Molti di noi, pensando al periodo universitario, legano quegli anni al gruppo di colleghi, agli amici e al compagno di studio fisso con cui hanno preparato gli esami e diviso gli appunti. La rete di persone che si costruisce in quegli anni regge tanto lo studio quanto tutto il resto.
Insieme, banalmente, si va avanti meglio. Oggi, però, quella rete non si ferma più al corridoio del proprio ateneo.
Il concetto di comunità di pratica, del resto, non è nuovo in ambito scientifico: una comunità è definita come un gruppo di persone che condivide un interesse, un problema o una passione comune per un determinato argomento e che migliora le proprie competenze interagendo regolarmente. Con l’avvento di internet e dei social network le comunità sono diventate community e hanno smesso di coincidere con un luogo fisico. Oggi la parola indica spesso una rete di persone che online si incontrano e condividono interessi e idee. Sono comunità più grandi, più facili da raggiungere, più democratiche e, forse, più vere.
Oggi la parola “comunità” indica spesso una rete di persone che online si incontrano e condividono interessi e idee.
Il ruolo delle community ha trovato anche una validazione scientifica. Alcuni autori hanno dimostrato come queste facilitino l’apprendimento: i membri interagiscono, condividono conoscenze, collaborano per risolvere problemi o creare nuova conoscenza, e nel farlo sviluppano un’identità condivisa. Al centro di queste comunità di pratica c’è il peer learning, i cui benefici sono ben documentati: il supporto tra pari, il feedback che fa crescere competenza e fiducia, meno stress e ansia.
Questi aspetti diventano interessanti soprattutto in gruppi di futuri professionisti, ancora studenti. Da qui il nostro esperimento: usare le community per la formazione medica.
Abbiamo scoperto quanto valgano.
La comunità che conta davvero adesso non sta più tra quattro mura.
Nel 2021, pur provenendo da contesti molto diversi (Università di Trento, Sapienza università di Roma, Università di Pisa), abbiamo messo in piedi OpenAccessMedicine, una community nata per avvicinare gli studenti alla ricerca biomedica e per far circolare idee, aggiornamenti scientifici, progetti, eventi e occasioni di tirocinio all’estero. Senza una community online non ci saremmo mai incontrati. E invece è andata così, e da anni portiamo avanti una collaborazione e amicizia fatta di molti punti in comune.
Per una generazione di studenti questo ha una conseguenza importante: la comunità che conta davvero adesso non sta più tra quattro mura.
La formazione medica potrebbe andare oltre i confini delle istituzioni.
E non siamo certo gli unici. C’è chi lo fa da molto prima e molto più in grande: il Sism (Segretariato italiano studenti in medicina) è una rete nazionale che da anni, con gli scambi clinici, manda gli studenti in reparto dall’altra parte d’Italia o del mondo, e li fa crescere con progetti di sensibilizzazione e formazione complementare. Accanto a questo c’è MoreMED, il Congresso nazionale degli studenti di medicina, uno spazio indipendente e parallelo, costruito dagli studenti, dove si presenta la propria ricerca, si condividono progetti e si incontrano colleghi che altrimenti resterebbero nomi su un programma.
In pratica una parte della nostra formazione la stiamo scrivendo noi e c’è posto per chiunque voglia aggiungere la propria riga.
È qui che la community smette di essere un dettaglio e diventa una questione rilevante. Fino ad ora, infatti, l’ateneo in cui ci si trovava a studiare ha contato molto più di quanto si fosse disposti ad ammettere. Ad oggi, community ben strutturate e accessibili potrebbero ridurre questo divario geografico e istituzionale e dare le stesse possibilità di crescita ovunque ci si trovi a studiare.
È questa la cosa che ci entusiasma. La formazione medica potrebbe andare oltre i confini delle istituzioni. Uno studente di Pisa può imparare da un gruppo di ricerca di Trento, confrontarsi con colleghi dell’Università di Napoli, scoprire un congresso che non sapeva esistesse, trovare i compagni giusti per un tirocinio all’estero. Opportunità che spesso da soli si trovano a malapena, nella community diventano a portata di mano.
E la parte migliore è chi la sta costruendo: gli studenti stessi. In pratica una parte della nostra formazione la stiamo scrivendo noi e c’è posto per chiunque voglia aggiungere la propria riga.

