Farmacia, comunità, servizi

Un nuovo spazio per la cura tra bisogni reali e vuoti istituzionali

Paolo Zanini

Farmacista, titolare dal 1990 della farmacia di Mezzocorona (Trento)

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Da bambino giocavo per ore con le casette di legno costruendo sul tappeto dei paesini in cui ciascuno dei miei  fratelli o degli amici faceva un lavoro: c’era l’ufficio postale,  la scuola, l’officina, il negozio di alimentari, la chiesa e la  farmacia. Gli uffici postali sono quasi scomparsi, le officine e gli alimentari si sono trasferiti nelle periferie, le chiese sono sempre meno  frequentate: scuole e farmacie sono gli ultimi presidi della comunità  presenti nel vicinato. La farmacia come punto di riferimento non è  mai stata messa in discussione.

Le persone entrano in farmacia per  cercare non solo dei beni, ma un accesso  facile e una persona competente per  ragionare di problemi di salute.

Ce ne sono di buone, di meno buone, ma in ogni caso le persone  entrano in farmacia per cercare non solo dei beni, ma un accesso facile (sulla strada, senza appuntamenti) e una persona competente per  ragionare di problemi di salute.

Quello che poi succede in una farmacia quando il farmacista o la  farmacista, visto che è una professione prevalentemente femminile, si  permette di fare delle domande, è l’apertura di un mondo. Le storie  che si scoperchiano in farmacia quando si approfondisce un qualsiasi  problema di salute sono le storie della vita delle persone, la loro biografia e quella della loro famiglia, di cui spesso in farmacia si conoscono aspetti non detti e le vicende di più di una generazione, le  difficoltà pratiche, le presenze e le frequenti assenze nel loro contesto  sociale, i limiti dei servizi pubblici, le gioie e le tristezze, i cambiamenti in corso.

Le storie che si scoperchiano in farmacia  quando si approfondisce un qualsiasi  problema di salute sono le storie della  vita delle persone.

In tutto questo movimento, nella continua trasformazione, la farmacia trova quotidianamente degli spazi nuovi, e questo non è sempre un buon segno: al di là dei ruoli che i farmacisti (considerati “tuttologi” dai clienti) si sentono di assumere, le richieste sono sempre  più ampie. Le carenze nella relazione con il medico e in particolare con qualsiasi tipo di specialista, le difficoltà con l’accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale, i tempi di attesa inaccettabilmente lunghi per tante prestazioni, stanno lasciando libere delle aree  nuove.

La farmacia si trova nella situazione di poter riempire gli spazi che altri professionisti o altre organizzazioni trascurano.

Di fatto la farmacia si trova nella situazione di poter riempire gli  spazi che altri professionisti o altre organizzazioni trascurano. Questo  è molto triste: è il segno tangibile della crisi che la politica ha voluto  creare nell’organizzazione del welfare rincorrendo slogan di cui raramente i cittadini hanno capito le conseguenze.

Che questo possa essere anche un buon business non è cosa chiara:  da un lato, ai tempi del covid, ci siamo accorti della dimensione dei  margini di guadagno nella medicina privata, molto ampi e quindi  molto interessanti per gli imprenditori e per i politici che li affiancano; dall’altro, ad oggi, ci sono poche esperienze di accordi economici  tra le rappresentanze delle farmacie e il Servizio sanitario nazionale.  La maggior parte delle prestazioni che le farmacie mettono in campo  ad oggi sono quindi a carico del cliente e non generano margini di  guadagno consistenti.

Questa è l’area dell’ipotetica e non ben definita “farmacia dei servizi”, un bello slogan ancora tutto da riempire di contenuti. La teoria,  nei testi ufficiali, è questa: la farmacia dei servizi è un modello evoluto di farmacia territoriale che, oltre alla dispensazione del farmaco, offre prestazioni sanitarie di primo e secondo livello, integrandosi nel Servizio sanitario nazionale. Mira ad alleggerire il carico su  ospedali e medici di medicina generale offrendo screening, vaccinazioni, telemedicina e monitoraggio delle terapie croniche, avvicinando la sanità al cittadino.

Le farmacie dei servizi, disciplinate in particolare dal decreto legislativo n. 153/2009 e successivi decreti, offrono:

  • autoanalisi e test rapidi: glicemia, colesterolo, trigliceridi, emoglobina glicata, test urine,
  • telemedicina: elettrocardiogramma, holter pressorio e cardiaco, spirometria,
  • servizi infermieristici: iniezioni, medicazioni, misurazione della pressione,
  • prevenzione e screening: campagne per il tumore del colon-retto, test per celiachia, intolleranze o allergie,
  • vaccinazioni antinfluenzali e anti-sars-cov-2,
  • prenotazione di esami e visite (Cup), ritiro referti.

Cosa sappiamo fare bene di tutto questo? Cosa invece serve solo  per scaricare sul privato quello che il pubblico ha deciso che non  vuole fare? Probabilmente è bene aspettare un po’ di tempo per vedere come si sviluppano le esperienze in corso.

Dove c’è bisogno di contattare le persone o monitorare i pazienti che  normalmente vengono in farmacia, sicuramente abbiamo degli spazi  interessanti, lì siamo bravi. Dove il fattore prossimità è un elemento  chiave, ci siamo. Le analisi che possono essere utili per affrontare un  colloquio in farmacia con più informazioni certamente sono uno strumento positivo: se parliamo di stili di vita siamo nel nostro territorio.

Dove c’è bisogno di contattare le persone  o monitorare i pazienti che normalmente  vengono in farmacia, lì siamo bravi. Dove  il fattore prossimità è un elemento chiave,  ci siamo.

Altre prestazioni che per essere interpretate o affrontate hanno bisogno di professionalità specifiche probabilmente sono invece fuori  luogo, a meno che non ci sia un’urgenza come talvolta accade. Ma le  case della salute e i medici di medicina generale, con un minimo di  organizzazione e buona volontà, potrebbero fare meglio e alleggerire  per davvero la pressione sui pronto soccorso e sulla specialistica attraverso una migliore qualità diagnostica.

In ogni caso la connessione col Servizio sanitario nazionale, che  non dobbiamo dimenticare mai quanto è prezioso perché universalistico e quasi gratuito per i malati, è la chiave indispensabile per rendere qualsiasi servizio uno strumento davvero utile. Tutto quello che  la farmacia fa deve essere a disposizione del paziente e rintracciabile  facilmente sul fascicolo sanitario elettronico da parte dei medici: qui  la regionalizzazione della sanità è ancora una difficoltà.

Molte volte la realtà spinge le professioni  su strade che mai avrebbero immaginato.

Stiamo a vedere quindi: molte volte la realtà spinge le professioni  su strade che mai avrebbero immaginato. Un po’ di fantasia, un po’  più di ascolto delle esigenze delle persone, un po’ di coraggio, un  confronto aperto tra farmacisti e medici, una formazione continua  efficace e una generosa semplificazione normativa potrebbero essere  gli ingredienti per una buona farmacia dei servizi.