La parola “domani” ha un peso particolare in oncologia pediatrica: non è un concetto astratto, descrive una popolazione reale che cresce, cambia e chiede di essere vista. I bambini e gli adolescenti che oggi guariscono da un tumore diventano infatti gli adulti di domani, portando con sé bisogni di salute complessi e spesso ancora poco riconosciuti. La loro storia non finisce con la remissione: dopo la cura comincia un capitolo nuovo, ancora privo di mappe solide.
Questo “domani” è stato fotografato con più nitidezza grazie al recente lavoro dei registri tumori italiani. L’aggiornamento sull’incidenza dei tumori pediatrici in Italia (2008-2017) mostra una realtà complessa: 17.322 casi registrati, un tasso standardizzato di 166,8 per milione nei bambini e uno dei valori più alti in Europa [1]. I trend sono complessivamente stabili, ma alcuni tumori – come le neoplasie ossee nei bambini e i carcinomi tiroidei e i melanomi negli adolescenti – sono in aumento. Variazioni geografiche significative, con incidenze più elevate nell’Italia centrale, suggeriscono la necessità di un monitoraggio continuo e di studi più approfonditi sulle possibili differenze ambientali, diagnostiche o organizzative.
A questi dati si affianca l’aggiornamento sulla sopravvivenza (1998-2017), che racconta un progresso rilevante: la sopravvivenza a 5 anni è salita all’85 per cento nei bambini e all’89 per cento negli adolescenti [2]>. Migliorano in particolare le leucemie, molti linfomi, alcuni tumori cerebrali come gli ependimomi e i sarcomi di Ewing. Ma non tutto avanza allo stesso ritmo: i tumori del sistema nervoso centrale restano un punto critico, così come le disuguaglianze tra aree geografiche, soprattutto per alcune neoplasie ad alta complessità.
È in questo scenario che emerge una consapevolezza sempre più chiara: la guarigione non coincide con un ritorno alla normalità biologica. Numerosi studi mostrano che molti sopravvissuti sviluppano precocemente condizioni tipicamente legate all’invecchiamento. L’esposizione a chemioterapia e radioterapia, pur avendo permesso di eliminare le cellule tumorali, ha lasciato un’impronta nelle cellule sane accelerando i processi di invecchiamento biologico [3-5]. Ne deriva una discrepanza tra età cronologica ed età biologica che si traduce in un carico significativo di morbilità e vulnerabilità, e che rende ancora più urgente progettare percorsi di follow-up dedicati.
A rafforzare questa infrastruttura conoscitiva contribuisce il progetto BENCHISTA-Ita [6], il primo esercizio nazionale di valutazione della sopravvivenza per stadio alla diagnosi nei tumori infantili, secondo le Toronto guidelines [7]. Lo stadio, come noto, è uno dei principali determinanti di prognosi e non è una variabile raccolta in modo standardizzato nei registri italiani. BENCHISTA-Ita coinvolge numerosi registri tumori di popolazione, introduce metodologie comuni e prevede anche l’integrazione con registri clinici come quelli dell’Associazione italiana ematologia oncologia pediatrica. L’obiettivo è quello di offrire uno strumento che ci consentirà di leggere meglio dove si genera la disuguaglianza e di intervenire tempestivamente.
Pensare al domani dell’oncologia pediatrica significa costruire percorsi di transizione verso l’età adulta.
Il filo che lega questi lavori è il ruolo decisivo dei Registri Tumori come strumento di sorveglianza. Senza registri di qualità, non potremmo quantificare l’incidenza reale, né misurare il miglioramento delle cure, né capire quali fasce di popolazione restano indietro. Il registro permette di seguire i sopravvissuti al cancro infantile oltre il momento della diagnosi, di documentare gli effetti tardivi delle terapie, l’incidenza di secondi tumori sincroni o una volta raggiunta l’età adulta, di descrivere l’impatto delle nuove strategie di trattamento. È un osservatorio che guarda lontano e che genera evidenze utili alla comunità clinica e alla salute pubblica.
Pensare al domani dell’oncologia pediatrica significa costruire percorsi di transizione verso l’età adulta che non lascino soli i giovani guariti, una volta conclusa la cura. Servono protocolli di follow-up basati sul rischio, servizi multidisciplinari e integrazione tra pediatri, oncologi, medici dell’adulto, psicologi, specialisti della fertilità e professionisti della salute mentale.
Bibliografia
[1] Santelli E, Gatta G, Savoia F, et al. Incidence rates and trends of paediatric cancer in Italy, 2008-2017. Cancer Epidemiol 2025;99:102947.
[2] Calì C, Amodio R, Fabiano S, et al. Childhood and adolescents’ cancer survival: progress made and priorities for improvement. An Italian population-based study. Cancer Epidemiol 2025;98:102895.
[3] Hawkins MM, Kingston JE, Kinnier Wilson LM. Late deaths after treatment for childhood cancer. Arch Dis Child 1990;65:1356-63.
[4] Mertens AC, Liu Q, Neglia JP, et al. Cause-specific late mortality among 5-year survivors of childhood cancer: the childhood cancer survivor study. J Natl Cancer Inst 2008;100:1368-79.
[5] Kilsdonk E, van Dulmen-den Broeder E, van Leeuwen FE, et al. Late mortality in childhood cancer survivors according to pediatric cancer diagnosis and treatment era in the Dutch LATER cohort. Cancer Invest 2022;40:413-24.
[6] Gatta G, Capocaccia R, Conte M, et al. National benchmarking of childhood cancer survival by stage at diagnosis in Italy (BENCHISTA-ITA): study protocol. Epidemiol Prev. https://doi.org/10.19191/EP25.4.A886.077
[7] Bhakta N, Rodriguez-Galindo C. The Toronto guidelines: a practical means for childhood cancer staging. Lancet Child Adolesc Health 2018;2:158-9.

