La prevenzione attraverso l’ascolto del lavoratore

Tre secoli di prevenzione: dalla lezione di Ramazzini alle sfide del lavoro povero

Stanislao Loria

Medico del lavoro e docente presso il Dipartimento di Sanità pubblica, Università “Federico II”, Napoli

By Ottobre 2025Nessun commento

Bernardino Ramazzini, osservando il lavoro dei “vuotatori delle fogne”, si persuase a scrivere “De morbis artificum diatriba”, il primo trattato sulle malattie dei lavoratori. Era il 1700. Colpito dalla sveltezza con cui l’addetto eseguiva il lavoro in quell’antro infernale, lo interrogò: il lavoratore spiegò che lavorava con rapidità per ridurre il tempo di esposizione alle esalazioni che gli provocavano dolorose irritazioni agli occhi, rispetto alle quali provava sollievo solo tornando a casa per chiudersi in una stanza buia e lavandosi gli occhi con acqua tiepida. In seguito, Ramazzini accertò che molti dei lavoratori che avevano svolto quel mestiere, diventati ciechi o quasi, per effetto delle alte concentrazioni ambientali degli acidi, erano ridotti all’elemosina per le strade; raccolse una casistica. In tal modo aveva delineato un metodo di indagine: partendo dalla descrizione del ciclo produttivo e delle procedure di lavoro, aveva individuato sia i danni alla salute (la cecità) che le sostanze nocive causali (gli aerosol acidi). Ma la vera potenza del metodo era il fatto che il medico apprende dal lavoratore e, successivamente, dai lavoratori che avevano svolto la mansione, le notizie necessarie per arrivare alla conoscenza, comprese le misure di prevenzione necessarie (la riduzione del tempo di esposizione) e i rimedi curativi.

La voce del lavoratore diventa movimento operaio, e sviluppa scienza, democrazia e prevenzione

Negli anni Sessanta si verificarono alcuni eventi sfavorevoli ai lavoratori; il boom economico provocò un forte aumento di infortuni e malattie professionali: era la dimostrazione che l’intensificarsi della produzione è un amplificatore di tutti i rischi lavorativi. Di fronte alle proteste dei lavoratori, la soluzione proposta dal padronato fu la monetizzazione del rischio: indennità ai lavoratori perché accettassero quelle condizioni di lavoro; così non si fermava la produzione, si risparmiava sulle modifiche strutturali e impiantistiche e sulle bonifiche dei luoghi di lavoro e dell’ambiente, invece individuati dai lavoratori come capisaldi della prevenzione primaria.

Erano le premesse per la nascita di un movimento operaio volto a costruire una diversa cultura del lavoro, in cui il “sapere operaio” sulla nocività del lavoro fosse valorizzato e organizzato come categoria scientifica, per utilizzarlo ai fini dello studio e dello sviluppo di metodi, conoscenze e applicazioni finalizzati alla prevenzione. I principi di questa cultura erano l’auto tutela e l’auto organizzazione, intesi anche come pratica democratica. In questo percorso furono decisive le intuizioni di Giulio Maccacaro, Ivar Oddone e Giovani Berlinguer.

Si trattava di sostenere una politica, non solo salariale e normativa, che liberasse il lavoro dallo sfruttamento e dall’alienazione, per proporlo come un modello di sviluppo alternativo, basato sulla inclusione e sulla partecipazione. Una visione ampia e prospettica che andava oltre la fabbrica per investire l’intera società.

La normativa accoglie il “sapere operaio”

Tutta questa esperienza fu inizialmente accolta nell’articolo 9 della legge 300/70 – Statuto dei lavoratori (i lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica) e, successivamente, nell’articolo 20 della legge 833/78, significativamente intitolato “Attività di Prevenzione”.

Ed ha ispirato sia il legislatore europeo nella emanazione della direttiva quadro in tema di salute e sicurezza del lavoro che il legislatore nazionale nella stesura del d.lgs 81/08.

E così, la valutazione del rischio, basata sulla identificazione e quantificazione sistematica e continua di tutti i rischi presenti in azienda, per verificarne il progressivo abbattimento dei valori con l’applicazione delle misure di prevenzione, non è altro che il risultato della combinazione del “registro dei dati bio statistici (assenze per infortuni e malattie) e ambientali (misure dei rischi chimici e fisici)” con il principio del “RISCHIO ZERO” (azzeramento dei valori massimi ammissibili). E, con l’aggiunta del “libretto personale del lavoratore”, è l’unità periferica del futuro sistema informativo globale.

Tra le procedure di valutazione dei rischi, particolarmente quelli psicosociali, lo stress e la fatica, viene affermata l’importanza del cosiddetto “Gruppo operaio omogeneo”, cioè del giudizio espresso in forma collettiva dai lavoratori esposti, proposto anche come base per la formazione alla sicurezza attraverso il confronto dei lavoratori con i tecnici della salute per l’aggiornamento delle conoscenze. La previsione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, e l’obbligo del datore di lavoro di consultarlo in merito ai diversi adempimenti di legge, assolve all’applicazione del principio di “validazione consensuale”, Infine, la possibilità di impugnare presso l’asl il giudizio espresso dal medico competente aziendale in merito alla idoneità alla mansione del lavoratore e di chiamare in causa gli operatori del servizio territoriale pubblico, sono espressioni operative del “rifiuto della delega” ai tecnici aziendali.

La prevenzione del lavoro povero

Attenti alle cause prossimali degli infortuni e delle malattie professionali, non riusciamo ancora a incidere sulle cause a monte, i determinanti socioeconomici, da cui origina il disagio del vivere oltre il lavoro, fattore sinergico con i rischi lavorativi. La precarietà contrattuale è anche sociale; mancano politiche per la casa, l’accoglienza, la sanità, la previdenza, il trasporto pubblico, l’istruzione e la famiglia: sulle lavoratrici grava anche l’assistenza all’infanzia e agli anziani. Emerge la realtà di un lavoro che, poco remunerato rispetto al contesto di vita, si impoverisce ulteriormente per accedere ai servizi che, ormai privatizzati, in mancanza di quelli pubblici, più economici o gratuiti, erodono ulteriormente il salario. Come afferma l’epidemiologo Sir Michael Marmot: “La povertà non dipende dai soldi che hai ma da quello che puoi fare con quei soldi”.

La situazione oggi

All’aumento di infortuni e malattie professionali corrisponde un indebolimento del sistema preventivo e, la vigilanza, da sempre contrappeso alle violazioni normative e alle condotte illegali nei rapporti di lavoro, gravata dalla debolezza del ruolo pubblico, è ridotta alla depenalizzazione. “Esener 2024”, l’indagine europea Eu–Osha sulle imprese, condotta attraverso la somministrazione di un questionario, rivela la debolezza del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (in Italia solo il 70 per cento sono eletti dai lavoratori e circa il 25 per cento sono designati) sia la riduzione dei controlli (le aziende italiane che dichiarano di aver ricevuto una ispezione nei tre anni precedenti l’indagine è scesa dal 29 per cento del 2019 al 24 per cento del 2024).