I prossimi anni dell’oncologia

Innovazione diagnostica, prevenzione e sostenibilità del sistema

Intervista a Massimo Di Maio

Presidente, Associazione Italiana Oncologia Medica - professore ordinario, Oncologia, Università degli Studi di Torino

By Dicembre 2025Gennaio 16th, 2026Nessun commento

Professor Di Maio, come si immagina l’oncologia del domani?

L’oncologia del domani sarà, mi auguro, un’oncologia di maggiore efficacia – lo stiamo già vedendo oggi in realtà –, un’oncologia che garantisce più guarigioni, un’oncologia che garantisce migliore qualità di vita per chi ha un percorso di malattia avanzata e che non può realisticamente ambire alla guarigione. L’oncologia di domani sarà un’oncologia in cui la prevenzione avrà un ruolo sempre maggiore e, chiaramente, avrà un ruolo sempre maggiore – ma lo ha già oggi per alcuni pazienti – l’approccio personalizzato.

Vedo nel prossimo futuro la necessità di garantire l’innovazione diagnostica e terapeutica in maniera tempestiva e ottimale a tutti i pazienti, perché per molti di loro una diagnosi precoce e tempestiva può significare un trattamento mirato, un trattamento personalizzato che dieci o venti anni fa era un concetto “da libri” e non pratica clinica. Oggi è pratica clinica per un buon numero di pazienti oncologici. Noi auspichiamo che lo diventi per la totalità dei pazienti, perché trattamenti personalizzati vogliono dire maggiore efficacia, minore tossicità e quindi anche maggiore sostenibilità del sistema nel suo complesso.

Vedo nel prossimo futuro la necessità di garantire l’innovazione diagnostica e terapeutica in maniera tempestiva e ottimale a tutti i pazienti.

Se un paziente viene a studio e dice “Dottore, ma quando troveremo la cura per il cancro?”, come gli si può rispondere?

La cura per il cancro per i singoli pazienti spesso l’abbiamo già e la possiamo già proporre. Per molti altri ovviamente no, e quindi bisogna evitare messaggi trionfalistici. Non darei una scadenza temporale perché rischiamo di essere smentiti, in positivo o in negativo. Quello che è certo, e io mi sento di dire, è che fra cinque anni sicuramente guariremo molti più pazienti di quelli che guariamo oggi.