Il Dipartimento di epidemiologia (Dep) del Servizio sanitario regionale del Lazio nasce nel 1979 come Osservatorio epidemiologico regionale. All’inizio era una piccola struttura in cui lavoravano una decina di giovani professionisti tra medici, statistici e personale amministrativo. Grazie alla visione e alle intuizioni di quel gruppo originario, si è sviluppata una realtà di ricerca epidemiologica che nel tempo ha abbracciato varie tematiche: dall’epidemiologia ambientale e clinica alla valutazione degli esiti dell’assistenza e alla farmacoepidemiologia, integrando professionisti da diversi settori biomedici. Oggi, dopo 40 anni, il Dep rappresenta una delle più importanti strutture di epidemiologia del Servizio sanitario nazionale, nonché un punto di riferimento nazionale e internazionale.
Orientiamo le nostre attività di ricerca alla promozione di una sanità pubblica, equa e sostenibile. Sosteniamo interventi mirati al rispetto dell’ambiente e alla riduzione dei fattori di rischio per la salute.
L’epidemiologia non è solo una disciplina scientifica: è un ambito di ricerca dinamico che si occupa della salute delle popolazioni. I ricercatori del Dep provengono da percorsi eterogenei: medicina, biologia, statistica, matematica, informatica e psicologia. Nella pratica quotidiana, l’epidemiologia si intreccia con altre discipline tecniche come l’ingegneria – ad esempio per lo studio dei modelli di dispersione degli inquinanti – e utilizza modelli matematici o metodi di analisi mutuati dalle scienze economiche.
Questa integrazione multidisciplinare offre opportunità di collaborazione innovative, ampliando le prospettive professionali e arricchendo le competenze degli epidemiologi.
L’autonomia culturale e operativa sono principi che ispirano le nostre attività di ricerca e su cui si basano le regole che disciplinano le collaborazioni con altri enti e istituzioni.
Una caratteristica distintiva del Dep è la capacità di offrire opportunità di formazione a giovani laureati. La strategia di investire sui giovani attraverso borse di studio e formazione all’estero si è rivelata vincente fin dagli esordi. Il percorso formativo del personale comprende la partecipazione a corsi avanzati, come la Eepe (Field epidemiology summer school) di Firenze, e a master presso centri d’eccellenza quali l’Università di Torino, la Scuola di igiene e medicina tropicale di Londra (Lshtm), l’Erasmus MC di Rotterdam e il Karolinska institute in Svezia. Il Dep svolge inoltre un ruolo formativo attivo organizzando corsi propri (come il programma “Ambiente e Salute 2025”) e collaborando con diverse università in master e corsi di formazione manageriale.
Grazie a progetti finanziati principalmente dal Pnrr (come il bando “Salute, ambiente, biodiversità e clima – Pnc”), tra il 2023 e il 2026 sono stati attivati diversi dottorati di ricerca in ambito biomedico. Questa novità, unita all’ingresso di numerosi medici specializzandi in igiene, ha portato una nuova ondata di giovani laureati. La sfida per i ricercatori senior è stata quella di creare programmi di mentorship capaci di guidare i giovani attraverso esperienze pratiche e opportunità di networking. Il tirocinio al Dep è un’esperienza formativa che può essere cruciale nella propria professione e permette di passare dalla teoria universitaria alla pratica della sanità pubblica. Lungo questo percorso, i futuri professionisti imparano a leggere i fenomeni sanitari attraverso i dati, acquisendo strumenti statistici per interpretare tendenze complesse e valutare l’associazione tra fattori di rischio ed esiti di salute.
Collaborare per noi significa mettere a disposizione le proprie capacità individuali, non solo per realizzare al meglio le nostre attività, ma anche per trasmettere le proprie competenze e apprendere dagli altri.
La sfida è anche quella di aprirsi a un confronto intergenerazionale, creando sinergie che connettano saperi ed esperienze diverse per favorire l’innovazione. In questo contesto, il networking diventa fondamentale per formare professionisti del futuro e metterli in grado di supportare l’assistenza sanitaria contribuendo a migliorare efficienza, qualità delle cure ed equità di accesso.
Sentirsi parte di una comunità di ricerca non è solo una questione di identità professionale, ma un pilastro metodologico.
Lavorare in un team multidisciplinare non significa solo “collaborare”, ma integrare linguaggi e metodologie differenti per risolvere problemi di salute complessi. I ricercatori del Dep sono oggi proiettati verso nuove sfide tecnologiche. L’intelligenza artificiale e il machine learning consentono oggi di analizzare enormi set di dati eterogenei (cartelle cliniche, dati genomici, dispositivi indossabili, social media) per prevedere esiti sanitari e ottimizzare i percorsi di cura. L’uso di strumenti di intelligenza artificiale – quali la creazione di digital twins (gemelli digitali) di popolazioni o città – rappresenta una svolta per simulare scenari complessi, come per esempio la gestione di nuove epidemie o di emergenze ambientali.
Nei nostri studi rendiamo espliciti tutti i criteri e le procedure adottate in tutte le fasi, dal finanziamento all’interpretazione e comunicazione dei risultati.
La comunicazione rappresenta un aspetto cruciale del nostro lavoro e negli anni la collaborazione con il Pensiero Scientifico Editore è stata strategica per colmare il divario tra evidenze scientifiche e informazione pubblica, migliorando la comunicazione sulla salute; una partnership che si concretizza attraverso la produzione di contenuti basati su prove di efficacia, destinati sia agli operatori sanitari che alla cittadinanza.
Promuoviamo la crescita delle conoscenze e dell’esperienza del personale, con l’integrazione delle specifiche competenze e lo sviluppo del senso di appartenenza.
Infine, la promozione di valori condivisi e di un’etica lavorativa solida ha creato e continua a costituire un legame profondo tra le persone che lavorano al Dep. Rafforzare il senso di appartenenza e stimolare i ricercatori a sentirsi parte di una comunità che condivide una visione per la promozione della salute è da sempre una priorità di questa struttura, dove la ricerca non si limita a studiare malattie e rischi, ma punta a fornire ai decisori le prove scientifiche necessarie per orientare la sanità pubblica verso il superamento dei divari sociale e la tutela dell’equità.

