Cura quotidiana

La presentazione del numero di Forward "Cronicità"

Antonio Addis

Dipartimento di epidemiologia Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

Una malattia non risolta la sintetizziamo con il termine “cronicità”, ma non sempre si tratta di una cattiva notizia. È il tema affrontato in queste pagine di Forward, a cui il gruppo di lavoro ha voluto dedicare il secondo numero dell’anno.

In alcuni casi, la cronicità rappresenta il fallimento della cura definitiva: la malattia segna la quotidianità, imponendo una distanza costante dal pieno recupero della salute. In altri casi, però, è un successo in quanto la conquista è l’allungamento della sopravvivenza in patologie che fino a ieri erano condanne certe.

In ogni situazione si tratta comunque di patologie e delle loro conseguenze con cui fare i conti ogni giorno, che richiedono una presa in carico continua, con interventi più complessi, e che chiamano in causa diversi ruoli e competenze.

Dell’importanza di questo tema si rendono conto soprattutto oggi coloro che più di tutti lo portano sulle proprie spalle: i caregiver. Sono loro a chiedere di ripensare metodi e strategie organizzative per una cura più efficace della cronicità. Un’esigenza che, nel caso di alcune malattie tra cui quelle rare, aiuterebbe anche a cogliere e valorizzare al meglio terapie spesso sperimentate solo nel breve periodo.

Bisogna poi considerare quanto, in una popolazione che invecchia come la nostra, il dover mettere in conto un periodo più o meno lungo di cura stia diventando un fenomeno sempre più frequente.

Come di consueto, in questo approfondimento troverete spunti di riflessione differenti e modi diversi di approfondire il tema della cura nella quotidianità. In tutti i contributi presentati, però, ho colto personalmente una linea comune che mi risuona in testa come uno scioglilingua e che invita a riflettere sul modello di medicina da costruire nel prossimo futuro: per aggiungere tempo alla cura ci vuole cura nel tempo (o del tempo), non solo tempo di cura.