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Premessa. Il documento elaborato nell’ambito del progetto Forward curato dal Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio Asl Roma 1, dal Pensiero Scientifico Editore in collaborazione con alcune industrie farmaceutiche, si prefigge l’obiettivo di riflettere su alcune potenziali criticità associate alla ricerca sui nuovi antibiotici e su possibili nuovi modelli di finanziamento della vera innovazione terapeutica. Tenendo conto di tali premesse abbiamo raccolto da una serie di professionisti coinvolti negli ultimi anni a vario titolo nell’attività di ricerca clinica e nell’assistenza ai pazienti una lista di punti critici. Le criticità sono state esposte sinteticamente rinviando a riferimenti bibliografici puntuali. Il documento si chiude con una serie di interrogativi che ci auguriamo possano incentivare il confronto e definire possibili percorsi di ricerca e regolatori per risolvere un problema molto rilevante di sanità pubblica. Come nei precedenti documenti prodotti dal progetto Forward sulla peer review, sulla comunicazione sui medicinali e sull’organizzazione e il ruolo dei comitati etici, l’intento non è dunque quello di proporre un documento consensuale, ma mettere a fuoco alcuni punti da portare all’attenzione degli stakeholder nazionali e Regionali della Sanità italiana.

Composizione del gruppo di lavoro che ha curato la preparazione del documento:

Antonio Addis (Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1), Luca De Fiore (Il Pensiero Scientifico Editore), Claudio Jommi (Dipartimento di scienze del farmaco, Università del Piemonte orientale), Pasquale Lorenzo Moja (Dipartimento di scienze biomediche per la salute, Università degli studi di Milano), Federico Pea (Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche, “Alma Mater Studiorum” Università di Bologna), Pierluigi Viale (Dipartimento di scienze mediche e chirurgiche, “Alma Mater Studiorum” Università di Bologna).

1. L’antibiotico-resistenza

La resistenza antimicrobica (Amr) è una minaccia crescente per la salute globale. Come noto, l’Amr si verifica quando batteri, virus, funghi o parassiti si adattano e perdono sensibilità agli antimicrobici, farmaci necessari per il trattamento delle malattie da infezione. Nel contesto delle infezioni batteriche, l’importanza degli antibiotici è indiscutibile e, dalla loro introduzione, il mondo delle malattie infettive è cambiato. Si stima che nell’ultimo secolo la scoperta e l’uso di antibiotici abbiano allungato l’aspettativa di vita media di circa due decenni, spostando il paradigma dalle malattie trasmissibili a quelle non trasmissibili. Tuttavia, l’uso indiscriminato di antibiotici contro infezioni di nulla o lieve gravità e il privilegiare antibiotici a largo spettro, quando anche una terapia mirata potrebbe garantire importanti benefici, ha contributo al verificarsi della resistenza ai farmaci in molte popolazioni di agenti patogeni. A questi problemi si affianca un uso di questi farmaci al di fuori del comparto medico, a livello della filiera agricola e dell’allevamento degli animali, che ha acuito il fenomeno a livello ambientale. La resistenza antimicrobica ha generato un aumento delle infezioni da patogeni multi-resistenti, dei decessi evitabili e delle degenze ospedaliere prolungate, per non parlare dell’aumento dei costi sanitari. Lo sviluppo e la commercializzazione di nuovi antibiotici sono quindi uno degli interventi fondamentali per mantenere le fondamenta di una società sana e operativa.

A distanza di 75 anni dalla pubblicazione dell’edizione italiana di Penicillina di Sir Alexander Fleming, il Pensiero Scientifico Editore – con Recenti Progressi in Medicina la cui redazione promosse la traduzione della monografia anglosassone e il progetto Forward collegato alla rivista – ha voluto interrogarsi sulla praticabilità di nuove strategie per il finanziamento dell’innovazione nella ricerca di terapie antimicrobiche sicure ed efficaci.

2. I dati

I dati sono allarmanti [1]. Un recente studio pubblicato sul Lancet ha stimato che le infezioni resistenti ai farmaci sono state direttamente responsabili di 1,27 milioni di morti in tutto il mondo nel 2019 e abbiano avuto un ruolo importante in quasi 5 milioni di morti in tutto il mondo [2]. Una ricerca commissionata dal governo britannico ha stimato che i ceppi resistenti ai farmaci di malaria, Hiv, tubercolosi e altre infezioni batteriche potrebbero moltiplicare questo numero fino a 10 milioni di persone all’anno, con un costo globale di 100.000 miliardi di dollari [3]. La minaccia rappresentata dalla resistenza dei batteri ai farmaci è dunque molto preoccupante, anche se non manca chi fa osservare che i dati necessari ad analisi e previsioni dovrebbero essere raccolti in modo più rigoroso [4]. A livello europeo, il Rapporto elaborato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) insieme all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dedicato alla sorveglianza della resistenza antimicrobica mostra come ogni anno, nell’Unione europea, più di 670.000 infezioni siano dovute a batteri resistenti agli antibiotici, mentre circa 33.000 persone muoiono come diretta conseguenza di queste infezioni, di cui circa un terzo solo in Italia [5]. Il nostro Paese, infatti, detiene tra i Paesi dell’Ocse il primato negativo per decessi, nonché in termini di DALYs (disability adjusted life years) e di costi sanitari associati.

In Italia è stato di recente costituito l’Osservatorio nazionale sulla antimicrobico-resistenza. Tra i suoi obiettivi, c’è quello di aumentare la consapevolezza di un fenomeno che sta diventando di giorno in giorno più terribile per il suo impatto sulla salute mondiale e che colpisce in particolar modo la nostra popolazione. “L’Italia conta infatti da sola quasi il 50 per cento dei decessi di tutta l’Unione europea per questo fenomeno” ha spiegato Walter Ricciardi [6]. “Non si tratta però solo di studiare i dati sulle infezioni legate all’assistenza ospedaliera e all’antibiotico-resistenza, perché l’altro obiettivo che ci proponiamo di realizzare è quello di presentare soluzioni operative che possano essere recepite in modo positivo da tutti gli stakeholder interessati, e quindi dalla politica, dai manager, dai professionisti, dai cittadini, dai pazienti e dall’industria”.


[1] O’Neill J. Review on Antimicrobial Resistance: tackling a crisis for the health and wealth of nations. London: Review on Antimicrobial Resistance; 2014.
[2] Murray CJ, Ikuta KS, Sharara F, et al. Global burden of bacterial antimicrobial resistance in 2019: a systematic analysis. The Lancet 2022;399:629-55.
[3] Securing new drugs for future generations: The Pipeline of Antibiotics Review on Antimicrobial Resistance, maggio 2015.
[4] Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2023 – 2021 data. Stockholm: European Centre for Disease Prevention and Control and World Health Organization; 2023.
[5] de Kraker ME, Stewardson AJ, Harbarth S. Will 10 million people die a year due to antimicrobial resistance by 2050? PLoS medicine 2016;13:e1002184.
[6] Ricciardi W. Antibioticoresistenza: studiare il fenomeno per offrire soluzioni operative. Care 2023; 1: 2 maggio.

3. Le soluzioni

Le due forme di contrasto sono l’infection control e la stewardship. Se la prima si sostanzia nell’osservare la corretta igiene delle mani e la pulizia dell’ambiente, la antimicrobial stewardship è la risposta più attuale al problema della resistenza agli antibiotici: con questa espressione si fa riferimento ad una gestione di sistema e non individualistica delle prescrizioni degli antimicrobici; in altri termini una serie di interventi coordinati, che hanno lo scopo di promuovere l’uso appropriato degli antimicrobici e che indirizzano nella scelta ottimale del farmaco, della dose, della durata, della terapia e della via di somministrazione, con la finalità di migliorare l’outcome del singolo paziente e di minimizzare gli impatti negativi sull’ecosistema [7]. Non bisogna dimenticare infatti, che ogni prescrizione di antibiotico deve essere letta sempre in ottica rischio beneficio: potenziale beneficio sulla malattia, ma rischio di selezionare germi resistenti nel microbiota del paziente, ed a cascata di diffonderli nell’ecosistema dove il paziente stesso vive. Da qui la forte necessità di responsabilizzazione massimale di prescrittori e pazienti, rispetto ai criteri di selezione e di durata delle terapie.

In questo ambito la medicina di precisione emerge come un approccio promettente per un uso appropriato degli antibiotici e come una modalità per migliorare gli outcome per i pazienti con molteplici malattie, comprese le infezioni come le batteriemie e le polmoniti. L’ottimizzazione del processo diagnostico con test molecolari rapidi, la personalizzazione della terapia in base alla risposta prevista del singolo paziente e al suo rischio di malattia, il monitoraggio della risposta alla terapia potrebbero migliorare l’efficacia delle terapie antibiotiche, ridurre il consumo di antibiotici e i costi sanitari [8]. I dati provenienti da studi di -omics e dalle cartelle cliniche elettroniche, insieme a strumenti di intelligenza artificiale e il machine learning offrono grandi promesse per integrare la medicina di precisione con l’antimicrobial stewardship. Come sottolineato da alcune società scientifiche parte delle priorità della ricerca farmacologica accademica, dell’industria e delle organizzazioni non profit dovrebbe essere rivolta alla terapia antibiotica di precisione [9].


[7] Doron S, Davidson LE. Antimicrobial stewardship. Mayo Clin Proc 2011;86:1113-23.
[8] Bulman ZP, Wicha SG, Nielsen EI, et al. Research priorities towards precision antibiotic therapy to improve patient care. Lancet Microbe 2022;3:e795-802.
[9] Watkins RR. Antibiotic stewardship in the era of precision medicine. JAC Antimicrob Resist 2022;4:dlac066.

4. L’uso appropriato degli antibiotici

Questa considerazione apre ad un altro grande tema da affrontare a livello istituzionale, sia a livello nazionale sia locale: quello della formazione all’uso appropriato degli antibiotici. Anche per questo motivo, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha reso disponibile dal febbraio 2023 l’edizione italiana dell’AWaRe Antibiotic Book, uno strumento che si colloca all’interno della lista dei medicinali essenziali dell’Oms, pubblicato nel 2022, e fornisce una guida sintetica e facile da usare per una scelta dell’antibiotico più adatto. La versione italiana sarà consultabile anche attraverso una apposita app gratuita (“Aifa antibiotici firstline”).

Il lavoro alla guida è legato alla classificazione AWaRe degli antibiotici, avviata nel 2017 e aggiornata nel 2019 e 2021. L’acronimo AWaRe si focalizza su tre tematiche, Access, Watch e Reserve, che sono le tre categorie nelle quali sono stati raggruppati gli antibiotici più frequentemente adoperati in tutto il mondo (inclusi i 39 presenti nella lista modello dell’Oms dei farmaci essenziali), da utilizzare per ottenere indicazioni basate su prove sull’appropriatezza dell’uso di questi farmaci [10].

La categoria Access include gli antibiotici di scelta per le 25 infezioni più comuni a rischio contenuto di eziologia da microrganismi multiresistenti, caratterizzati da uno spettro di attività ristretto e un buon profilo di efficacia e sicurezza. Questi farmaci dovrebbero essere sempre privilegiati a livello prescrittivo laddove appropriato. Gli antibiotici Watch sono antibiotici che possono avere un ampio spettro, raccomandati come opzioni di prima scelta per i pazienti con manifestazioni cliniche più gravi e/o infezioni causate da patogeni probabilmente resistenti agli antibiotici Access. Alla terza categoria (Reserve) appartiene infine un ristretto numero di farmaci da privilegiare nel trattamento di infezioni da patogeni multiresistenti, un trattamento mirato che dovrebbe essere guidato dai risultati microbiologici e dall’antibiogramma, un’ultima risorsa dove altri antibiotici abbiano fallito, e un impiego prevalente in ambito ospedaliero dove è più frequente la circolazione di patogeni multi-resistenti. Tutti gli antibiotici appartenenti alle 3 categorie dovrebbero essere sempre disponibili ad un prezzo accessibile e avere una qualità certificata. La guida si basa sulla classificazione AWaRe e sulle liste modello sia per i bambini sia per gli adulti, ottimizzando la quantità e la qualità della prescrizione di antibiotici e concentrandosi sul miglioramento dell’uso degli antibiotici Access a spettro ristretto, riducendo l’uso eccessivo degli antibiotici orali Watch e, laddove appropriato, incoraggiando la cura sintomatica senza trattamento antibiotico. L’Oms ha fissato l’obiettivo che almeno il 60 per cento dell’uso complessivo di antibiotici a livello nazionale dovrebbe provenire dal gruppo Access entro il 2023, per contenere l’aumento della resistenza e rendere l’uso degli antibiotici più sicuro ed efficace. Target considerato “prudente”, al punto che potrebbe essere riconsiderato in futuro.


[10] The WHO AWaRe (Access, Watch, Reserve) antibiotic book. Geneva: World Health Organization; 2022.

5. Ricerca e sviluppo

Se i nuovi antibiotici sono indubbiamente importanti per superare specifici profili di resistenza complessa, devono però essere accettate le sfide associate allo sviluppo e all’accesso al mercato di tali risorse. I trial che informano il processo regolatorio raramente danno informazioni utili alla clinica. Gli studi di non-inferiorità spesso con un controllo attivo sono condotti su pazienti che dovrebbero avere un’infezione grave ma in cui talvolta il problema della resistenza è assente o è limitato a un sottogruppo. Inoltre, l’efficacia è spesso valutata in infezioni dell’addome o della pelle, mentre nella pratica clinica le maggiori necessità riguardano polmoniti e sepsi. Per queste ragioni, l’utilità clinica dei trial regolatori è modesta in quanto non forniscono elementi per determinare l’utilità del nuovo antibiotico nei pazienti veri. Ancora da un punto di vista clinico e regolatorio, vanno considerate le difficoltà di sviluppo clinico, correlate a molteplici fattori quali la carenza di comparatori attivi nei confronti dei patogeni multiresistenti e la difficoltà di arruolare in un trial clinico una popolazione gravemente malata, nonché la difficoltà di arruolare in questo setting coorti grandi ed omogenee di pazienti tali da supportare un’analisi statistica significativa dell’efficacia dell’antibiotico, in tempi ragionevoli. Dal punto di vista prettamente economico, invece, il ritorno sugli investimenti per le imprese produttrici in nuovi antibiotici risulta limitato se si considerano i necessari sforzi di controllo e contenimento delle prescrizioni da parte delle autorità sanitarie pubbliche, che ne limitano attivamente l’uso al fine di rallentare l’emergere di resistenza e preservarne l’utilità. Inoltre, i nuovi antibiotici indirizzati al trattamento delle infezioni resistenti con limitate opzioni di cura sono classificati dall’Oms come “Reserve”, dunque sono per definizione destinati ad un impiego come last resort option in quei casi in cui altri antibiotici non siano indicati sulla base dei risultati microbiologici e dell’antibiogramma. Ciò, a differenza di quello che accade nelle altre aree terapeutiche, riduce ulteriormente e permanentemente la popolazione in cui possono essere impiegati.

Tali ostacoli stanno condizionando lo sviluppo e la commercializzazione di nuovi antibiotici e hanno indotto la maggior parte dei player farmaceutici a uscire dal settore per concentrare il loro impegno di ricerca su aree terapeutiche come l’oncologia o le malattie rare, dove i profitti sono legati a grandi volumi di vendita certi e prolungati nel tempo e/o a prezzi più elevati e quindi più sostenibili e prevedibili. L’innovazione nel campo degli antibiotici, dunque, non genera il ritorno economico sufficiente per compensare gli ingenti investimenti necessari. Ad oggi, oltre il 95 per cento degli antibiotici in fase di sviluppo è studiato da piccole aziende e il loro percorso verso la redditività è lungo e costellato di sfide.

La scoperta di nuovi farmaci antibatterici con attività contro i batteri multi-drug resistant (Mdr) è molto impegnativa a causa della difficoltà di progettare prodotti con proprietà fisico-chimiche adeguate (che portano a proprietà farmacocinetiche/farmacodinamiche desiderabili) e profili di tossicità accettabili [11,12]. Un documento recentemente prodotto dall’Oms [13] ha sintetizzato nella Figura 1 la probabilità di successo dei trattamenti antibatterici nelle diverse fasi di sviluppo. Gli autori sottolineano come i trattamenti antibatterici falliti non abbiano alcun valore residuo e costituiscano un investimento a fondo perduto. I trattamenti che hanno avuto successo passano alla fase successiva e alla fine vengono immessi sul mercato.
Probabilità di successo dei trattamenti/diagnostici antibatterici nelle diverse fasi di sviluppo

Nel 2017, l’Oms ha pubblicato la sua prima lista di “patogeni prioritari” resistenti agli antibiotici, un catalogo di 12 specie di batteri che rappresentano la più grande minaccia per la salute umana. L’elenco è stato redatto nel tentativo di guidare e promuovere la R&S di nuovi antibiotici mirati a questo elenco di patogeni e con lo scopo di spronare i governi a mettere in atto politiche che incentivino la scienza di base e la R&S avanzati sia da parte delle agenzie finanziate con fondi pubblici sia del settore privato che investono nella scoperta di nuovi antibiotici. L’elenco è diviso in tre categorie (critici, ad alta e media priorità) in base a: mortalità correlata, oneri sanitari, resistenza, facilità di diffusione e disponibilità di terapie efficaci [14].

Anche la Commissione europea all’interno della sua recente (aprile 2023) proposta di riforma delle regole che riguardano l’intero settore del farmaco ha inserito delle raccomandazioni specifiche per mitigare la resistenza antimicrobica. Questo pacchetto di attività e regole oggi comprende misure che si rifanno all’approccio “One Health”, sostenendo analoghe strategie nel mondo umano, animale e vegetale, quindi nella cura delle malattie umane, nella cura delle malattie veterinarie, nella zootecnica e nell’agricoltura. La proposta sostiene l’uso prudente degli antimicrobici raccomandando obiettivi concreti e misurabili per ridurne l’uso e promuovere livelli elevati di prevenzione delle infezioni, in particolare in ambiente ospedaliero, e di controllo nel campo della sanità umana. L’obiettivo è quello di migliorare inoltre la consapevolezza del pubblico, l’istruzione e la formazione dei professionisti coinvolti e promuove la cooperazione tra i portatori di interessi di tutti i settori pertinenti. Gli obiettivi raccomandati, elaborati con il sostegno dell’Ecdc, tengono conto delle situazioni nazionali (diversità di livelli di consumo di antimicrobici e di diffusione dei principali patogeni resistenti nei vari Stati membri) e consentiranno di monitorare meglio i progressi che saranno realizzati nei prossimi anni.

La proposta di raccomandazione del Consiglio darà anche impulso ai piani d’azione nazionali One Health sulla resistenza antimicrobica, promuoverà la ricerca e innovazione, potenzierà la sorveglianza e il monitoraggio del consumo di antimicrobici e della resistenza antimicrobica, rafforzerà le azioni globali, contribuirà all’elaborazione di un incentivo finanziario Ue multi-paese per migliorare l’accesso agli antimicrobici e incentiverà lo sviluppo di altre contromisure mediche per combattere la resistenza antimicrobica, come i vaccini e la diagnostica rapida [15].

Si sostiene che senza incentivi e strumenti di finanziamento ad hoc capaci di incoraggiare gli investimenti privati nell’innovazione nel campo degli antibiotici, il futuro della salute globale sia molto preoccupante. Possono essere necessari 20 anni o più perché un nuovo antibiotico possa diventare redditizio, e anche in quel caso, il potenziale di profitto è a rischio perché più un antibiotico viene utilizzato, meno diventa efficace e la resistenza batterica aumenta. È un assioma ormai consolidato: gli antibiotici devono essere usati con parsimonia per ridurre la probabilità di resistenza e devono essere prescritti solo per i pazienti che ne hanno veramente bisogno.


[11] Rex JH, Outterson K. Antibacterial R&D at a crossroads: we’ve pushed as hard as we can… now we need to start pulling!. Clin Infect Dis 2021;73:e4451-3.
[12] Dheman N, Mahoney N, Cox EM, et al. An analysis of antibacterial drug development trends in the United States, 1980–2019. Clin Infect Dis 2021;73:e4444-50.
[13] World health organization. A financial model for an impact investment fund for the development of antibacterial treatments and diagnostics. Geneva: Who, 2020.
[14] World Health Organization. WHO publishes list of bacteria for which new antibiotics are urgently needed. World Health Organization. Disponibile su: https://www.who.int/news/item/27-02-2017-who-publishes-list-of-bacteria-for-which-new-antibiotics-are-urgently-needed [ultimo accesso 1 febbraio 2024].
[15] Consiglio Unione Europea. Raccomandazione del Consiglio sul potenziamento delle azioni dell’UE per combattere la resistenza antimicrobica con un approccio “One Health”. 12 Giugno 2023.

6. In conclusione

Recentemente, un tavolo multidisciplinare promosso da Farmindustria al quale sono state invitate società scientifiche ed esponenti dell’associazionismo civico ha prodotto un documento che propone 14 principali raccomandazioni suddivise in tre macro-categorie: ruolo della prevenzione vaccinale come strumento di contrasto alla resistenza antimicrobica; valore, accesso e innovazione dei nuovi antibiotici contro le resistenze batteriche; appropriatezza d’uso degli antibiotici [16].

In particolare, il documento chiede di riconsiderare la metodologia di valutazione dei nuovi antibiotici, auspicando “una prospettiva più ampia e l’analisi di scenari ed evidenze oltre a quelle necessarie per le attuali richieste di registrazione”; l’utilizzo di indicatori per misurare l’innovatività dei nuovi prodotti “modulando la metodologia Grade a seconda delle specificità dei nuovi antibiotici tenendo conto anche della capacità di contrastare efficacemente con meccanismi innovativi i principali meccanismi di resistenza batterica”; “l’identificazione delle modalità di rimborso che garantiscano agli sviluppatori un ritorno economico tale da aumentare e mantenere nel tempo gli investimenti in ricerca e sviluppo in quest’area”.

Rispetto l’ultimo dei tre punti, sappiamo che – affinché lo sviluppo di nuovi antibiotici sia sostenibile e redditizio – sono allo studio dei modelli di finanziamento che prevedono che il ritorno finanziario prescinda almeno in parte dal volume delle vendite.

Gli incentivi push si concentrano sul pagamento della ricerca e sviluppo di antibiotici, mentre gli incentivi pull si concentrano sulla fornitura di entrate future certe per prodotti approvati (Figura 2). È ampiamente riconosciuto che sia un tipo di incentivo sia l’altro possano essere necessari per stimolare lo sviluppo di nuovi antibiotici.

Timeline degli incentivi push e pull nelle diverse fasi di sviluppo dei farmaci.

Come illustra un recente studio di Gotham et al. pubblicato sulla rivista Health policy [17], in nazioni come Francia, Germania e Stati Uniti gli interventi attuati si concentrano sulla concessione di deroghe ai meccanismi di contenimento dei costi per consentire prezzi più elevati per alcuni antibatterici.

La Francia ha infatti adottato alcuni meccanismi di tutela, quali la garanzia di un prezzo non inferiore al più basso tra i Paesi benchmark, anche nel caso in cui l’antibiotico dimostri beneficio terapeutico aggiunto «minore» (Asmr IV) rispetto alle opzioni terapeutiche esistenti e l’esclusione dal pagamento del payback per alcuni antibatterici considerati “orfani”.

Negli Stati Uniti, ad alcuni antibatterici vengono concessi anni aggiuntivi di protezione dalla concorrenza dei generici (esclusività) e una revisione normativa più rapida.

La legislazione approvata in Germania nel 2020 esenta gli antibatterici “Reserve” dal normale processo di Hta simile a quello concesso ai farmaci orfani, ciò comporta l’esenzione automatica dall’essere inclusi nei gruppi di riferimento interni per i prezzi e un processo di revisione del rimborso accelerato dopo l’approvazione dell’Ema. Inoltre, il Governo tedesco ha in cantiere una legge che prevede la possibilità per gli antibiotici “Reserve” di non essere più sottoposti ai negoziati sui prezzi prescritti dalla legge ed inoltre, per quelli già in commercio, di potere mantenere il prezzo vigente al momento dell’entrata in vigore della nuova legge, senza andare incontro a future rinegoziazioni.

Il Regno Unito sta sperimentando un modello – noto anche come “delinked pull model” [18] – che prevede la garanzia di una tariffa annuale fissa congrua indipendentemente dai volumi di farmaco impiegati nello stesso periodo per i produttori di antibiotici che soddisfano determinati criteri – clinici e non clinici. Il NICE ha infatti adottato un nuovo specifico framework di valutazione Hta per la valutazione del valore degli antimicrobici e le conseguenti decisioni di rimborso che tenta di incorporare le “esternalità positive” associate agli antibiotici e ai benefici indiretti che questi hanno sull’intera società.

La Svezia sta sperimentando un modello che offre ai produttori di antibatterici selezionati la garanzia di un ricavo minimo annuale all’azienda farmaceutica in cambio della garanzia di supply per gli antibiotici ad alto valore clinico (i.e. attività nei confronti dei patogeni “a priorità critica” per l’Oms). Nel caso in cui i ricavi delle vendite superino il livello garantito annualmente, l’impresa riceve comunque un 10 per cento in più dell’importo per soddisfare la disponibilità.

[16] Farmindustria. Raccomandazioni per una strategia efficace contro la resistenza antimicrobica, giugno 2022. Disponibile su: https://www.farmindustria.it/app/uploads/2022/07/Raccomandazioni-contrasto-AMR.pdf [ultimo accesso 1 febbraio 2024].
[17] Gotham D, Moja L, van der Heijden M, et al. Reimbursement models to tackle market failures for antimicrobials: approaches taken in France, Germany, Sweden, the United Kingdom, and the United States. Health Policy 2021;125:296-306.
[18] Outterson K, Rex JH. Global pull incentives for better antibacterials: the UK leads the way. Appl Health Econ Health Policy 2023;21:361-4.

Interrogativi aperti

L’Italia dovrebbe unirsi ad altri paesi europei offrendo un sostegno e regole omogenee. Il mercato di Francia, Germania, Italia se separato ha poche possibilità di offrire alla parte industriale un progetto attrattivo. Tra gli interrogativi aperti:

  1. Come sollecitare il sostegno politico forte e duraturo e impegni governativi per promuovere la R&S e aiutare i produttori a superare le barriere economiche, scientifiche e tecniche?
  2. È possibile immaginare nuovi percorsi di sviluppo per i prodotti antibatterici non tradizionali attraverso diversi processi di produzione, sperimentazione clinica e approvazione?
  3. Come implementare modelli di ricerca e sviluppo che migliorino le attuali dinamiche di mercato, con particolare attenzione allo sviluppo e all’approvazione di trattamenti antibatterici realmente innovativi e clinicamente differenziati?
  4. Come superare le difficoltà nel disegno di studi ottimali e nella selezione di popolazioni target appropriate?
  5. È opportuno riconsiderare i requisiti dei trial registrativi, gli endpoint e le popolazioni in studio con Mdr?
  6. È possibile pensare a soluzioni regolatorie nazionali (o addirittura “locali”) per un problema globale di sanità pubblica?
  7. Potrebbe essere necessaria una diversa metodologia di valutazione Hta – che includa dimensioni spesso non catturate, come le “esternalità positive” associate alla mancata trasmissione di una patologia – per valutare il valore dei nuovi antibiotici?
  8. Può essere opportuna una Amr designation da parte delle agenzie regolatorie come avvenuto per i farmaci orfani?
  9. È opportuno introdurre sistemi di negoziazione dei prezzi e delle altre condizioni negoziali specifici per gli antibiotici, che rendano meno stringenti le regole attuali?