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Ce l’ho, ce l’ho, mi manca

Lo strano caso delle figurine dei calciatori diventate preziose, oltre che rare, per motivi diversi.

Rebecca De Fiore

Il Pensiero Scientifico Editore

By Giugno 2018Luglio 31st, 2020No Comments

Quella delle figurine è sempre stata la storia di un rapporto tra adulti e bambini. Nella Parigi della seconda metà dell’ottocento, il grande magazzino Au bon marché regalava ogni giovedì una figurina ai bambini: quel giorno le scuole erano chiuse e la settimana successiva avrebbero chiesto alla mamma di tornare in quel negozio così generoso. Qualcosa di simile fecero anche le diverse marche di sigarette che accoppiavano figurine ai prodotti del tabacco e molte altre industrie come la Liebig, che nel 1872 iniziò a produrre figurine andando avanti per cent’anni. Più che per i suoi dadi da brodo è ricordata per quei cartoncini colorati che milioni di persone collezionavano.

Ogni collezionista è in fin dei conti un cacciatore. Nel caso delle figurine la caccia è a quelle rare. Negli anni trenta del secolo scorso uno dei personaggi più popolari era Il feroce saladino: non un nemico dell’Italia alla ricerca di un ruolo imperiale, ma l’introvabile figurina accoppiata alle stecche di cioccolato della Perugina o alla pasta Buitoni. Come racconta Ermanno Detti nell’Enciclopedia dei ragazzi, il personaggio fu stampato in un numero particolarmente ridotto di copie proprio per alimentare la caccia da parte dei consumatori.

La rarità, nel collezionismo di figurine, non è ben chiaro da cosa dipenda. Nell’autunno del 1963, quella di Pierluigi Pizzaballa era davvero introvabile: negando fosse stata stampata in pochi esemplari, la casa editrice Panini giustificava l’evidenza dicendo che la mancanza di quel calciatore si notava di più, semplicemente perché – essendo il numero 1 dell’Atalanta – era la prima figurina dell’album. Una giustificazione poco credibile perché il fenomeno delle figurine introvabili si ripeteva – e si ripete – ogni anno a prescindere dalla loro posizione nella raccolta. In pochi hanno trovato la figurina del medico portiere del Cesena Lamberto Boranga nella stagione 1975-76 o quella di Totò Schillaci, centroavanti della nazionale italiana nell’album dei Mondiali del 1990.

Altre figurine sono diventate preziose, oltre che rare, per motivi diversi. È il caso, per esempio, di due “figu” dello stesso calciatore, il libero della Juventus Ernesto Castano: nel 1969 fu fotografato a figura intera nello stadio comunale di Torino con la maglia bianconera e la stessa foto fu usata per la raccolta dell’anno successivo, dopo il suo trasferimento al Vicenza. Semplicemente furono colorate di rosso le strisce verticali nere della maglia. Nel 1975, la figurina del bomber genoano Roberto Pruzzo raffigurava il faccione del compagno di squadra Sergio Rossetti: l’editrice Panini se ne accorse e ristampò la figurina corretta, così che di “Pruzzi” continuarono a circolarne due. Realmente introvabile fu un altro centroattacco, Roberto “Bobo” Boninsegna, questa volta della nazionale italiana. Fu convocato per i Mondiali di calcio del 1970 in sostituzione dell’infortunato Pietruzzu Anastasi poco prima dell’inizio del campionato in Messico: ai tempi, la produzione delle figurine richiedeva molte settimane e, ovviamente, Bobo non era tra i calciatori fotografati dalla Panini. Al suo posto sull’album di migliaia di italiani sarebbe restato uno spazio bianco.

La rarità delle figurine non riguarda solo quelle di calciatori, anzi. Nel 2013 una figurina di Honus Wagner, giocatore e poi allenatore di baseball statunitense, è stata messa all’asta e valutata ben 2,8 milioni di dollari. L’immagine è del 1909 ed era sui pacchetti di sigarette della American Tobacco Company. A causa del malcontento del giocatore, che non voleva invogliare col suo volto i ragazzini a fumare, fu bloccata la produzione dopo la stampa di appena un centinaio di esemplari. Oggi in circolazione sembrerebbero essercene solo qualche decina e una di queste è addirittura esposta, come opera d’arte, al Metropolitan museum of art di New York.

Internet non annulla la rarità, ma forse la rende più governabile. E non solo se parliamo di figurine.

La rarità è dunque il prodotto di un insieme di circostanze, alcune oggettive e altre che sono invece soggettive o il risultato del contesto. Oggi le figurine “introvabili” per i bambini del secolo scorso quasi non esistono più: si trovano su eBay o su siti specializzati, anche se a cifre da capogiro. Internet non annulla la rarità, ma forse la rende più governabile. E non solo se parliamo di figurine.

Bibliografia
Detti E. Figurine. Treccani Enciclopedia dei ragazzi, 2005.

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