L’innovazione cambia forma

Come l'intelligenza artificiale sta ridefinendo il ruolo dei clinici per costruire una sanità più equa

Intervista a Nicola Panzeri

Responsabile Regulatory Affairs di Roche Italia

By Febbraio 2026Marzo 10th, 2026Nessun commento

Come l’intelligenza artificiale cambierà il rapporto con i medici prescrittori?

L’Intelligenza artificiale (Ia) non è destinata a sostituire il medico, ma ad affiancarlo, potenziandone le capacità decisionali. È altamente probabile che la relazione medico/paziente diventi più fluida: basata su dati, con strumenti di supporto aggiornati e con maggior velocità di risposta. Tutti elementi che contribuiranno a ridurre gli errori e a migliorare l’appropriatezza prescrittiva.

La chiave di volta sarà un’integrazione completa e consapevole. L’Ia dovrà inserirsi senza frizioni nei flussi di lavoro clinici esistenti, dialogando con le cartelle elettroniche per interpretarne il significato e fornire informazioni chiare e facilmente spiegabili. Il medico, dal canto suo, dovrà imparare a utilizzarla correttamente, mantenendo il proprio pensiero critico e la propria esperienza come punti fermi. Solo in questo modo l’Ia sarà percepita come un alleato e non come un vincolo alla libertà di scelta. La fiducia dei medici si consoliderà dimostrando che l’Ia è in grado di far risparmiare tempo, migliorare la qualità delle decisioni e, soprattutto, restituire spazio alla relazione umana con il paziente.

Il ruolo dei medici sarà inoltre amplificato nel processo di “popolazione” dei dati all’interno dei modelli di Ia e nella selezione dei corretti quesiti scientifici, che andranno a formare le future linee guida cliniche.

La crescente privatizzazione della sanità e il maggior controllo dei payers cambieranno il finanziamento dell’innovazione?

Sì, ma si tratterà di un’evoluzione, non di una minaccia. A prescindere dall’area geografica, i payers stanno indirizzando i sistemi sanitari verso un modello di pay-for-value, dove la spesa deve generare un ritorno concreto in termini di esiti clinici. Affrontato con saggezza e rispetto, questo cambiamento può diventare un acceleratore, non un freno, per l’innovazione.

Le aziende farmaceutiche hanno oggi la conoscenza e la motivazione per andare oltre la semplice ricerca di farmaci, creando soluzioni integrate dove la componente terapeutica e quella digitale si fondono in un’unica proposta di valore. L’Ia, in questo contesto, può supportare la generazione di dati real-world solidi, essenziali per dimostrare l’efficacia e la sostenibilità economica, abilitando al contempo nuovi modelli di partnership con i payers, anche attraverso negoziazioni basate direttamente sugli esiti clinici. In questo scenario, l’innovazione non si arresta, ma cambia forma, diventando misurabile e condivisa.

Affinché l’Ia possa effettuare calcoli previsionali utili alla valutazione, è indispensabile disporre di fonti dati ampie e certificate. Per questo motivo, la condivisione dei dati tra enti privati e pubblici è fondamentale e non può essere limitata da approcci isolati o da una mancata volontà di condividere le informazioni.

Il cambiamento demografico influirà sulla strategia di sviluppo delle aziende?

Senza dubbio. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche impongono di ripensare il modo in cui vengono progettate terapie e servizi. Le aziende dovranno sviluppare soluzioni che accompagnino il paziente lungo l’intero percorso di cura, con un’attenzione particolare alla semplicità d’uso e all’inclusività.

Formulazioni più flessibili, dispositivi digitali intuitivi e programmi di monitoraggio remoto, supportati dall’Ia, potranno prevenire complicanze e ottimizzare l’aderenza. La sfida è integrare questi elementi fin dalla fase di ricerca e sviluppo, in modo che il farmaco non sia più solo un prodotto, ma parte di un ecosistema terapeutico ideato per garantire una migliore qualità della vita, maggiore autonomia e prossimità delle cure per una popolazione sempre più fragile e connessa.

L’obiettivo non è solo migliorare l’aderenza, ma trasformare la cura in un’esperienza più umana e personalizzata.

Quali servizi a valore aggiunto, supportati dall’Ia, possiamo offrire in ospedale per migliorare l’aderenza terapeutica e gli esiti clinici?

Grazie all’Ia, oggi possiamo immaginare reti ospedaliere e di medicina di base capaci di anticipare i bisogni del paziente, anziché limitarsi a inseguirli. Parliamo di sistemi predittivi in grado di identificare chi è a rischio di interrompere la terapia, reminder intelligenti che si adattano ai comportamenti individuali e caregiver virtuali che spiegano i trattamenti e monitorano i parametri vitali in tempo reale.

L’obiettivo non è solo migliorare l’aderenza, ma trasformare la cura in un’esperienza più umana e personalizzata. Un’Ia ben progettata aiuta i clinici a concentrarsi sui casi più complessi, riducendo le ri-ospedalizzazioni e migliorando gli outcome. Il vero valore aggiunto non è la tecnologia in sé, ma la sua capacità di potenziare l’empatia e l’efficacia del sistema sanitario. Questo sarà reso possibile dall’integrazione e dalla condivisione dei dati tra ospedale e territorio, condizione necessaria per valutare il paziente nella sua totalità come persona.

La trasparenza sarà la chiave della fiducia e la fiducia sarà la chiave per un’innovazione condivisa, che apra la porta a un accesso sostenibile, egualitario e tempestivo.

Quali saranno le aspettative dei pazienti e come dovremo comunicare il valore del farmaco in un contesto di terapia sempre più integrata e digitale?

I pazienti si aspettano, giustamente, semplicità, trasparenza e ascolto. Non cercano più solo un farmaco efficace, ma una soluzione che li accompagni, li informi e li rassicuri. Vogliono trasparenza sull’uso dei loro dati, desiderano essere parte attiva del percorso terapeutico e si fidano delle tecnologie solo se percepiscono un beneficio reale nella vita di tutti i giorni.

Per questo, è fondamentale cambiare il modo di comunicare il valore. Non basterà più parlare di efficacia clinica: dovremo tradurre il valore in storie vere, mostrare evidenze concrete e spiegare con chiarezza come l’Ia e i servizi digitali migliorano l’esperienza di cura. La trasparenza sarà la chiave della fiducia e la fiducia sarà la chiave per un’innovazione condivisa, che apra la porta a un accesso sostenibile, egualitario e tempestivo.

Il medico, con il supporto dell’Ia e degli strumenti digitali, potrà aiutare il paziente a comprendere le corrette aspettative riguardo alla patologia e alle cure, favorendo quindi l’aderenza. In fondo, la trasformazione digitale in sanità è una rivoluzione di linguaggio e di relazione, prima ancora che un semplice avanzamento tecnologico.

L’Ia è già una realtà. Possiamo temerla e subirla, oppure comprenderla e trasformarla in opportunità. Spetta a noi costruire ponti di fiducia tra tecnologia, medici, pazienti e industria. Se sapremo farlo con responsabilità e visione, l’Ia diventerà il motore silenzioso di una sanità più equa, personalizzata e, soprattutto, umana.