Mettere i pazienti al centro

E ripensare il modello farmaceutico

Intervista a Viviana Ruggieri

External Relations, Market Access & Regulatory Director, Servier Group Italia

Cosa significa concretamente “costruire il futuro del pharma” in Italia?

Partirei da due elementi che caratterizzano la nostra azienda: l’indipendenza e la governance affidata ad una fondazione no profit. Questo permette una visione di lungo periodo, che incentiva gli investimenti in ricerca e innovazione senza essere ossessionati dal risultato trimestrale. Essere governati da una fondazione significa che non abbiamo azionisti da remunerare nel breve periodo. Il valore creato viene reinvestito nell’azienda, soprattutto in ricerca e sviluppo, e nei progetti di impatto sociale. Questo ci consente di prendere le nostre decisioni con un orizzonte temporale di anni, non di trimestri.

Segue questa logica anche la scelta di impegnarsi lì dove è difficile andare, ovvero nelle malattie rare di natura neurologica che colpiscono in particolare i bambini, un’area che rappresenterà il terzo pilastro del Gruppo nel prossimo futuro.

In Italia, ad oggi, questo si accompagna a due priorità: garantire ai pazienti un accesso tempestivo a soluzioni terapeutiche innovative in cardiologia e oncologia, in particolare per quelle patologie orfane di terapia, e contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale attraverso una migliore aderenza alle cure nelle malattie croniche. Il tutto in una cornice che rafforzi il ruolo delle aziende come partner del sistema salute, non solo come fornitori di prodotti farmaceutici.

Concretamente, in quali azioni si traduce questa partnership? 

Per esempio, nel coinvolgimento dei pazienti fin dalla fase di progettazione anche per studi clinici complessi, in programmi creati per sostenerli nel loro percorso di cura o in innumerevoli iniziative di formazione per i clinici che non generano un ritorno immediato, ma che rafforzano il sistema nel lungo termine. È un ruolo che chiede responsabilità, perché obbliga le aziende a dimostrare ogni giorno che è possibile cooperare alla produzione di valore per i pazienti, per il Servizio sanitario nazionale e per le comunità in cui si opera.

L’Italia – penso per esempio alla qualità della sua rete oncologica e dei centri di ricerca estremamente avanzati in entrambi gli ambiti in cui operiamo – è un Paese che potrebbe tornare a essere molto importante per lo sviluppo clinico e per l’accesso tempestivo alle nuove terapie, in particolare nell’ambito dell’oncologia di precisione. Questo si traduce in tre grandi linee: collaborazioni di ricerca e studi clinici con Irccs e centri universitari; partnership con società scientifiche e associazioni di pazienti per progetti di formazione, prevenzione primaria e incremento dell’aderenza alle terapie; e, sempre di più, alleanze con startup digitali e aziende tech per sviluppare soluzioni e-health che accompagnino il paziente lungo tutto il percorso di cura.

È importante disegnare il percorso del paziente dall’insorgenza dei sintomi fino alla gestione a lungo termine della malattia.

A questo proposito, c’è sempre maggiore interesse per il cosiddetto “patient’s journey”: come vivono questo cambiamento le aziende del farmaco?

Quando pensiamo a un farmaco o a un programma di supporto, è sempre più necessario non tenere in considerazione solo i dati clinici o le logiche di accesso al mercato: occorre partire dalla vita reale delle persone che ne dovrebbero beneficiare. Questo vuol dire chiedersi: quali sono i passaggi del loro percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale? Quali ostacoli incontrano per accedere alla terapia? Chi li accompagna – familiari, caregiver, associazioni – e quali informazioni mancano lungo la strada? Solo se comprendiamo questa traiettoria, possiamo definire il corretto ruolo della terapia all’interno del percorso di cura, garantire la corretta presa in carico del paziente nell’intero percorso e costruire servizi che non si limitano alla prescrizione, ma la rendono realmente accessibile e sostenibile nel tempo.

È importante disegnare il percorso del paziente dall’insorgenza dei sintomi fino alla gestione a lungo termine della malattia. Mappare chi incontra – medico di famiglia, specialisti, team infermieristico, farma­cista ospedaliero e di comunità, sempre più rilevante in questo senso il ruolo della farmacia dei servizi e se il paziente possiede un’assicura­zione privata o meno – e individuare in quale punto emergono criticità: le liste di attesa e il conseguente ritardo nella diagnosi o nel follow-up, l’accesso tempestivo alle terapie nonché il monitoraggio dell’appro­priatezza nel tempo, la paura degli effetti collaterali e l’impatto sull’a­derenza, e infine la qualità della comunicazione medico-paziente che, evitando informazioni frammentate e incomplete, permette al paziente di essere parte attiva e responsabile del suo percorso di cura.

Su questa base si può capire dove un trattamento può fare davvero la differenza e quali servizi vanno costruiti intorno: supporto per l’accesso, materiali informativi, strumenti digitali, assistenza nella gestione delle pratiche assicurative.

In pratica, usare il percorso assistenziale per assicurarsi che il “posto” del farmaco nella terapia non sia solo teorico, ma allineato a ciò che il paziente vive ogni giorno.

Il futuro del pharma sarà sempre più data-driven: servono persone che comprendano la complessità clinica e anche il linguaggio dei dati, dell’Ia, delle piattaforme digitali.

Come si relaziona un’azienda come la vostra con l’intelligenza artificiale?

A livello globale molte aziende – e tra queste Servier – hanno già avviato partnership importanti con realtà specializzate in intelligenza artificiale (Ia) per accelerare l’identificazione di nuovi target e la selezione dei pazienti più adatti a specifiche terapie. Questo significa soprattutto due cose: da un lato, partecipare a studi che utilizzano dataset complessi e strumenti di analisi avanzata; dall’altro, lavorare con i centri per migliorare la qualità e l’interoperabilità dei dati che provengono dal mondo reale, i cosiddetti real world data. L’Ia non sostituisce il medico, ma può aiutarlo a prendere decisioni più informate, a patto che i dati siano robusti, rappresentativi e utilizzati in modo etico.

Altro aspetto importante dell’applicazione dell’Ia al mondo pharma è la gestione delle segnalazioni di farmacovigilanza. I social media sono ormai una fonte importantissima di raccolta dati e il supporto dell’Ia diventerà strategico per raccogliere segnali, che altrimenti resterebbero inascoltati. Il futuro del pharma sarà sempre più data-driven: servono persone che comprendano la complessità clinica ma anche il linguaggio dei dati, dell’Ia, delle piattaforme digitali. Stiamo investendo molto in formazione interna e in percorsi di sviluppo che integrano competenze scientifiche, tecnologiche e manageriali.

Come azienda vogliamo essere anche un luogo attrattivo per i giovani talenti: ci stiamo aprendo maggiormente a collaborazioni con università e master, a percorsi di stage e a forme di lavoro più flessibili. L’obiettivo è costruire team multidisciplinari e cross-funzionali, in cui le competenze mediche, di data scientist, di accesso al mercato e istituzionali siano poste al servizio di una visione più ampia, solution focused rispetto ad una specifica problematica.

Il futuro del pharma passa anche dalla sostenibilità ambientale e sociale. Come si declina l’impegno di Servier in Italia su questi temi?

La nostra visione parla esplicitamente di impatto non solo sui pazienti ma anche sul pianeta. A livello di azienda abbiamo definito obiettivi chiari di riduzione delle emissioni e di efficientamento energetico nei siti produttivi e di ricerca, così come iniziative per la gestione responsabile dei rifiuti e dell’acqua.

In Italia stiamo lavorando per allinearci a questi obiettivi, investendo in efficienza energetica, mobilità aziendale più sostenibile e progetti di responsabilità sociale sul territorio, in particolare in ambito prevenzione cardiovascolare e supporto alle comunità locali. La sostenibilità, per noi, è parte integrante della strategia, non un capitolo a parte del bilancio.

Consapevoli dell’importanza della sostenibilità ambientale e sociale, stiamo portando avanti un serio programma di sensibilizzazione verso tutti i dipendenti con progetti di impatto ambientale e un percorso formativo anche verso tutti i nostri partner commerciali. Per noi la sensibilizzazione sui temi ambientali non è solo top-down, ma un percorso da fare insieme favorendo a tutti i livelli lo scambio di idee e best practice.

Non da ultimo, ci impegniamo a sostenere quelle organizzazioni che vanno incontro ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie. Un esempio su tutte è il recente supporto fornito a Dynamo Camp, un’importante realtà del terzo settore che dell’iniziativa solidale “Sorriso è cura” ha fatto uno strumento estremamente efficace per i bambini, adolescenti e famiglie che affrontano ogni giorno la malattia e la disabilità.