Rarità IntervisteL'ultima parola

Oro, tra abbondanza e rarità

L’ultima parola sull’oro in quanto elemento raro e prezioso.

Intervista a Salvatore Rossi

Direttore generale della Banca d’Italia, presidente dell’Istituto sulla vigilanza sulle assicurazioni

By Giugno 2018Luglio 31st, 2020No Comments

 

Fonte: Rossi S. Oro. Milano: il Mulino, 2018.

 

L’oro è raro”, lei scrive avvicinandosi alla centesima pagina del suo libro Oro (Il Mulino, 2018). Ma, nella prima parte dello stesso tascabile, sottolinea come la parola sia spesso associata alla abbondanza, oltre che alla felicità. Al contrario di quanto accade in medicina – una cosa rara è spesso negletta – in economia la rarità è preziosa?
In economia la rarità è sempre preziosa. Soprattutto se la cosa rara è anche bella e desiderata, come l’oro. Ma l’oro è stato oggetto di brama di possesso più ancora di quanto la sua rarità e bellezza giustificassero. Gli esseri umani hanno sempre pensato che l’oro avesse un valore crescente nel tempo, che fosse un rifugio per i propri averi. Quindi è stato accumulato, soprattutto dai ricchi, ed è diventato simbolo di quell’abbondanza che solo la ricchezza può dare. Simbolo positivo, ma anche negativo, così come la ricchezza può essere ammirata o detestata.

Nella parte centrale del suo saggio, lei si sofferma sulle indagini della Banca d’Italia sui redditi e la ricchezza delle famiglie italiane, “una delle migliori indagini al mondo su questo tema”. Distingue tra la raccolta di dati sulla ricchezza e dati sul reddito: i secondi sono più facili da ottenere, mentre i primi sono rari. È per questo che le politiche economiche finiscono per concentrarsi soprattutto sui secondi?
Sì, la ricchezza di una persona o di un’impresa, cioè l’accumulo di tutti i guadagni realizzati nel corso del tempo o ereditati, è ovviamente cosa diversa dai redditi che anno dopo anno o mese dopo mese l’hanno generata. I secondi sono stati misurati meglio e più diffusamente dalle statistiche moderne. I primi sono oggetto di stime approssimative e saltuarie. Il dibattito politico sulla distribuzione fra i cittadini delle risorse materiali fa riferimento normalmente ai loro guadagni annui, non ai loro patrimoni. Ovviamente c’è un nesso fra i due concetti, ma non c’è una corrispondenza sempre perfetta. Io posso avere ereditato una grande ricchezza ma non lavorare e non guadagnare redditi da lavoro, oppure posso guadagnare molto e sperperare tutto.

L’oro è diventato simbolo di quella abbondanza che solo la ricchezza può dare. Simbolo positivo, ma anche negativo, così come la ricchezza può essere ammirata o detestata.

Una domanda che può interessare particolarmente i nostri lettori. “L’innovazione scientifica e le sue applicazioni tecnologiche (…) possono garantire crescita e occupazione a chi le sappia coltivare o utilizzare”. Per molti economisti, la libertà d’impresa e un’attività regolatoria non stringente sono il volano per la crescita e anche per una migliore equità distributiva perché incrementano la produzione: è d’accordo con questa visione?
Il prodotto interno lordo di un paese e la sua distribuzione possono essere due temi distinti, in sequenza, oppure collegati nel senso che una società più giusta è anche più produttiva. Sono due scuole di pensiero diverse, fra cui i dati disponibili non hanno finora consentito di scegliere a ragion veduta. In teoria, entrambe le affermazioni sono suggestive: prima ingrandiamo la torta e poi pensiamo a come tagliarne le fette; oppure, i cuochi che cucinano la torta sono invogliati a farla più grande se sanno che la sua distribuzione sarà equa. Di sicuro, a ingrandire la torta è innanzitutto l’innovatività e la creatività dei cuochi. Fuor di metafora, la ricerca scientifica e tecnologica, a cominciare da quella medica, è essenziale per sospingere la capacità produttiva di una nazione.

Torniamo all’oro e alla valorizzazione, per così dire, della sua rarità. Qual è la ragione per cui le banche centrali “si beano delle loro riserve” senza immetterle sul mercato?
Premesso che in realtà le banche centrali non se ne beano affatto, sono anzi molto preoccupate dalla responsabilità di custodire le riserve auree, la ragione per cui nessuna banca centrale vende oro se non in piccole quantità è semplice: perché il suo valore scenderebbe e si darebbe al contempo un pessimo segnale al resto del mondo. L’oro è per un paese come l’orologio prezioso del nonno per una famiglia, te lo vendi solo se sei disperato.

Per un paese l’oro è come l’orologio prezioso del nonno per una famiglia: te lo vendi solo se sei disperato.

Infine, una domanda sul personaggio con il quale si apre il suo libro, Vittorio Piovesan. Personaggio di fantasia, ma non tanto, che aveva nella “precisione e dedizione” le proprie principali caratteristiche. Qual è la ragione per la quale funzionari e dirigenti della Banca d’Italia sono generalmente associati a particolari qualità positive, come l’integrità? C’è qualcosa di raro in chi lavora nella Banca centrale italiana?
Io mi auguro proprio di sì, che questa tradizione di competenza unita a integrità continui, come si è tramandata fino a noi.

Rossi S. Oro. Milano: il Mulino, 2018.

L’autore ha disposto che l’intero ricavato del libro sia destinato a Save the Children.

Lascia un commento