Dove la comunità non arriva

La solitudine come fattore di rischio per la salute?

Alessandro Rosa

Statistico, Dipartimento di epidemiologia, Ssr Lazio Asl Roma 1

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L’isolamento sociale è definito come la “mancanza oggettiva o la limitata estensione dei contatti sociali con altre persone” [1]. Si tratta di una condizione che si contraddistingue non solo da ridotta presenza di legami sociali noti (familiari o amici), ma anche dalla scarsa varietà di interconnessioni “deboli” (il/la barista, il/la collega, il/la vicino/a) comunque ritenute, nell’ambito della network theory, essenziali per il benessere psicofisico dell’individuo [2].

In ambito di ricerca, l’isolamento viene anche valutato considerando aspetti strutturali della vita di un individuo, tra cui il numero di legami stretti all’interno di “comunità” nate per vari motivi come per esempio club, gruppi religiosi. Il concetto di legami e intensità degli stessi è formalmente un fenomeno misurabile attraverso lo strumento della network analysis [3] che permetterebbe, se i dati fossero raccolti adeguatamente, di individuare soggetti “periferici” (figura 1) (e potenzialmente a rischio di isolamento) e comunità formate da individui appunto interconnessi, il tutto all’interno dell’ecosistema/contenitore “società”, nell’accezione più classica del termine [4].

In letteratura [1] si evidenzia però una distinzione tra isolamento sociale e solitudine, per cui l’isolamento è una metrica strutturale/quantitativa che si manifesta in una reale assenza di connessioni; la solitudine, invece, è una percezione “qualitativa” e riguarda la discrepanza soggettiva e spesso dolorosa tra relazioni desiderate e quelle effettive; tale sensazione può manifestarsi anche in presenza di legami forti e di molteplici interazioni (il cosiddetto sentirsi “soli in mezzo alla folla”).

grafico di una network analysis in cui vi sono alcune comunità, composte da soggetti interconnessi, e altre singole unità con pochi legami

Figura 1. Gemini_Generated_Image. Prompt: “Costruisci il grafico di una network analysis in cui vi sono alcune comunità, composte da soggetti interconnessi, e altre singole unità con pochi legami”.

Queste due condizioni potrebbero però essere interconnesse: l’isolamento sociale prolungato o il ritiro fisico da una comunità di cui prima si faceva parte aumenta in modo drastico le probabilità di sviluppare un senso di solitudine, talvolta in maniera cronica. La solitudine (quando non è frutto di una precisa scelta personale) può rappresentare un fattore di rischio per la salute?

Come noto, la pandemia di covid-19 ha acceso i riflettori su questo processo già presente nelle società moderne, sempre più iperconnesse dal punto di vista digitale ma isolate dal punto di vista affettivo. Le misure di distanziamento [6], la quarantena e l’annullamento delle attività comunitarie rese necessarie hanno avuto ripercussioni in termini di salute pubblica nel lungo termine [6]. L’interesse per questa tematica è pertanto ampliato negli ultimi anni, indagando la solitudine non più come mero stato emotivo, ma come un vero e proprio fattore di impatto sulla morbilità e sulla mortalità (da qui l’espressione “pandemia della solitudine”).

Negli ultimi anni, sono emerse stime interessanti attraverso una survey sulla prevalenza della solitudine “persistente” a livello europeo [7]. Altrove si sottolinea come l’isolamento rappresenti un determinante critico [8]: tale condizione risulta associata a un aumentato rischio di demenza, di insorgenza di patologie coronariche, ictus e mortalità generale; l’isolamento correla con ansia e depressione e l’impatto sulla salute della persona sembrerebbe paragonabile al fumo di 15 sigarette al giorno.

L’auspicio pertanto di questo contributo è che si arrivi, nell’ambito della programmazione sanitaria e dell’epidemiologia di servizio, ad ampliare la visione dell’isolamento e della solitudine del singolo cittadino/paziente a tema di salute collective e sociale, in una logica di sistema interconnesso e solidale. La possibile misurazione di un fenomeno tanto fluido, silenzioso quanto prioritario rappresenta senza dubbio una grande sfida metodologica.

Bibliografia
1. Donovan NJ, Blazer D. Social isolation and loneliness in older adults review and commentary of a national academies report. Am Geriatr Psychiatry 2020;28:1233-44.
2. Granovetter MS. The strength of weak ties. AJS 1973;78:1360-80.
3. Borgatti SP, Everett MG. Models of core/periphery structures. Soc Networks 2000;21:375-95.
4. Tönnies F. Gemeinschaft und Gesellschaft. In: Studien zu Gemeinschaft und Gesellschaft. Wiesbaden (Germania): Springer Fachmedien Wiesbaden GmbH, 2012.
5. Primack BA, Shensa A, Sidani JE, et al. Social media use and perceived social isolation among young adults in the US. Am J Prev Med 2017;53:1-8.
6. Galea S, Merchant RM, Lurie N. The mental health consequences of covid 19 and physical distancing the need for prevention and early intervention. JAMA Intern Med 2020;180:817-8.
7. European Commission. Loneliness prevalence in the EU, 2022.
8. Office of the surgeon general. Our epidemic of loneliness and isolation: the US surgeon general’s advisory on the healing effects of social connection and community. Washington (DC): US Department of health and human services, 2023.