L’acqua in cui nuotiamo

Un elemento invisibile che determina la nostra salute e le nostre opportunità

Luca De Fiore

amministratore delegato de Il Pensiero Scientifico Editore.

By Settembre 2026Nessun commento
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C’è una storiella, ormai diventata quasi un luogo comune, che David Foster Wallace raccontò nel 2005 ai neolaureati del Kenyon College. Due pesci giovani incrociano un pesce anziano, che li saluta chiedendo: “Come va l’acqua?”. I due proseguono a nuotare, finché uno chiede all’altro: “Cosa diavolo è l’acqua?”. Insomma: le realtà più ovvie sono spesso le più difficili da vedere, proprio perché ci siamo immersi dentro fin dalla nascita.

L’ambiente, il contesto in cui viviamo, è la nostra acqua. Lo diamo per scontato, raramente ci fermiamo per ragionare, tranne forse quando entriamo in macchina e vediamo il termometro a 40 gradi. Eppure è quasi sempre lui – più delle nostre scelte individuali, più del nostro talento – a determinare quanto lontano possiamo arrivare.

Prendiamo un esempio che a prima vista sembra lontanissimo da questo approfondimento di Forward e dalla salute pubblica: il calcio. Alla Coppa del mondo di calcio 2026, tra i giocatori scesi in campo, novantanove erano nati e cresciuti in Francia. Di questi, solo ventitré indossavano la maglia della nazionale francese; gli altri settantasei giocavano per altri Paesi. È un dato che due epidemiologi americani, Sandro Galea e Mohammed Abba-Aji, hanno usato per raccontare qualcosa che va ben oltre lo sport. Come mai la Francia produce così tanti calciatori di livello mondiale? Non certo per una superiorità genetica dei francesi. La risposta sta in un sistema – scuole, infrastrutture pubbliche, accesso diffuso ai campi e disponibilità di allenatori – che permette a un numero enorme di bambini, indipendentemente dal reddito della famiglia, di essere visti, allenati e poi, eventualmente, selezionati. Negli Stati Uniti, raccontano Galea e Abba-Aji, il percorso d’élite giovanile costa fino a 15.000 dollari l’anno a bambino: il risultato è che il Paese pesca i suoi talenti calcistici solo nel quintile più ricco della popolazione, perdendo sistematicamente contro chi pesca ovunque [1].

Abbiamo mai pensato che lo stesso identico meccanismo – opportunità distribuite (o negate) in base alla capacità di pagare – è quello che produce, ogni giorno, le disuguaglianze di salute? Un bambino la cui miopia o difficoltà di apprendimento vengono intercettate in tempo da un ambulatorio scolastico ben organizzato ha molte possibilità in più di crescere sano. Una famiglia che vive vicino a un parco, a una fermata dell’autobus, a una pediatra di base ha una possibilità in più di non ammalarsi, prima ancora della possibilità di essere curato o seguito con successo.

È qui che si inserisce il tema di questo numero di Forward: investire non significa solo costruire ospedali o finanziare farmaci innovativi. Significa, prima ancora, costruire le condizioni – spesso invisibili, quasi mai spettacolari – che permettono alle persone di esprimere il proprio potenziale, di salute come di talento.

Costruire le condizioni – spesso invisibili, quasi mai spettacolari – che permettono alle persone di esprimere il proprio potenziale, di salute come di talento.

Pensiamo per esempio a quanto può essere importante quella che viene comunemente definita “una città dei 15 minuti”, dove scuola, lavoro, negozi e servizi sanitari sono raggiungibili in un quarto d’ora a piedi o in bicicletta. Non è un vezzo urbanistico da rivista patinata e, infatti, Forward ne ha già parlato: per una famiglia a basso reddito, per una donna sola con figli, per un anziano che non guida più, significa recuperare ore di vita, ridurre lo stress, veder crescere il tempo a propria disposizione per fare qualcosa che a loro piace, avere accesso reale e non solo teorico ai servizi. Pensiamo a quanto può essere importante un quartiere con piste ciclabili sicure e spazi verdi a portata di mano in un’epoca in cui la crisi climatica è già, a tutti gli effetti, una crisi sanitaria: se ne occupa in questo numero Paola Michelozzi (a pagina 6), che ci ricorda quanto la mitigazione del cambiamento climatico sia oggi una delle forme più concrete e convenienti anche dal punto di vista economico – ma nonostante questo più trascurate — di prevenzione primaria [2].

La mitigazione del cambiamento climatico è oggi una delle forme più concrete e convenienti anche dal punto di vista economico – ma nonostante questo più trascurate — di prevenzione primaria.

Ma l’ambiente che ci facilita, o ci ostacola, non è fatto solo di strade, alberi e distanze. È fatto anche di parole, di informazioni, di fiducia, di coscienza critica. Carla Ancona, in questo stesso numero (a pagina 15), racconta perché promuovere una reale consapevolezza scientifica nella popolazione generale è un investimento sanitario a tutti gli effetti: una cittadinanza capace di orientarsi tra evidenze e disinformazione è una cittadinanza più libera di scegliere e più sana [3]. E la salute delle persone dipende anche da chi, dall’altra parte, quelle informazioni le trasmette: il medico. Fabio Consorti apre in queste pagine una riflessione che si potrebbe riassumere così: se cambia il mondo in cui i futuri medici dovranno lavorare, non può non cambiare il modo in cui li formiamo (a pagina 18) [4]. Anche la formazione, in fondo, è un ambiente, il contesto in cui si costruisce, per anni, la competenza di chi poi avrà in mano la nostra salute.

Una cittadinanza capace di orientarsi tra evidenze e disinformazione è una cittadinanza più libera di scegliere e più sana.

C’è un filo che lega tutte queste storie e le altre raccolte in queste pagine, solo apparentemente distanti: prevenzione ambientale, urbanistica, alfabetizzazione scientifica, formazione medica, personale infermieristico, vaccinazioni, tutela dell’infanzia. Il filo è che pochi o nessuno degli interventi su queste cose ha effetti visibili nell’immediato. I piccoli alberi piantati nelle vie di Roma cresceranno col tempo e gli effetti dei parchi giochi inaugurati nelle periferie li vedremo tra mesi. Allo stesso modo, le nuove modalità di formazione universitaria o la valorizzazione dei professionisti del nursing non prevedono tagli di nastro da immortalare su Instagram. Eppure sono proprio questi interventi silenziosi, distribuiti nel tempo e nello spazio, a determinare chi arriverà a settant’anni in buona salute e chi no, chi diventerà un bravo giocatore di calcio e chi non avrà neanche potuto provarci.

La vera domanda, di fronte alle disuguaglianze di salute, non è “perché quella persona non ce l’ha fatta?”, ma “quali condizioni le abbiamo — o non le abbiamo — messo a disposizione?”.

Abbiamo mai pensato che la vera domanda, di fronte alle disuguaglianze di salute, non è “perché quella persona non ce l’ha fatta?”, ma “quali condizioni le abbiamo — o non le abbiamo — messo a disposizione?”. È la stessa domanda che Galea e Abba-Aji si pongono guardando il tabellone dei marcatori del Mondiale, ed è la domanda che percorre, in filigrana, tutti gli articoli di questo numero di Forward.

Come i due pesci di Wallace, rischiamo di non accorgerci mai dell’acqua in cui nuotiamo, fin tanto che qualcuno non ce lo fa notare o finché nuotare in quest’acqua diventa impossibile. Investire nell’ambiente e nel contesto che ci circonda – fisico, sociale, informativo, formativo – non è un lusso da rimandare a tempi migliori. È, semplicemente, la condizione perché le nostre figlie o le nostre nipoti possano vivere una vita degna d’essere vissuta.

Investire nell’ambiente e nel contesto che ci circonda – fisico, sociale, informativo, formativo – non è un lusso da rimandare a tempi migliori. È, semplicemente, la condizione perché le nostre figlie o le nostre nipoti possano vivere una vita degna d’essere vissuta.

Bibliografia
1. Galea S, Abba-Aji M. On soccer, the World cup, and the water we swim in. The healthiest goldfish, 18 luglio 2026.
2. Michelozzi P. Crisi climatica, adattamento e mitigazione: i costi dell’inazione. Recenti Prog Med 2026;Suppl Forward42;S6-S7.
3. Ancona C. Quanto rende un festival popolare come ScienzaPop? Recenti Prog Med 2026;Suppl Forward42;S15.
4. Consorti F. La formazione medica nel tempo della complessità: la sfida di un nuovo umanesimo. Recenti Prog Med 2026;Suppl Forward42;S18-S19.