Professor Di Maio, come si immagina l’oncologia del domani?
L’oncologia del domani sarà, mi auguro, un’oncologia di maggiore efficacia – lo stiamo già vedendo oggi in realtà –, un’oncologia che garantisce più guarigioni, un’oncologia che garantisce migliore qualità di vita per chi ha un percorso di malattia avanzata e che non può realisticamente ambire alla guarigione. L’oncologia di domani sarà un’oncologia in cui la prevenzione avrà un ruolo sempre maggiore e, chiaramente, avrà un ruolo sempre maggiore – ma lo ha già oggi per alcuni pazienti – l’approccio personalizzato.
Vedo nel prossimo futuro la necessità di garantire l’innovazione diagnostica e terapeutica in maniera tempestiva e ottimale a tutti i pazienti, perché per molti di loro una diagnosi precoce e tempestiva può significare un trattamento mirato, un trattamento personalizzato che dieci o venti anni fa era un concetto “da libri” e non pratica clinica. Oggi è pratica clinica per un buon numero di pazienti oncologici. Noi auspichiamo che lo diventi per la totalità dei pazienti, perché trattamenti personalizzati vogliono dire maggiore efficacia, minore tossicità e quindi anche maggiore sostenibilità del sistema nel suo complesso.
Vedo nel prossimo futuro la necessità di garantire l’innovazione diagnostica e terapeutica in maniera tempestiva e ottimale a tutti i pazienti.
Se un paziente viene a studio e dice “Dottore, ma quando troveremo la cura per il cancro?”, come gli si può rispondere?
La cura per il cancro per i singoli pazienti spesso l’abbiamo già e la possiamo già proporre. Per molti altri ovviamente no, e quindi bisogna evitare messaggi trionfalistici. Non darei una scadenza temporale perché rischiamo di essere smentiti, in positivo o in negativo. Quello che è certo, e io mi sento di dire, è che fra cinque anni sicuramente guariremo molti più pazienti di quelli che guariamo oggi.

