dalle istituzioni statunitensi ha motivato l’avvio del lavoro di una Commissione del gruppo editoriale del Lancet dedicata esplicitamente alla definizione delle priorità nella ricerca negli Stati Uniti [5].
L’approccio che ha caratterizzato il programma Cancer moonshot – scienza ad alta tecnologia, attenzione alla ricerca sui big data e sulla loro applicazione e all’assistenza personalizzata – ha raccolto da una parte un ampio consenso ma, dall’altra, ha sollevato qualche perplessità tra coloro che temono che una ricerca centrata sullo sviluppo di tecnologie ad alto costo rischi di mettere in secondo piano le iniziative utili per affrontare la sfida delle malattie oncologiche a livello globale: non sarebbe ancora il momento di guardare alla luna, ma quello invece di disegnare strategie di presa in carico dei problemi che il cancro pone a livello delle singole nazioni, soprattutto di quelle a medio e basso reddito [6]. Anche per effetto di queste reazioni, sono nate iniziative importanti come i gruppi di lavoro del Lancet che hanno affrontato le complessità epidemiologiche e cliniche delle malattie oncologiche in diverse aree del pianeta [7-9]. Questo confronto nella comunità scientifica ancora in atto a livello internazionale ha messo in evidenza quelli che ormai possono essere considerati alcuni punti fermi: la centralità delle strategie di controllo del cancro soprattutto a livello di prevenzione primaria; la necessità di garantire un accesso equo agli interventi di comprovata efficacia prima di concentrarsi sullo sviluppo e sull’implementazione di nuove terapie; il bisogno di una valutazione rigorosa di qualsiasi tecnologia o intervento sanitario prima di essere messi a disposizione dei clinici per l’uso nella pratica assistenziale; l’importanza di considerare attentamente le disuguaglianze presenti non solo tra i Paesi ad alto reddito e quelli a reddito medio-basso, ma anche all’interno dei Paesi ad alto reddito [10]. A questi punti si aggiunge la necessità che le esigenze dei cittadini – per esempio in termini di valutazione di costo-efficacia degli screening – e dei pazienti – in primo luogo riguardo alla tollerabilità dei trattamenti – siano tenute in massimo conto, anche ricorrendo – nel caso della valutazione delle terapie – alla valutazione attenta e puntuale degli esiti da loro riferiti [11].
1. Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali. L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto nazionale anno 2023. Roma: Agenzia italiana del farmaco, 2024. dollari all’anno) per contribuire a sostenere l’attuazione delle raccomandazioni
2. Ministero della salute. Piano oncologico nazionale: documento di pianificazione e indirizzo per la prevenzione e il contrasto del cancro 2023-2027.
3. Gyawali B, Sullivan R, Booth CM. Cancer groundshot: going global before going to the moon. Lancet Oncol 2018;19:288-90.
4. White House, Memorandum—White House Cancer moonshot task force, 28 gennaio 2016.
5. National cancer institute. Cancer moonshot Blue ribbon Panel, 2016 – www.cancer.gov/brp
6. Jaffee EM, Dang CV, Agus DB, et al. Future cancer research priorities in the Usa: a Lancet Oncology Commission. Lancet Oncol 2017;18:e653-e706.
7. Ngwa W, Addai BW, Adewole I, et al. Cancer in sub-Saharan Africa: a Lancet Oncology Commission. Lancet Oncol 2022;23:e251-312.
8. Goss PE, Strasser-Weippl K, Lee-Bychkovsky BL, et al. Challenges to effective cancer control in China, India, and Russia. Lancet Oncol 2014;15:489-538.
9. Goss PE, Lee BL, Badovinac-Crnjevic T, et al. Planning cancer control in Latin America and the Caribbean. Lancet oncology 2013 Apr 1;14:391-436.
10. Mutebi M, Dehar N, Nogueira LM, Shi K, et al. Cancer groundshot: building a robust cancer control platform in addition to launching the cancer moonshot. Am Soc Clin Oncol Educ Book 2022;42:100-15.
11. Di Maio M, Basch E, Bryce J, Perrone F. Patient-reported outcomes in the evaluation of toxicity of anticancer treatments. Nature Reviews Clin Oncol 2016 May;13:319-25.
Un rapporto promosso dalla European federation of pharmaceutical industries association (Efpia) [27] sottolinea come “l’integrazione ottimale dei test sui biomarcatori nei percorsi di cura del cancro consenta di ottenere significativi guadagni di efficienza. (…) La medicina di precisione permette di utilizzare il trattamento giusto per il paziente giusto al momento giusto, massimizzando così il beneficio terapeutico, evitando sprechi e liberando risorse sanitarie”.
La comunicazione, e non solo quella verbale, passa anche dalla capacità di ascoltare i dubbi e le paure che il malato oncologico ricerca nel curante a cui si affida, ma che a volte non trova. Prevale allora la sensazione di abbandono, la scelta di rivolgersi altrove, di cambiare iter terapeutico o addirittura di consegnarsi nelle mani di guaritori malintenzionati che propongono soluzioni prive di basi scientifiche, sfruttando quanto il paziente non ha ricevuto sin qui: l’attenzione rivolta alla sua totalità. Di fronte a farmaci e procedimenti la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata, non possiamo permetterci, pertanto, che i loro effetti non raggiungano il malato oncologico per via del mancato incontro tra le sue esigenze specifiche e la capacità del curante d’intercettarle [42].


