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L’arte e big data

La mostra itinerante “Big Bang Data”. Una riflessione di psicopolitica sul presente e futuro dei big data.

By Novembre 2016Luglio 31st, 2020No Comments

Dopo Barcellona, Madrid, Buenos Aires, Londra e Santiago la mostra itinerante “Big Bang Data” è decollata per la prima volta nel continente asiatico, negli spazi espositivi del museo ArtScience di Singapore: un percorso articolato in otto capitoli che esplorano la relazione tra l’esplosione dei dati prodotti grazie alle tecnologie e il real world.

Una delle opere più sorprendenti del capitolo “Understanding the cloud” è quella di Timo Arnall, fotografo e filmmaker che ha ripreso uno dei centri più imponenti di elaborazione dei big data: quello dell’azienda Telefónica, ad Alcalà, in Spagna. “Ho voluto guardare oltre il mito infantile della nuvola, andando a vedere come sono fatte realmente le infrastrutture della rete e a sentire l’energia che si percepisce stando vicino alle macchine e i sistemi che garantiscono la conservazione, la sicurezza dei dati e il raffreddamento della tecnologia”. Intorno al grande edificio, altri silos di acqua gelida pronti a entrare in azione in caso di incendio. [www.elasticspace.comwww.elasticspace.com]

Nella parte dedicata alla “Data explosion” ha grande visibilità il lavoro di Lisa Jevbratt, artista svedese oggi docente all’Art Department and in the Media Art Technology program della University of California, Santa Barbara. I suoi progetti si richiamano alla prospettiva di Virginia Heffernan, critica ed editorialista del New York Times per la quale internet è “semplicemente” l’oggetto che ogni giorno creiamo, portatore di una propria specifica estetica: “Per dare un senso al nuovo mondo in cui viviamo – in tutta la sua velocità, diversità ed eccentricità – per capire veramente l’alta velocità di un medium nuovo e rapace, che ha sia ricreato sia distrutto le forme tradizionali di espressione, abbiamo bisogno di rischiare il dolore e rottamare la vecchia estetica e prenderne in considerazione una nuova e la moralità a lei propria” [1].

“Rischiare il dolore e rottamare la vecchia estetica”. — Virginia Heffernan

Aaron Koblin è l’eroe del capitolo “A new era of knowledge”. Dopo l’esperienza nello staff di Google, Koblin è tra i maggiori esperti di data visualization. Con il progetto With.in ha prodotto una sintesi tra realtà virtuale e storytelling [2]: la mostra di Singapore mette di fronte alla evidenza di un’arte costantemente in divenire, alla transitorietà di qualsiasi opera che, informata da dati, si trasforma sotto gli occhi di chi guarda.

“Siamo dati” sembra essere il messaggio in mostra, col significato ambiguo dell’essere un dato e dell’essersi consegnati a chi, dei nostri dati, già oggi fa un uso a scopo di profitto. Il tema della privacy e dell’annullamento della riservatezza è memorabilmente toccato dal progetto “I know where your cat lives” [3]. Un milione di gatti è stato geolocalizzato attraverso i tag delle fotografie e dei video postati su web: insomma, i big data siamo noi e ciò che abbiamo di più caro…

Bibliografia

[1] Heffernan V. Magic and loss. The Internet as art. New York: Simon and Shuster, 2016.
[2] with.in
[3] iknowwhereyourcatlives.com/about

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