Il futuro della cura: più umani grazie alle macchine

La cura digitale sarà una strada da percorrere

Luigi De Angelis

Presidente e socio fondatore della Società italiana intelligenza artificiale in medicina

Domani saremo una società più anziana, più fragile, segnata dalla presenza crescente delle malattie croniche. E allo stesso tempo, sempre più rifiuteremo l’idea di essere confinati in reparti sovraffollati, inadatti alla gestione delle molte comorbilità e lontani dalla vita reale. Cercheremo strade nuove per restare nei nostri spazi, nei nostri affetti. La cura digitale sarà una di queste strade.

Già oggi, quando un dubbio ci assale nel cuore della notte oppure quando il nostro medico di riferimento è troppo impegnato per rispondere, cerchiamo un riscontro immediato. Lo facciamo affidandoci a strumenti di intelligenza artificiale generativa ormai a portata di mano di chiunque, ma ancora generalisti e inclini, soprattutto in ambito sanitario, a produrre allucinazioni potenzialmente pericolose, spesso mascherate da un tono rassicurante ed empatico. Domani questo cambierà.

Avremo strumenti più adeguati, allineati per essere usati in ambito sanitario, auspicabilmente integrati con il nostro sistema sanitario e capaci di fornire risposte non solo testualmente ma anche tramite l’interazione vocale. Questi strumenti saranno co-creati per fornire risposte quando opportuno e per reindirizzare al professionista sanitario i dubbi o le decisioni che non possono essere gestite in autonomia. Verranno sviluppati sistemi basati sull’intelligenza artificiale che possano essere degli alleati prudenti (e non dei sostituti) e filtri intelligenti che aiuteranno a raccogliere dati rispetto ai sintomi e ai dubbi dei pazienti, offrendo un primo orientamento e preparando il terreno all’incontro con i professionisti. Nel frattempo, quasi senza accorgercene, saremo immersi in una rete silenziosa di monitoraggio remoto. Dispositivi medici supportati da strumenti di intelligenza artificiale ci accompagneranno nel sonno, nel movimento, nel respiro; analizzeranno segnali deboli, anticiperanno peggioramenti, suggeriranno interventi precoci. Per i pazienti tutto questo diventerà abitudine, con strumenti di intelligenza artificiale integrati in quasi ogni esame diagnostico.

Ad accorgersi di questo cambiamento saranno soprattutto i professionisti sanitari, che si troveranno a collaborare quotidianamente con sistemi di supporto alle decisioni cliniche: non antagonisti né oracoli infallibili, ma preziosi strumenti con i quali imparare ad interagire.

Il ruolo del medico oggi è spesso quello di una mente sovraccarica di conoscenze cliniche in continuo aggiornamento, gravata da incombenze amministrativo-burocratiche che finiscono per offuscare l’ambizione più nobile: avere un impatto reale sulla salute delle persone. Domani questo lavoro sarà chiamato ad evolvere, mantenendo e potenziando l’esercizio dello spirito critico necessario per prendere con responsabilità le decisioni cliniche in collaborazione con l’intelligenza artificiale, ma rimettendo al centro il rapporto di cura con il paziente.

Nonostante il progresso tecnologico, continueremo ad avere bisogno del conforto derivante dalla relazione umana e dall’alleanza terapeutica che può trovare un ulteriore compagno nell’intelligenza artificiale.

Ci rivolgeremo a professionisti sanitari più consapevoli, finalmente sollevati dall’attuale pressione comunicativa e burocratica grazie a sistemi digitali capaci di intercettare, filtrare e sintetizzare le informazioni che i pazienti affidano all’intelligenza artificiale. Da loro cercheremo chiarezza, supporto, presenza. E sarà proprio questa presenza – fragile, imperfetta, ma profondamente umana – a fare la differenza. Perché, nonostante il progresso tecnologico, continueremo ad avere bisogno del conforto derivante dalla relazione umana e dall’alleanza terapeutica. Alleanza che può trovare un ulteriore compagno nell’intelligenza artificiale, che sicuramente deve essere governata, ma che può rappresentare un’evoluzione senza precedenti nel rapporto di cura.

Il futuro della cura digitale non sostituirà l’umano con le macchine, ma userà le macchine per restituire centralità all’umano. Un mondo in cui il tempo sottratto a incombenze che consumano energie e attenzione potrà essere reinvestito nell’incontro tra persone. Un mondo in cui la fragilità sarà accompagnata, non solo osservata.

Il vero domani della cura digitale è un futuro in cui la tecnologia non allontana ma restituisce il tempo, l’attenzione e la vicinanza necessari a prenderci cura gli uni degli altri.

E forse il vero domani della cura digitale è proprio questo: un futuro in cui la tecnologia non ci allontana, ma ci restituisce il tempo, l’attenzione e la vicinanza necessari a prenderci cura gli uni degli altri. Un futuro in cui l’intelligenza artificiale apre la strada per ripensare alla medicina dalle sue fondamenta, cercando di superare i limiti attuali che oggi la allontanano dal suo scopo più autentico.