Personalizzare le cure

Come integrare sistematicamente la medicina di genere nei percorsi clinici

Intervista a Elena Ortona

Direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere, Istituto superiore di sanità

By Dicembre 2025Gennaio 16th, 2026Nessun commento

Quali ritiene siano le priorità strategiche per tradurre definitivamente la medicina genere-specifica in pratica clinica quotidiana?

Le priorità strategiche consistono nel riconoscere e integrare il sesso e il genere in ogni fase della cura, dalla prevenzione alla gestione della malattia. Fondamentale è introdurre linee guida e pdta specifici per sesso/genere, supportati da strumenti normativi che incentivino l’adozione di percorsi differenziati quando necessario. Sul piano formativo, occorre inserire curricula obbligatori sulla medicina di genere nelle scuole di medicina e nei percorsi di aggiornamento professionale, in modo che i clinici acquisiscano competenze concrete nella valutazione di sintomi e rischi specifici. Sul piano organizzativo, la raccolta di dati disaggregati per sesso e genere nei registri clinici, nei trial e nella farmacovigilanza è essenziale per monitorare l’efficacia degli interventi. L’integrazione di questi strumenti – normativi, formativi e organizzativi – può accelerare il passaggio dalla teoria alla pratica, riducendo ritardi diagnostici e ottimizzando la personalizzazione dei trattamenti nel Servizio sanitario nazionale.

Nella gestione delle malattie croniche, dove le differenze di genere sono evidenti ma spesso trascurate, quale potenziale vede nell’integrazione sistematica dell’approccio di genere?

Le malattie croniche – cardiovascolari, metaboliche, reumatiche, neurologiche – mostrano spesso differenze di espressione clinica e risposta terapeutica tra uomini e donne, che restano sottovalutate. L’integrazione sistematica dell’approccio di genere consente di personalizzare prevenzione, diagnosi e trattamento, migliorando l’aderenza alle terapie e riducendo gli eventi avversi. Permette inoltre di identificare precocemente fattori di rischio specifici, come la suscettibilità femminile a certe complicanze metaboliche o cardiovascolari, e di adattare i protocolli di follow-up. Dal punto di vista del sistema sanitario, questa strategia riduce ospedalizzazioni inutili e trattamenti inefficaci, migliorando l’efficienza e la sostenibilità. In sintesi, la medicina di genere nelle malattie croniche trasforma dati scientifici in strumenti pratici per migliorare la qualità della vita dei/delle pazienti e ottimizzare l’uso delle risorse.

Quali innovazioni scientifiche e metodologiche potrebbero concretamente migliorare gli esiti di salute e la sostenibilità del sistema sanitario?

Le innovazioni chiave riguardano dati, tecnologia e sperimentazione clinica. L’uso di registri clinici e database disaggregati per sesso e genere permette di evidenziare differenze reali e guidare decisioni terapeutiche personalizzate. L’introduzione di trial clinici inclusivi, che valutino efficacia e sicurezza in uomini e donne separatamente, riduce gli effetti avversi prevenibili e ottimizza i dosaggi. Sul piano tecnologico, intelligenza artificiale e modelli predittivi possono integrare informazioni genetiche, biologiche e comportamentali per suggerire trattamenti mirati. Infine, approcci multidisciplinari e sistemi di telemedicina migliorano l’aderenza e il monitoraggio delle malattie croniche, riducendo ricoveri e costi. Complessivamente, queste innovazioni aumentano gli esiti di salute e rendono il sistema sanitario più efficiente, sostenibile e equo.