Si può prevenire la violenza domestica?

Il ruolo del territorio come sentinella

Stefano Cartesegna

Medico di medicina generale dell’Azienda sociosanitaria territoriale di Pavia

Margherita Saraceno

Professoressa di economia pubblica, Dipartimento di giurisprudenza, Università di Pavia

By Ottobre 2025Nessun commento

Come si evince dai dati della Polizia criminale relativi alle vittime di omicidio in ambito familiare, una donna viene uccisa dal proprio partner o ex-partner almeno ogni tre giorni (123 nel 2021, 130 nel 2022, 120 nel 2023, 113 nel 2024) [1]. Mentre politiche di prevenzione dei reati di genere sembrano aver ridotto il numero di omicidi con vittime maschi, negli anni, in Italia, il numero di omicidi con vittime femmine si mantiene stabile.

A guardare questi dati – insieme a quelli del Ministero degli interni relativi ai reati spia per violenza di genere (maltrattamenti contro familiari, atti persecutori, violenza sessuale e altri reati introdotti con il Codice rosso) e ai dati del Ministero della salute relativi a ricoveri e accessi ai Pronto soccorso per violenza – sembra che la prevenzione della violenza fisica, psicologica ed economica contro le donne, in particolare quella agita nelle relazioni intime e in ambito domestico, sia difficilmente arginabile.

Prevenzione primaria e secondaria

Ma si può prevenire la violenza contro donne e minori agita in ambito familiare? Certamente occorre una riflessione complessa, dove prevenzione primaria e secondaria si integrino in politiche efficaci, non ideologiche e, possibilmente, evidence-based.

Rispetto ai quattro pilastri per il contrasto alla violenza prospettati dalla Convenzione di Istanbul, la risposta istituzionale, ad oggi, è stata principalmente orientata a rendere più cogenti e severi i procedimenti contro il colpevole e cercare di favorire la protezione delle vittime. Complessivamente sembrano esigui i risultati in termini di prevenzione e politiche integrate.

La prevenzione primaria della violenza domestica è indispensabile, ma difficile da attuare. Questo tipo di prevenzione non può che passare attraverso politiche educative e sociali di lungo periodo, che portino al dissolversi progressivo degli stereotipi di genere e favoriscano il sostegno dei nuclei familiari affinché le dinamiche di potere all’interno del nucleo siano fisiologiche e sufficientemente equilibrate. Trovano ancora troppo poco spazio realtà volte a educare al rispetto di sé e dell’altro. Solo investendo su programmi educativi orientati al rispetto e alla parità di genere rivolte a un’ampia popolazione di giovanissimi e giovani, la prevenzione primaria della violenza domestica e di genere potrà trovare un certo grado di attuazione.

La prevenzione secondaria può invece svilupparsi ampiamente incardinandosi su presidi diffusi e accessibili, le cosiddette “sentinelle” capaci – perché formate a tale scopo – di identificare e far emergere la violenza ai primi stadi, prima che l’escalation che la caratterizza porti le vittime a subire conseguenze di lungo periodo severissime o addirittura fatali, e orienti vittime (e auspicabilmente i perpetratori) verso percorsi di uscita dalla violenza.

Un esempio di buone pratiche utili nella prevenzione secondaria della violenza domestica è rappresentato dalle “Procedure per il riconoscimento e la presa in carico della donna e del minore vittime di violenza domestica” rivolto ai medici del territorio, adottate dalla Rete interistituzionale antiviolenza di Pavia [2]. Il principio alla base di tali procedure è che medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici di continuità assistenziale possono intercettare episodi di violenza precocemente perché hanno molteplici contatti approfonditi con le vittime, perché talvolta entrano nelle loro case e hanno con loro rapporti professionali di fiducia e spesso di lunga durata. Le procedure dotano i medici di uno strumento semplice e sintetico (alcuni moduli e una serie di istruzioni) per segnalare ai nodi della Rete episodi di violenza sospetti o acclarati, riducendo, inoltre, il senso di isolamento e frustrazione che vivono i professionisti nei loro ambulatori.

Formazione e collaborazione

Nel 2023, l’adozione delle procedure da parte della Rete è stata accompagnata da una formazione aperta a tutti i circa 500 medici della provincia pavese e agli studenti dell’ultimo anno di Medicina dell’Università di Pavia. Nell’anno successivo gli invii di donne ai centri antiviolenza della Rete eseguiti dai medici del territorio sono aumentati dell’800 per cento, un impatto evidente in termini di emersione e presa in carico da parte dei servizi preposti.

Nel corso del biennio 2025/2026 sono previste formazioni rivolte ai medici del territorio a piccoli gruppi, secondo il nuovo modello organizzativo di Regione Lombardia, al fine di raggiungere capillarmente i professionisti sanitari.

La consapevolezza che l’impegno di tutti gli operatori – se adeguatamente formati e guidati da semplici protocolli – può far emergere racconti di violenza vissuti dalle vittime e favorirne l’invio e la presa in carico da parte dei centri antiviolenza è nodale in un’ottica di prevenzione secondaria. Parimenti, è importante riconoscere la necessità del lavoro in rete per far sentire le vittime accolte e protette e gli operatori stessi adeguatamente supportati nella loro attività di presidio. In questi contesti di estrema fragilità, infatti, è essenziale evitare personalismi e giudizi da parte degli operatori che, attraverso procedure condivise, possono invece garantire un’assistenza sociosanitaria di elevata qualità.

Oggi, la formazione di soggetti che possano presidiare il territorio contro la violenza domestica e svolgere quindi prevenzione secondaria si rivolge a forze dell’ordine, medici di pronto soccorso, assistenti sociali, avvocati e psicologi. Questo principio di dotare specifiche figure professionali, capillarmente presenti nel territorio, di strumenti agili e facili per l’identificazione e l’accompagnamento delle vittime ai servizi preposti può essere adattato nei modi più opportuni e sostenibili. In futuro, potrebbero svolgere un ruolo importante anche farmacie, centri estetici e sportelli bancari: esistono già progetti di formazione in tal senso che sarà interessante monitorare.

[1] Ministero degli interni. Direzione centrale Polizia criminale. Servizio analisi criminale. Omicidi volontari consumati in Italia. Roma, febbraio 2025.
[2] Cartesegna S, Saraceno M. La violenza domestica e il ruolo dei medici del territorio. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2024.