Fare prevenzione significa confrontarsi quotidianamente con il senso delle professioni sanitarie e del sistema sanitario e sociale più in generale. Partendo dalla constatazione che più dell’80 per cento del benessere delle persone è legato a fattori esterni al sistema sanitario, i cosiddetti determinanti di salute. Determinanti di salute che sono dentro la comunità dei singoli territori e quindi essa stessa deve diventare protagonista dell’azione di prevenzione e promozione della salute.
A partire da questa consapevolezza a Modena da più di vent’anni esistono figure professionali dedicate che si occupano di promozione della salute nei singoli distretti sanitari. Questa figura fu introdotta con una particolare attenzione al tema della educazione alla salute, che poi nel tempo si è trasformata verso la promozione della salute a 360 gradi. Queste professioniste hanno il compito di rendere concreti nei singoli territori il Piano nazionale e regionale della prevenzione e, in Emilia-Romagna, quello che prevede la legge 19 del 2018 che integra il piano della prevenzione con fondi annuali dedicati alle aziende sanitarie solo per fare attività di prevenzione e promozione della salute. Prevenzione che diventa agire politico, inteso come prendersi cura del benessere della comunità ed elemento costitutivo dei singoli percorsi diagnostico terapeutici.
Prevenzione come agire politico
Cosa fanno in concreto le promotrici della salute? Sono un ponte fra le direzioni dei distretti e i vari servizi e dipartimenti che agiscono le varie progettualità sul territorio. Intese non tanto nel produrre singoli eventi e iniziative, ma nel creare le condizioni affinché i progetti con i diversi interlocutori diventino stabili nel tempo. Sono quindi degli agenti per il cambiamento dei comportamenti dei singoli e delle comunità. In concreto le azioni sono quelle che tutti conosciamo, che abbiamo suddiviso in quattro aree. La prima degli stili di vita, la seconda della prevenzione sanitaria, la terza dell’ambiente e la quarta della sicurezza.
Stili di vita intesi come movimento, alimentazione, gestione delle emozioni e quindi delle dipendenze, i programmi sui primi mille giorni di vita e sull’invecchiamento attivo.
Movimento nelle sue diverse accezioni. Dai gruppi di cammino che si incontrano almeno una volta alla settimana e a cui è possibile partecipare gratuitamente con walking leader formati, ai progetti di movimento attivo nelle scuole e nelle aziende. Al tema dell’alimentazione, con azioni sulle scuole e sulla comunità nel suo insieme.
Fino al tema fondamentale, rappresentato dalla gestione delle emozioni, che porta con sé l’ambito delle dipendenze patologiche, non viste come elemento singolo da combattere (l’alcol e il fumo ad esempio), ma come risposta a un vuoto che tutti noi possiamo decidere come riempire. In questo la prevenzione inizia con progetti dalla scuola dell’infanzia mirati a rendere consapevoli insegnanti e famiglie sull’importanza delle emozioni nello sviluppo e nella crescita dei giovani. Segnalo due iniziative che portiamo avanti con il provveditorato scolastico con cui c’è un rapporto molto stretto, legate fra loro. La prima è la “Scuola delle emozioni” e la seconda un progetto portato in Italia dalla Svezia per la prima volta a Modena: il progetto “Chiacchiere importanti per la vita”, un libretto di istruzioni molto semplice e bello per le famiglie su come dialogare in modo efficace con i ragazzi.
Rapporto con le scuole che diventa strategico perché possono nascere iniziative per tutta la comunità. Dove nelle scuole secondarie diventa centrale l’utilizzo dei peer educator in progetti ad esempio sui temi dell’affettività o della gestione delle emozioni e della scelta. O progetti che stanno nascendo proprio in questi mesi sul tema del gioco di comunità, dove si passa da una logica di solo contrasto alle ludopatie, a una proattività nel far giocare la comunità, proponendo con il coinvolgimento delle tante associazioni che si occupano di gioco di comunità la creazione di ludoteche a fianco delle biblioteche: questo sia nelle scuole sia nella comunità in generale.
L’importanza degli spazi per il benessere
Questa iniziativa si porta dietro il tema degli spazi che la comunità mette a disposizione per il benessere. Tema sentito in particolare dai giovani che sentono la necessità di avere loro spazi in cui fare esperienze. Che non possono essere spazi gestiti da adulti, ma piuttosto luoghi in cui i ragazzi stessi possano esercitare la propria responsabilità. In questa logica le scuole, ove possibile, possono anche vedere una loro apertura pomeridiana.
In tutte queste progettualità le promotrici della salute sono protagoniste del cambiamento e quindi sono agenti relazionali che partono dai problemi per trasformarli in opportunità. Faccio un esempio molto concreto. Uno dei problemi che viviamo tutti i giorni è la non conoscenza dei servizi esistenti da parte delle persone. In questa logica abbiamo sviluppato una rete con i parrucchieri e le estetiste sul tema del benessere di comunità. Avendo ben presente che queste/i professioniste/i godono della fiducia delle persone e quindi possono anche dare consigli rispetto a quali servizi contattare (pensiamo al tema della violenza di genere o dei disturbi del comportamento alimentare solo per citarne due) o a consigli di salute (si pensi al tema del fumo). Con loro quindi si fanno attività formative e di conoscenza della rete dei servizi.
Altre progettualità in cui queste figure sono coinvolte sono i progetti sull’invecchiamento attivo, che per Modena significa parlare delle 55 palestre della memoria attive sul territorio che coinvolgono 400 volontari e 1600 anziani che ogni settimana si incontrano per due ore. Dove l’Azienda sanitaria svolge solo un ruolo di formazione e supervisione, lasciando il protagonismo ai volontari, dal momento che loro stessi vivono questa esperienza come momento di proprio benessere.
Le promotrici della salute svolgono un ruolo importante anche nei progetti sui temi ambientali. Come in quello degli ambulatori verdi dove gli stessi professionisti hanno sentito l’esigenza di avere una maggiore attenzione al tema ambientale, sia durante le loro attività sia come condivisione di queste tematiche con i loro pazienti. Altra progettualità riguarda la collaborazione con l’Ente parchi Emilia centrale, con una serie di attività per spingere le persone a vivere il più possibile le aree verdi del nostro territorio.
Le promotrici della salute non sono gli unici agenti relazionali della nostra organizzazione. Un’altra figura che sta assumendo sempre più un ruolo importante è quella degli psicologi di comunità. Figure che hanno il compito di migliorare il benessere della comunità anche attraverso interventi dedicati. Voglio citare un’esperienza che è stata molto apprezzata: quella di creare una rete per il benessere dei docenti delle scuole. Favorendo il consolidamento di una rete con gli psicologi presenti nelle scuole e con l’idea di far star bene gli insegnanti per fare stare bene i ragazzi. Un’altra figura di relazione è quella degli infermieri di comunità; anche in questo caso questi professionisti hanno uno sguardo più ampio sul benessere del singolo e del nucleo familiare che va al di là della prestazione assistenziale.
Crediamo fortemente in questo modello delle promotrici della salute perché consente a tutti di mantenere alta l’attenzione sul tema della prevenzione e della promozione della salute, tema che rischia di passare in secondo piano quando si seguono solo le emergenze organizzative.

