Ri-innovare le cure anestesiologiche e intensive

Tra innovazione e disuguaglianze

Elena Giovanna Bignami

Uoc 2 Anestesia e rianimazione e terapia antalgica, Aou Parma - Scuola di specializzazione in anestesia rianimazione e terapia intensiva e del dolore, Università di Parma - Presidente Siaarti

By Aprile 2025Maggio 6th, 2025Nessun commento

Nel campo dell’anestesia, della rianimazione e della terapia intensiva e del dolore, il concetto di contrasto assume una connotazione peculiare. Se da un punto di vista strettamente clinico la nostra disciplina si caratterizza per un’azione tempestiva e mirata su eventi acuti, il vero contrasto oggi si manifesta sul piano sociale e organizzativo, nell’equilibrio tra progresso tecnologico e accessibilità alle cure.

La digitalizzazione e la telemedicina potrebbero rappresentare un vantaggio significativo per le diverse tipologie di pazienti che la nostra specialità si trova a gestire. Per esempio, esse consentono una gestione più efficiente delle valutazioni pre- e post-operatorie tra casa e ospedale. Allo stesso modo, in terapia intensiva, l’uso della telemedicina potrebbe rivelarsi determinante nella gestione di pazienti con gravi infezioni e necessità di alto contenimento, riducendo il rischio di diffusione di agenti patogeni. Inoltre, potrebbe facilitare la dimissione precoce di alcuni pazienti dalla terapia intensiva, compensando la carenza di posti letto e permettendo una redistribuzione più efficace delle risorse. Le nuove tecnologie offrono anche opportunità importanti nei percorsi di umanizzazione delle cure e nel campo della terapia del dolore e delle cure palliative, migliorando il monitoraggio e l’assistenza ai pazienti più fragili. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza pone al centro concetti fondamentali come “digitalizzazione” e “trasferimento tecnologico”, principi che accogliamo con grande favore. Ma è anche vero che se da un lato l’introduzione di nuove tecnologie – dall’intelligenza artificiale alla digitalizzazione, fino alla telemedicina – rappresenta un’opportunità straordinaria per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria, dall’altro è concreto il rischio che, nella pratica quotidiana, questo sviluppo possa acuire le disuguaglianze. Non tutti i pazienti, infatti, possono accedere in egual misura a questi strumenti, sia per motivi socio-economici sia per carenze infrastrutturali e formative. Uno degli aspetti più critici è la possibilità che si creino pazienti di serie A e di serie B: quelli che possono beneficiare appieno dell’innovazione e quelli che, per mancanza di supporto tecnologico e/o per mancanza di un caregiver competente, ne restano esclusi. La disparità non riguarda solo i pazienti, ma anche gli operatori sanitari, che si trovano a dover gestire competenze sempre più diversificate. Lo stesso vale per le realtà ospedaliere: strutture più avanzate e meglio finanziate possono integrare le nuove tecnologie con maggiore facilità rispetto a quelle meno attrezzate, aumentando così il divario territoriale nell’erogazione delle cure.

La sfida è aperta: trasformare il potenziale contrasto tra tecnologia e accessibilità in un’opportunità per costruire un sistema sanitario più equo e sostenibile.

Il nostro impegno, come Società italiana di anestesia, rianimazione e terapia intensiva – Siaarti, è quello di colmare queste lacune attraverso la formazione mirata del personale sanitario che consenta ai giovani specialisti di acquisire competenze solide per l’utilizzo delle nuove tecnologie, senza compromettere la qualità e la sicurezza delle cure. Abbiamo identificato quattro profili di giovani medici con diverse competenze tecnologiche e cliniche, su cui costruire percorsi di aggiornamento specifici per capire quali sono gli strumenti di intelligenza artificiale (e non solo) migliori da usare e quando, in che modo e con che limiti. Al contempo, è essenziale ridurre i divari tra le strutture sanitarie, affinché l’innovazione sia garantita su tutto il territorio e non prerogativa dei grandi centri, diventando un privilegio per pochi.

Per raggiungere questi traguardi, il coinvolgimento delle istituzioni è imprescindibile. Stiamo collaborando con l’Istituto superiore di sanità e le commissioni parlamentari per definire standard minimi e linee guida sui percorsi formativi degli anestesisti rianimatori al fine di assicurare un’implementazione equa delle nuove tecnologie su tutto il territorio nazionale. Inoltre, solo con un’azione coordinata tra società scientifiche, professionisti e decisori politici potremo evitare che la rivoluzione digitale crei nuove fratture nel sistema sanitario.

A ciò si aggiunge il tema della sostenibilità ambientale delle nuove tecnologie, un aspetto cruciale che non possiamo ignorare. Pertanto la medicina del futuro deve essere innovativa, ma anche inclusiva e sostenibile. È nostro dovere garantire che ogni paziente, ogni medico e ogni struttura beneficino dei progressi scientifici e tecnologici. La sfida è aperta: trasformare il potenziale contrasto tra tecnologia e accessibilità in un’opportunità per costruire un sistema sanitario più equo e sostenibile.