Nel corso della storia, le grandi trasformazioni tecnologiche hanno sempre avuto un impatto profondo sull’ambiente. La rivoluzione industriale, per esempio, ha inaugurato l’era delle macchine a vapore e delle fabbriche, generando un enorme progresso economico ma anche un aumento esponenziale delle emissioni di gas serra. La diffusione dell’elettricità e del motore a combustione interna ha cambiato il volto delle citta, ma ha anche accelerato il consumo delle risorse fossili.
Oggi ci troviamo di fronte a una nuova svolta. L’Ia promette di ridefinire i sistemi produttivi, i processi decisionali e persino i rapporti sociali, ma solleva interrogativi critici (ed etici) sul suo impatto ambientale. Alcuni studiosi la considerano una “tecnologia abilitante” per la transizione ecologica, capace di ottimizzare i consumi e ridurre gli sprechi [13]. Altri sottolineano che, per funzionare, essa richiede un’enorme quantità di energia e risorse materiali, contribuendo così alla crisi ambientale che vorrebbe mitigare [14]. Dal punto di vista dell’ambiente, il paradosso e evidente: l’Ia può essere contemporaneamente parte della soluzione e del problema. In questa sezione del documento saranno illustrate le potenzialità e i costi ambientali di questa tecnologia, cercando di delineare scenari e strategie per un futuro in cui innovazione e sostenibilità possano coesistere.
Le potenzialità ambientali dell’intelligenza artificiale
Uno degli ambiti più promettenti dell’applicazione dell’Ia sull’ambiente riguarda la climatologia e la gestione dei rischi ambientali. Grazie alla capacita di elaborare enormi quantità di dati raccolti dai satelliti e dai sensori, l’Ia consente di individuare pattern climatici complessi migliorando così le previsioni sugli eventi estremi. L’Agenzia spaziale europea, per esempio, utilizza le reti neurali e l’Ia per interpretare i dati del programma Copernicus (insieme complesso di sistemi che raccoglie informazioni sulla Terra da molteplici fonti tra cui satelliti, sensori di terra, di mare e aviotrasportati), ottenendo mappe globali più accurate delle emissioni e delle variazioni atmosferiche [15]. Google ha poi sviluppato un sistema di previsione delle precipitazioni che supera le capacita dei modelli meteorologici tradizionali [16], a sua volta superato da un sistema 8 volte più veloce nel prevenire alluvioni improvvise [17].
Tali esperienze evidenziano un crescente riconoscimento dell’importanza di dati ambientali accurati e tempestivi, essenziali per formulare politiche efficaci per tutelare la salute pubblica unitamente a indicazioni per indirizzare verso comportamenti più responsabili.
L’Ia riveste un ruolo centrale anche nella transizione energetica. Le reti elettriche “intelligenti” integrano fonti rinnovabili come il solare e l’eolico, la cui produzione e variabile e difficile da prevedere. Algoritmi di apprendimento automatico ottimizzano il bilanciamento domanda offerta, riducono le perdite di rete e migliorano la gestione degli impianti di accumulo. Un esempio significativo e rappresentato dai progetti attivati da Microsoft, che utilizza sistemi di Ia per modulare i consumi dei propri data center in funzione della disponibilità di energia rinnovabile. Anche Google ha dichiarato di aver ridotto del 40 per cento i costi energetici per il raffreddamento dei data center grazie a un sistema di Ia che regola automaticamente ventilazione e climatizzazione [13].
L’agricoltura, responsabile di circa un quarto delle emissioni globali, può beneficiare enormemente dell’Ia in quella che gli esperti chiamano “agricoltura di precisione”. Sistemi basati su sensori e droni forniscono informazioni dettagliate su umidita del suolo, condizioni meteorologiche e salute delle piante, mentre algoritmi predittivi analizzano questi dati per ottimizzare irrigazione e fertilizzazione. Esistono molte esperienze in questo ambito. Nei Paesi Bassi, le serre intelligenti utilizzano l’Ia per regolare automaticamente luce e irrigazione, riducendo il consumo d’acqua fino al 30 per cento. In Israele, l’uso combinato di sensori e Ia ha permesso di ottenere raccolti maggiori con un consumo idrico di molto inferiore rispetto all’agricoltura tradizionale.
L’Ia rappresenta uno strumento cruciale anche per la salvaguardia della biodiversità. Il World wide fund for nature (Wwf) e il progetto Global forest watch impiegano algoritmi di riconoscimento delle immagini per monitorare le foreste tropicali, rilevando rapidamente aree di deforestazione illegale [18]. Allo stesso modo, reti neurali acustiche sono in grado di identificare i suoni prodotti dalle specie animali minacciate, contribuendo così alla loro protezione [19]. Questo approccio consente di ottenere dati in tempo reale su ecosistemi vastissimi, altrimenti difficili da monitorare con mezzi tradizionali [13].
L’Ia può infine contribuire a gestire le smart cities. Le citta infatti generano oltre il 70 per cento delle emissioni globali. L’Ia può contribuire a renderle più sostenibili attraverso sistemi di mobilita intelligente, gestione dei rifiuti, ottimizzazione energetica (con particolare riferimento all’illuminazione e al riscaldamento pubblici). Per esempio a Singapore i semafori regolati dall’Ia hanno ridotto la congestione stradale, abbattendo contestualmente le emissioni [20]. A Seul, sistemi di visione artificiale hanno invece migliorato la raccolta differenziata, aumentando in maniera significativa l’efficienza del riciclo [21].
I costi dell’intelligenza artificiale sull’ambiente
L’Ia introduce tuttavia alcuni costi ambientali che sono frutto della limitata propensione a cercare soluzioni alternative che mirino a garantirne la sostenibilità. Tali costi sono di diversa natura, ma quelli associati al consumo elettrico sono probabilmente i più importanti. L’addestramento dei grandi modelli linguistici e infatti estremamente energivoro [14]. Quello che ha riguardato ChatGpt-3, con i suoi 175 miliardi di parametri, ha richiesto centinaia di megawattora di elettricità, generando emissioni di CO₂ equivalenti a quelle prodotte da centinaia di automobili durante l’intero ciclo di vita o generando un consumo pari a quello annuale di circa 130 case americane. Anche per quanto riguarda Bert, un altro sistema di Ia sviluppato da Google, si e stimato un consumo di circa 284 tonnellate di CO₂, equivalenti a 125 voli aerei transcontinentali. Per rendersi conto dell’importanza del problema può essere utile ricordare che i data center che ospitano questi sistemi assorbono circa il 15 per cento dell’energia totale utilizzata da Google. Con l’arrivo di Gpt-4 e modelli ancora più complessi, i consumi sono cresciuti esponenzialmente, sollevando dubbi sulla sostenibilità a lungo termine.
Il raffreddamento dei server rappresenta un ulteriore problema. Si stima che un singolo modello di Ia basato sui Llm possa richiedere milioni di litri d’acqua all’anno per funzionare in modo efficiente [22]. Il problema diventa più drammatico nelle zone particolarmente aride, dove la concorrenza per l’uso dell’acqua tra data center e comunità locali diventa fonte di conflitti.
A ciò occorre aggiungere la limitata disponibilità di materie prime. L’hardware necessario per elaborare i modelli dell’Ia richiede l’estrazione di terre rare e metalli come cobalto e litio. Queste attività hanno un forte impatto ambientale e sociale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Secondo le Nazioni unite, entro il 2030 i rifiuti elettronici potrebbero infine raggiungere 82 milioni di tonnellate all’anno (con un aumento del 33 per cento rispetto al dato del 2022), aggravando il problema dello smaltimento che, se non gestito correttamente, può causare inquinamento del suolo e delle falde acquifere [23].
Una possibile risposta: la Green Ai
Da alcuni anni gli esperti suggeriscono di passare da una Red Ai a una Green Ai [24]. L’idea e di abbandonare progressiva mente i modelli addestrati con metodi ad alto consumo di risorse su grandi dataset che massimizzano la precisione e le prestazioni (ma comportano elevati costi energetici), a favore di una Green Ai, incentrata su un approccio che mira a ridurre la complessità computazionale, progettare modelli più leggeri e utilizzare energia proveniente da fonti rinnovabili.
Per esempio, tecniche per l’apprendimento federato riducono il fabbisogno energetico senza compromettere le prestazioni. Risultati particolarmente interessanti si sono ottenuti con il pruning, la riduzione cioè di parametri poco utili che rende il modello più leggero, più veloce, e che necessita di meno memoria e meno energia. Alcuni studi dimostrano, per esempio, che modelli più piccoli e ottimizzati possono raggiungere risultati paragonabili a quelli più grandi con un decimo del consumo [13]. L’incentivazione di data center alimentati da fonti rinnovabili può ulteriormente ridurre l’impatto ambientale. Per raggiungere questo obiettivo, diverse aziende leader nel settore dell’Ia stanno pianificando lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni innovative come i data center sottomarini, che sfruttano l’acqua dell’oceano per il raffreddamento naturale [25]. Anche la progettazione di dispositivi modulari e riciclabili e fondamentale per ridurre i rifiuti elettronici. Il riutilizzo delle terre rare, la creazione di filiere di riciclo avanzato e la produzione di chip a basso consumo energetico sono alcune strategie già adottate da alcune aziende leader in questo settore [22].
Altrettanto importanti sono le iniziative per promuovere architetture di apprendimento distribuito che riducono la necessita di grandi infrastrutture centralizzate. Sviluppare sistemi di Ia che non dipendano da un unico grande centro di calcolo (come i data center), ma che possano distribuire l’elaborazione su più computer e server o persino dispositivi locali (come smartphone o sensori), può infatti ridurre il consumo energetico complessivo, limitare la necessita di enormi infrastrutture centralizzate e proteggere al meglio la privacy (i dati possono infatti restare sui dispositivi dove vengono generati). Recenti studi stimano che la Green Ai (ottenuta con una fase di addestramento su un set di dati più piccolo – fino all’80 per cento dei parametri in meno, con tecniche di addestramento meno dispendiose oppure optando per processori più sostenibili o usando fonti energetiche sostenibili per alimentarli) può ridurre il consumo energetico fino al 50 per cento [14]. Un dato, questo, molto interessante se si considera che per migliorare l’accuratezza di appena l’1 per cento serve fino a 100 volte più energia [14].
L’impatto ambientale dell’Ia non riguarda solo il consumo di energia e risorse, ma solleva anche questioni etiche e geopolitiche. Chi beneficia realmente delle applicazioni di Ia? E chi paga i costi ambientali? Spesso, i Paesi avanzati traggono vantaggi dall’uso dell’Ia, mentre i costi di estrazione delle materie prime e di smaltimento dei rifiuti ricadono sulle comunità più povere, alimentando così dinamiche di ingiustizia ambientale che rischiano di accentuare le disuguaglianze globali.
La formazione degli operatori del settore sui rischi del cambiamento climatico e sul suo impatto sulla salute gioca un ruolo fondamentale. Esistono numerose evidenze che le tecnologie digitali migliorano i risultati in termini di salute, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Sebbene questo campo sia ancora agli albori, esiste una chiara opportunità di utilizzare la tecnologia digitale per ridurre gli impatti negativi del cambiamento climatico sulla salute, con particolare attenzione alla ricerca interdisciplinare e alle tecnologie co-progettate [26].
Conclusioni
L’Ia e una tecnologia ambivalente: da un lato, offre strumenti straordinari per affrontare la crisi ecologica, dall’altro, rischia di esacerbare i problemi ambientali se sviluppata senza regole. La sfida del futuro sarà governare l’Ia con una visione che tenga insieme innovazione e sostenibilità, giustizia ambientale e progresso tecnologico. Gli studi disponibili dimostrano che l’Ia sostenibile e possibile, ma richiede compromessi tra accuratezza e consumo energetico. La transizione e complessa perché le aziende puntano ancora su modelli sempre più grandi e precisi, a discapito dell’efficienza ambientale. In questo contesto non giova quindi la decisione di alcune aziende del settore di puntare sulla riattivazione di centrali nucleari di piccole dimensioni per alimentare l’Ia e i suoi modelli [27]. Il rischio e che la corsa all’Ia (soprattutto quella generativa) e ai modelli sempre più grandi prevalga su queste attenzioni. La governance internazionale e nazionale ha quindi un ruolo cruciale nell’identificare regolamenti che obblighino alla rendicontazione ambientale dei progetti di Ia, cosi come standard globali e linee guida condivise per limitare i pericoli [28]. Definire metriche standardizzate, promuovere pratiche trasparenti e adottare soluzioni energeticamente efficienti può permettere di sfruttare i benefici clinici dell’Ia senza compromettere la sostenibilità ambientale [29].
A cura di Eugenio Santoro
[13] Okafor CC, Otunomo FA, Nnadi VE, et al. Artificial intelligence in environmental research: bibliometric, text mining and content analysis. Discov Artif Intell 2025;5:124.
[14] Barbierato E, Gatti A. Toward Green AI: a methodological survey of the scientific literature. IEEE Access 2024;12:23989-4013.
[15] Copernicus. Disponibile su: https://www.copernicus.eu/ [ultimo accesso 19 novembre 2025].
[16] Lam R, Sanchez-Gonzalez A, Willson M, et al. Learning skillful medium-range global weather forecasting. Science 2023;382:1416-21.
[17] Alet F, Price I, El-Kadi A, et al. Skillful joint probabilistic weather forecasting from marginals. arXiv:2506.10772
[18] Global Forest Watch. Disponibile su: https://www.globalforestwatch.org/ [ultimo accesso 19 novembre 2025].
[19] Thompson T. How AI can help to save endangered species. Nature 2023;623:232-33.
[20] Satheerth PK. Transforming urban traffic with AI: insights from Singapore and opportunities in India. International Journal of Advance Research, Ideas and Innovations in Technology 2024;10:367-9.
[21] Smart City Korea. Korea’s Smart City Solutions: Best Practices & Technologies. Smart City Korea. 2024. Disponibile su: https://short.do/4DHBrx [ultimo accesso 19 novembre 2025].
[22] Desroches C, Chauvin M, Ladan L, et al. Exploring the sustainable scaling of AI dilemma: a projective study of corporations’ AI environmental impacts. arXiv:2501.14334 2025.
[23] National Geographic. International EWaste Day: i rifiuti elettrici ed elettronici, da scarto a risorsa. National Geographic 2024; 1420 ottobre. Disponibile su: https://short.do/yfzW9x [ultimo accesso 19 novembre 2025].
[24] Wegmeth L, Vente T, Said A, Beel J. Green Recommender Systems: understanding and minimizing the carbon footprint of AI-powered personalization. arXiv preprint, arXiv:2509.13001 2025.
[25] Lagos A. Cosa c’è di meglio di un data center sottomarino che usa energia del vento e acqua di mare? Wired, 2025. Disponibile su: https://short.do/yr0ysJ [ultimo accesso 19 novembre 2025].
[26] Morris NB, Barnes M, Rybarczyk A, et al. Digital technologies for climate-related health education, behavior and risk reduction: a systematic scoping review. NPJ Digit Med 2025;8:498.
[27] Il Sole 24 Ore. Google, nuovi reattori nucleari per alimentare l’intelligenza artificiale. Il Sole 24 Ore, 2024.
[28] Chen S. How much energy will AI really consume? The good, the bad and the unknown. Nature 2025;639:22-4.
[29] Malhotra AK, Verma AA, Smith CW, et al. Energy considerations for scaling artificial intelligence adoption in medicine: first do no harm. NEJM AI 2025;2.