Trasformare la prevenzione in uno stile di vita

Diseguaglianze, vaccini, intelligenza artificiale e il no italiano all’Organizzazione mondiale della sanità

Intervista a

Maria Rosaria Campitiello

Capo Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della salute

A cura di

Cesare Buquicchio

Giornalista professionista

By Ottobre 2025Nessun commento

Diseguaglianze, vaccini, intelligenza artificiale e il no italiano all’Organizzazione mondiale della sanità. Gli strumenti della cultura e della comunicazione. E, in arrivo, il primo Ecosistema digitale One health che integrerà dati sulla salute umana, animale, ambientale e sociale.

“Il senso più profondo della prevenzione è il coraggio di guardare oltre l’orizzonte immediato, di intervenire prima che il problema si manifesti, di investire sul futuro della salute pubblica con la stessa cura con cui si proteggerebbe un bene prezioso. La prevenzione è il farmaco più potente che possediamo per vivere meglio e più a lungo. Significa trasformare le parole in azioni concrete, radicando la cultura della prevenzione nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei Comuni e nelle famiglie. Non è solo screening o controlli medici: il 60 per cento della nostra salute dipende da stili di vita sani, dalla qualità dell’aria e dell’acqua, dalla sicurezza alimentare, dal benessere sociale e ambientale”.

Maria Rosaria Campitiello, responsabile dell’area prevenzione del Ministero della salute oltre che della ricerca e delle emergenze sanitarie, attribuisce fin da subito un significato ampio alla parola “prevenzione”. Nel nostro colloquio ricorrono temi come diseguaglianze, vaccini, innovazione e intelligenza artificiale, senza evitare il discusso passo indietro di Lungotevere Ripa rispetto all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e alle modifiche del Regolamento sanitario internazionale. Per delineare un concetto aggiornato di prevenzione, Campitiello riparte dalla visione One health.

È una visione che intreccia salute umana, animale, ambientale e sociale, e che ci spinge a considerarla non come un costo, ma come il più lungimirante investimento per il benessere e la coesione del Paese. La pandemia da covid-19 ci ha ricordato che senza salute non c’è crescita economica, non c’è scuola, non c’è futuro. Per questo stiamo puntando su una comunicazione di qualità, potenziata dall’intelligenza artificiale, e su una formazione continua rivolta a tutti gli operatori della salute. In definitiva, prevenzione significa offrire a ciascuno la possibilità di attraversare il “portale” della conoscenza e della consapevolezza prima che la malattia arrivi. Non è un obbligo, ma un dono di lucidità e di responsabilità condivisa.

Che ne pensa della crescente diffusione degli screening gratuiti in luoghi pubblici – come piazze, farmacie o centri commerciali? Possono alleggerire la pressione sui servizi sanitari o rischiano di favorire sprechi e sovradiagnosi?

La scelta di portare le attività di screening “fuori dagli ospedali”, nelle piazze, nei centri commerciali, durante eventi pubblici, è una strategia che può avere un impatto molto positivo, se progettata e gestita con metodo, evidenza scientifica e obiettivi chiari. Avvicinare i servizi ai cittadini significa abbattere barriere di accesso, raggiungere fasce di popolazione che raramente entrano in contatto con il sistema sanitario come ad esempio i giovani, le persone che vivono in aree interne o che per motivi economici, culturali o di tempo rinunciano ai controlli periodici. Queste iniziative possono rappresentare un “gancio” per sensibilizzare, intercettare precocemente situazioni a rischio e facilitare l’inserimento nei percorsi strutturati del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Detto questo, non basta “moltiplicare” gli screening: bisogna farli bene. Servono protocolli chiari per evitare esami inutili, sovradiagnosi e falsi positivi che rischiano di generare ansia o sprechi di risorse.

Non basta “moltiplicare” gli screening: bisogna farli bene. Servono protocolli chiari per evitare esami inutili, sovradiagnosi e falsi positivi.

Il criterio deve essere sempre quello dell’appropriatezza clinica e organizzativa, al di là del luogo fisico in cui i test si svolgono, integrando queste campagne straordinarie ai programmi di prevenzione già attivi e monitorando costantemente i risultati.

A che punto sono i progetti di prevenzione più innovativi a cui state lavorando? Tra questi il “Prevention hub” come procede?

Come Ministero stiamo lavorando su diversi progetti che sono in una fase avanzata e stanno procedendo con una visione chiara: trasformare la prevenzione da slogan a pratica quotidiana, concreta e misurabile. Nello specifico, stiamo lavorando innanzitutto alla stesura del nuovo Piano nazionale della prevenzione, che rappresenta lo strumento strategico per il Ssn, volto a organizzare e potenziare le attività di prevenzione e promozione della salute. Il nuovo Piano mira a investire in interventi di prevenzione basati sull’evidenza scientifica, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità del sistema sanitario nel lungo periodo. Il “Prevention hub”, già operativo e di prossima inaugurazione da parte del ministro Orazio Schillaci, rappresenta il primo polo interamente dedicato alla promozione della salute e alla prevenzione delle malattie. Realizzato con un investimento di circa 30 milioni di euro previsti dalla Missione 6 del Pnrr, sarà concepito come un laboratorio nazionale al servizio del Ministero, delle Regioni, delle università, dei centri di ricerca e dei territori. Il progetto del Ministero ha una duplice finalità: da un lato sviluppare progetti sperimentali e innovativi, dall’altro ridurre i divari territoriali e costruire vere e proprie reti di eccellenze multidisciplinari. Inoltre, stiamo lavorando per la realizzazione del primo Ecosistema digitale One health, una piattaforma unica che integrerà i dati sulla salute umana, animale, ambientale e sociale. È una svolta storica perché ci consentirà di passare dalla semplice “enunciazione teorica” alla programmazione sanitaria basata su analisi epidemiologiche concrete e integrate. Attraverso la raccolta e l’armonizzazione di dati provenienti da ospedali, laboratori veterinari, stazioni meteorologiche, enti ambientali e istituzioni sociali, sarà possibile orientare le decisioni strategiche, pianificare politiche di prevenzione più efficaci, monitorare i risultati in tempo reale e sviluppare modelli predittivi basati sull’intelligenza artificiale.

Citava i dati e le analisi sociali: come state lavorando, a questo proposito, sulle disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione tra diversi territori e fasce sociali?

Le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione sono una delle sfide più urgenti e complesse che stiamo affrontando. I dati più recenti dei livelli essenziali di assistenza ci dicono chiaramente che, pur registrando alcuni miglioramenti, restano divari significativi: sei Regioni sono ancora sotto la soglia minima di sufficienza (60 punti), sette si collocano tra 60 e 80, e nessuna Regione del Sud supera gli 80 punti. A queste disparità regionali si sommano differenze tra aree urbane e periferiche, tra grandi città e aree interne, e le difficoltà strutturali delle zone montane.

L’importanza di un approccio integrato contro le disuguaglianze.

Per affrontare queste criticità, abbiamo messo in campo un approccio integrato, che combina innovazione digitale, interventi mirati e collaborazione istituzionale. Una risposta concreta è rappresentata dal Piano oncologico nazionale (Pon) 2023-2027, che mira a rafforzare la prevenzione e il contrasto ai tumori su tutto il territorio nazionale. Tutte le Regioni e le Province autonome hanno attivato programmi dedicati agli screening oncologici, con l’obiettivo di aumentare i livelli di copertura, migliorare l’adesione della popolazione e rafforzare la formazione degli operatori sanitari coinvolti. Per sostenere le azioni previste dal Pon è stato istituito un fondo specifico con una dotazione di 10 milioni di euro dal 2023 al 2027. Tra le misure più rilevanti che il Piano prevede, rientra l’estensione dell’offerta mammografica alle fasce d’età 45-49 anni e 70-74.

Stiamo sviluppando, inoltre, una piattaforma digitale aperta e accessibile a tutti i cittadini, pensata per offrire informazioni chiare, campagne di sensibilizzazione e servizi di screening in modo semplice e trasparente, abbattendo le barriere informative e logistiche che spesso ostacolano l’accesso alle cure e alla prevenzione. Parallelamente, interveniamo sui determinanti sociali della salute, affrontando temi cruciali come la dispersione scolastica, la promozione di stili di vita sani, la riduzione dell’inquinamento e il contrasto alla povertà, grazie a una stretta collaborazione con Comuni e realtà del terzo settore, che rappresentano attori fondamentali nella costruzione di comunità più resilienti e inclusive.

La prevenzione come diritto universale.

La nostra bussola è chiara: la prevenzione non deve essere un privilegio geografico o sociale, ma un diritto universale. Ecco perché stiamo trasformando dati, tecnologia e prossimità territoriale in leve concrete per garantire equità di accesso in tutto il Paese.

Che strategie usare per convincere i cittadini ad adottare stili di vita più sani che possano ridurre gli impatti sulla sanità?

Adottare stili di vita sani non è soltanto una scelta personale: è un investimento collettivo che determina il futuro della salute pubblica e la sostenibilità del Ssn. I dati ci dicono che in Italia ancora troppi cittadini non raggiungono i livelli raccomandati di attività fisica, consumano poca frutta e verdura o non riescono a rinunciare al fumo e all’alcol. Questo si traduce in un aumento di malattie croniche e in un aggravio per il sistema sanitario. Per invertire questa tendenza non basta fornire informazioni: serve una vera strategia di comunicazione capace di trasformare la prevenzione in un’abitudine quotidiana. E questo significa parlare a pubblici diversi con linguaggi diversi, sfruttando canali tradizionali e digitali, creando messaggi semplici ma incisivi, basati su evidenze scientifiche e capaci di suscitare coinvolgimento emotivo.

Le nostre linee di azione si sviluppano su più fronti: educazione alla salute fin dall’infanzia, con programmi scolastici che integrano alimentazione sana, movimento e consapevolezza sul benessere psico-fisico, coinvolgendo famiglie e comunità educanti. Poi comunicazione mirata e personalizzata, grazie all’intelligenza artificiale, che ci consente di adattare messaggi e strumenti ai diversi segmenti della popolazione, superando approcci generici e poco efficaci. Un approccio One health, che integra salute umana, ambientale e animale, e valorizza politiche di contrasto all’inquinamento e di promozione di un’alimentazione sostenibile. Il coinvolgimento diretto delle comunità più vulnerabili, con interventi di prossimità realizzati in collaborazione con Comuni, terzo settore e associazioni, per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla prevenzione. E, infine, partnership pubblico-privato sociale, per moltiplicare l’impatto e portare la cultura della prevenzione anche dove i canali istituzionali arrivano con più difficoltà.

Il nostro obiettivo è passare dalla semplice informazione alla trasformazione culturale: creare contesti in cui scegliere di fare attività fisica, mangiare sano o smettere di fumare non sia un atto di volontà straordinaria, ma la scelta più semplice, naturale e socialmente condivisa. Solo così potremo ridurre in maniera strutturale l’incidenza delle malattie croniche, alleggerire il peso sui servizi sanitari e garantire più anni di vita in salute per tutti i cittadini.

Il tema vaccini ha monopolizzato la discussione delle ultime settimane. Senza tornare su quelle polemiche, cosa ne pensa del calo delle coperture che si registra in Italia negli ultimi anni su alcune campagne?

Il calo delle coperture vaccinali registrato in Italia è un campanello d’allarme che ricorda quanto sia necessario rafforzare l’intero sistema della prevenzione, a partire dalla cultura del “prendersi cura”. I dati parlano chiaro: nella stagione 2023-2024 la copertura vaccinale antinfluenzale tra gli over 65 si è fermata al 53,3 per cento, lontano dall’obiettivo minimo del 75 per cento previsto dal Piano nazionale prevenzione vaccinale (Pnpv). Ma non è solo l’influenza a preoccupare: è stata osservata una bassa incidenza di morbillo fino ad agosto 2023 e un successivo aumento graduale del numero di casi segnalati fino a raggiungere 1045 casi nel 2024. Sul fronte del virus del papilloma umano, che rappresenta una straordinaria opportunità di prevenzione di alcuni tumori, le coperture, sia per le femmine che per i maschi, restano molto distanti dal target del 95 per cento: nel 2023 solo il 45,39 per cento delle ragazze nate nel 2011 ha completato il ciclo vaccinale, con marcate differenze regionali. Questi numeri ci dicono una cosa semplice: non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Ma non basta somministrare più dosi: serve una prevenzione integrata, capace di agire su tre fronti fondamentali. Primo, dobbiamo garantire l’accessibilità e l’equità dei servizi vaccinali, rafforzando la rete territoriale e riducendo le disuguaglianze tra Regioni. Secondo, è necessario investire in comunicazione pubblica fondata sulle evidenze scientifiche, capace di contrastare la disinformazione e intercettare le diverse sensibilità culturali e generazionali. Terzo, dobbiamo coinvolgere attivamente tutti gli attori della salute pubblica: medici di base, pediatri, specialisti, farmacisti, ma anche insegnanti, associazioni e comunità locali.

I vaccini come mattoni di un edificio più grande; quello della promozione della salute, della prossimità dei servizi e della fiducia nel Ssn.

Come Ministero della salute, abbiamo risposto a questa sfida con un piano vaccinale ambizioso: il Pnpv, infatti, assicura l’equa accessibilità e disponibilità nel tempo dei vaccini sia come strumento di protezione individuale che di prevenzione collettiva, al fine di garantire alla popolazione, indipendentemente dai determinanti socioeconomici, i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione. Voglio ribadire che i vaccini sono importanti, ma fanno parte di un edificio più grande: quello della promozione della salute, dell’educazione, della prossimità dei servizi e della fiducia. Per questo stiamo lavorando per rendere la prevenzione sempre più visibile, integrata e partecipata.

Si parla da anni, ormai, di digitale, telemedicina e intelligenza artificiale: possono dare davvero un contributo?

La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno cambiando radicalmente il volto della prevenzione, permettendoci di passare da un approccio reattivo a uno proattivo. Oggi possiamo integrare dati sanitari, sociali e ambientali per leggere i bisogni di salute in modo molto più accurato, anticipare i rischi e pianificare interventi mirati. Grazie a validi strumenti come il Fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina e l’ecosistema nazionale dei dati sanitari, possiamo rendere i servizi più accessibili, ridurre i tempi di diagnosi e rafforzare la continuità assistenziale anche nelle aree più remote. L’intelligenza artificiale ci aiuta a stratificare i bisogni della popolazione, a individuare precocemente i fattori di rischio e a progettare politiche sanitarie che tengano conto anche dei determinanti sociali e ambientali.

Il progetto più innovativo in questo senso è il National health prevention hub, un polo nazionale di eccellenza che sarà operativo entro il 2026 e integrerà in un’unica piattaforma dati sanitari e socioeconomici, fornendo strumenti predittivi e decisionali a sostegno delle politiche regionali e nazionali. Non sarà solo un centro dati, ma un vero portale della prevenzione, capace di orientare strategie, ridurre disuguaglianze territoriali e mettere la persona al centro. Digitalizzazione e intelligenza artificiale hanno un ruolo fondamentale anche nel rafforzare la health literacy: una cittadinanza informata, capace di interpretare correttamente le informazioni sulla salute e di compiere scelte consapevoli, è la prima alleata di un sistema sanitario equo ed efficace. In un’epoca di disinformazione, la tecnologia e la cultura della prevenzione devono camminare insieme: solo così potremo costruire una sanità moderna, inclusiva e sostenibile.

Il ruolo della prevenzione, declinata come preparedness, è decisivo per la risposta alle emergenze sanitarie. Cosa ne pensa della scelta italiana di rifiutare gli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale adottati dall’Oms?

La prevenzione è decisiva anche nella preparazione alle emergenze sanitarie, ma deve poggiare su regole giuste, trasparenti e rispettose dei diritti dei cittadini. Il Regolamento sanitario internazionale è lo strumento cardine della cooperazione globale, ma gli emendamenti approvati dall’Oms nel 2024 ci hanno posto davanti a criticità concrete: la possibilità che l’Oms dichiari unilateralmente un’emergenza globale, l’introduzione di un certificato sanitario universale basato su standard e criteri definiti dall’Oms, l’obbligo di condividere brevetti senza accordi e la creazione di un fondo internazionale con contributi obbligatori, oltre a misure per contrastare la disinformazione che rischiano di comprimere la libertà di espressione. L’Italia ha scelto di non accettare formalmente queste modifiche non per isolarsi ma per difendere la sovranità democratica e la proporzionalità delle misure. Cooperiamo pienamente con l’Oms, basti pensare ai nostri contributi economici e ai progetti sanitari internazionali che finanziamo, ma crediamo che la salute globale si costruisca con il dialogo, non con imposizioni che rischiano di allontanare i cittadini dalle istituzioni.

Vedi anche

UNA GUIDA NAZIONALE PER LA SALUTE DI OGGI E DI DOMANI

Il Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2020-2025, adottato con l’Intesa Stato-Regioni del 6 agosto 2020, rappresenta lo strumento centrale per programmare gli interventi di prevenzione e promozione della salute. Si configura come una guida strategica che orienta le politiche pubbliche verso maggiore equità ed efficacia, tutelando la salute individuale e collettiva e assicurando la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale attraverso un approccio multidisciplinare, intersettoriale e coordinato.

One health, empowerment, benessere

Il Piano abbraccia la prospettiva One health, che integra salute umana, animale e ambientale, e si allinea agli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Questa visione pone particolare attenzione all’equilibrio tra dimensioni economiche, sociali e ambientali. Inoltre, il Pnp incorpora l’esperienza della pandemia da covid- 19, sottolineando l’importanza di una programmazione flessibile e coordinata, capace di rispondere tempestivamente sia alle emergenze sia ai bisogni ordinari di salute della popolazione.

Al centro del Piano vi sono la persona e la comunità, riconoscendo che la salute non dipende solo da fattori biologici o comportamentali ma anche da determinanti sociali ed economici. In quest’ottica viene promossa l’alfabetizzazione sanitaria, che mira ad accrescere la capacità degli individui di agire per la propria salute e per quella della collettività (empowerment) e a migliorare l’interazione con il sistema sanitario (engagement), quali elementi fondamentali per garantire il raggiungimento degli obiettivi del Pnp.

Il documento valorizza inoltre l’approccio life course, orientato al benessere in tutte le fasi della vita e attento alle differenze di genere. Contestualmente, rafforza il ruolo delle azioni centrali come supporto all’integrazione tra i diversi livelli di governo e promuove l’intersettorialità nel contrasto alle disuguaglianze sociali e geografiche. Un aspetto cruciale riguarda il coinvolgimento attivo delle comunità fin dalla fase di pianificazione e il sostegno ai Piani regionali della prevenzione come strumenti di governance delle politiche territoriali. L’efficacia di questa strategia è testimoniata dal fatto che tutte le Regioni e le Province autonome hanno recepito i principi e la visione del Pnp nei propri piani regionali. Complessivamente sono stati attivati quasi duemila programmi, pianificati e monitorati attraverso una piattaforma digitale nazionale.

Monitoraggio e prospettive future

Il Pnp dedica particolare attenzione al rafforzamento del sistema di programmazione, monitoraggio e valutazione al fine di dare piena attuazione ai livelli essenziali di assistenza di prevenzione collettiva e sanità pubblica. L’obiettivo è consolidare e innovare la rete delle azioni preventive in Italia che concorrono al raggiungimento degli obiettivi di salute.

Guardando al futuro, il nuovo Pnp 2026-2031 si troverà ad operare in un contesto in profonda evoluzione, caratterizzato dall’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale, dalle innovazioni digitali e dal consolidamento della visione One health secondo il principio della “salute in tutte le politiche”.

Fonti: EpiCentro – Istituto superiore di sanità, Ministero della salute