Il potenziale formativo della lettura condivisa

C’è una dimensione della lettura che le statistiche faticano a raccontare

Chiara Faggiolani

professoressa associata di Biblioteconomia e direttrice di Biblab, Sapienza università di Roma

By Luglio 2026Luglio 28th, 2026Nessun commento
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C’è una dimensione della lettura che le statistiche faticano a raccontare: quella che prende forma quando le storie diventano strumento di costruzione di comunità. Un fenomeno che interpella anche il mondo della salute, perché chiama in causa il ruolo delle relazioni sociali, della partecipazione attiva e di come queste incidano sul benessere collettivo. Una questione di salute pubblica.

Quando si parla di lettura, il dibattito pubblico tende a partire da una constatazione ormai ricorrente: gli italiani leggono poco. I dati vengono analizzati, confrontati nel tempo, utilizzati per descrivere una progressiva disaffezione verso i libri. Una prospettiva legittima, ma insufficiente se l’obiettivo è comprendere che cosa stia realmente accadendo intorno alle pratiche di lettura. Le statistiche misurano quanti sono i lettori e quanti libri vengono letti ma non sempre riescono a cogliere ciò che la lettura produce nelle vite delle persone e nelle relazioni sociali. Non raccontano, per esempio, le esperienze di chi utilizza il libro come strumento per contrastare la solitudine o lavorare sulla rigenerazione urbana. Si chiama impatto.

Per osservare questi fenomeni è necessario cambiare punto di vista: passare dall’attenzione esclusiva ai comportamenti individuali alla comprensione delle dinamiche collettive che la lettura può generare. Significa interrogarsi non solo su chi legge e quanto legge, ma su ciò che accade quando le persone condividono storie, tempo e spazi di confronto. In questa prospettiva assume un significato particolare il concetto di comunità. Una comunità non è semplicemente un insieme di persone che convivono nello stesso luogo, ma un contesto in cui si sviluppano relazioni reciproche, scambi e pratiche di collaborazione che producono valore condiviso.

Gruppi di lettura, biblioteche di condominio, librerie associative, rituali di lettura ad alta voce, biblioteche viventi, bookcrossing e iniziative nate spontaneamente ai bordi della filiera editoriale mostrano come un gesto che nasce intimo e individuale possa trasformarsi in un’esperienza collettiva. Non si tratta di un fenomeno del tutto nuovo: già negli anni Cinquanta esperienze promosse da figure come Angela Zucconi, Giulio Einaudi e Adriano Olivetti avevano intuito il potenziale dei libri come strumenti di partecipazione e sviluppo sociale. Oggi quella intuizione riemerge in forme diverse e diffuse. Una recente mappatura dei gruppi di lettura promossa dall’Associazione degli editori indipendenti e dal Cepell, che ho realizzato con Biblab – Laboratorio di biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche della Sapienza che dirigo –ha mostrato che la partecipazione ai gruppi di lettura riguarda ben un cittadino su 200, un lettore su 80 e un utente di biblioteche su 20. Non è una moda ma l’espressione di una esigenza intima e profonda che ha molto a che vedere con il ritmo del nostro tempo.

È qui che emerge il potenziale trasformativo della lettura.

Questa dimensione appare particolarmente rilevante se osservata dal punto di vista della salute. Da tempo sappiamo che il benessere delle persone non dipende esclusivamente dall’assistenza sanitaria o dalle condizioni biologiche individuali. I determinanti sociali influenzano in modo significativo le opportunità di vita, la qualità delle relazioni e gli esiti di salute. Anche l’accesso alla cultura e la partecipazione culturale fanno parte di questo quadro. Le esperienze che utilizzano la lettura come strumento di connessione sociale possono quindi essere considerate risorse di benessere, perché intervengono su dimensioni fondamentali della vita delle persone: le relazioni, il senso di appartenenza e la possibilità di sentirsi parte di una rete sociale.

Non è un caso che questi temi trovino oggi crescente attenzione anche nei luoghi della cura. La malattia modifica spesso il rapporto con il tempo e può accentuare condizioni di fragilità e solitudine. In questi contesti, la condivisione di storie valorizza intensamente la dimensione umana che accompagna ogni esperienza di cura. La diffusione della medicina narrativa testimonia questa esigenza di affiancare alla dimensione clinica una maggiore attenzione alle storie delle persone.

Le comunità della lettura esistono e funzionano. Per essere valorizzate come risorse di salute e benessere devono però essere rese visibili, studiate e raccontate.

Guardare alla lettura attraverso questa lente significa superare una rappresentazione esclusivamente quantitativa del fenomeno. Non si tratta di negare l’importanza dei dati o di sottovalutare le difficoltà che caratterizzano il panorama italiano, ma di affiancare a quella prospettiva un’altra domanda: quali trasformazioni sociali diventano possibili quando la lettura esce dalla sfera privata e diventa esperienza condivisa?

Le comunità della lettura esistono, funzionano e producono effetti. Per essere valorizzate come risorse di salute e benessere devono però essere rese visibili, misurate e studiate con strumenti adeguati. Devono essere raccontate.

 

Chiara Faggiolani
Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza
Roma-Bari: Laterza, 2025.