Questi saggi riguardano riflessioni che contribuiscono alla salute delle popolazioni, che possono informare la scienza e la ricerca e, forse indirettamente, l’azione. In definitiva, il blog The Healthiest Goldfish vuole essere un progetto costruttivo. Mi interessa costruire strutture alle quali tutti noi possiamo contribuire, che possiamo creare e che generino salute. Tuttavia, parlando di costruire un’architettura intellettuale che favorisca la salute, temo che a volte dimentichiamo il “perché” del nostro lavoro: la ragione per cui cerchiamo di promuovere la salute. Questo timore è stato un tema ricorrente in questi saggi. Come ho già scritto in un altro post [1], generiamo salute non per il suo valore intrinseco, ma affinché le persone possano vivere, e vivere pienamente. La salute è un mezzo, non un fine, ed è importante lasciare spazio alla gioia che accompagna una vita in salute.
Fatta questa premessa, però, credo che rimanga un altro punto da sottolineare per una filosofia pratica della salute [2]. In che modo queste strutture supportano concretamente la vita? Le informazioni che abbiamo appreso finora su cosa significhi vivere in modo ottimale sono state sviluppate negli ultimi anni in una crescente letteratura sul benessere umano [3]. E ed è positivo, ma l’aspetto particolare che voglio affrontare oggi riguarda il diritto delle persone a vivere come scelgono e il delicato equilibrio che dobbiamo trovare tra il modo in cui pensiamo a questa libertà e il modo in cui agiamo per rispettarla.
La salute è un mezzo, non un fine, ed è importante lasciare spazio alla gioia che accompagna una vita in salute.
Questo concetto di scelta solleva una tensione: cosa facciamo quando le persone decidono di vivere non curandosi della propria salute? Una domanda forse scomoda. Quando lavoriamo tanto per creare le condizioni per la salute delle persone, per creare condizioni di libertà dalle malattie [4], lo facciamo con l’aspettativa implicita che le persone utilizzino questa opportunità per vivere una vita nobilitata, per comportarsi in modo tale da elevare, per così dire, la condizione umana, come si conviene al duro lavoro che abbiamo svolto per crearne le condizioni necessarie. Ci sentiamo a nostro agio con l’idea di costruire strutture che permettano a tutti di essere sani, quando ciò avviene con la presunzione che tutti vivranno in modo pro-sociale e contribuendo a diffondere il bene. Ma cosa succederebbe se non fosse sempre così? E se stessimo creando uno spazio in cui le persone possono adottare comportamenti non in linea con i nostri valori? Questi comportamenti potrebbero andare contro la nostra visione di un mondo più sano per le popolazioni o contro la nostra concezione della salute individuale. E se le persone che stiamo cercando di sostenere non ripagassero questo impegno?
Per rendere la questione più concreta: quanta pazienza dovremmo avere nei confronti di chi sceglie di lavorare per aziende che producono prodotti dannosi, ad esempio lavorando come legali di aziende che producono tabacco o armi da fuoco? Per rendere il concetto ancora più concreto, come dovremmo considerare coloro che, vivendo all’interno di strutture che creano opportunità per la salute, scelgono di stare pigramente sul divano a guardare repliche infinite, a scapito della loro salute sia fisica che mentale?
Abbiamo la responsabilità di essere riflessivi nel confrontarci con valori e prospettive diverse dalla nostra, per rispettare l’autonomia e la dignità di ogni individuo.
Suggerisco una duplice risposta a queste domande.
Innanzitutto, dovremmo essere molto tolleranti. Anzi, per essere più precisi, si potrebbe affermare che sia sbagliato ragionare in termini di tolleranza. Farlo rischia di avere un’eco di condiscendenza, di sicura presunzione riguardo alla correttezza della nostra prospettiva. Nel mondo delle idee, è fondamentale considerare sempre la possibilità che potremmo sbagliare, che gli altri abbiano ragione e che, anche quando la persona con cui ci confrontiamo si sbaglia, possa comunque insegnarci qualcosa. Abbiamo anche la responsabilità di essere attenti nel confrontarci con valori e prospettive diverse dalla nostra, per rispettare l’autonomia e la dignità di ogni individuo. Se puntiamo a creare uno spazio in cui le persone possano essere sane e scegliere liberamente come vivere, incarnando il valore illuministico dell’autonomia personale [5] e del rispetto per le scelte di ciascuno, sta a noi rispettare tali scelte, non stigmatizzarle o rimproverarle. Quest’ultima mossa sarebbe decisamente disallineata rispetto agli obiettivi morali ed estetici della salute [6] e incoerente con la centralità dell’autonomia che dovrebbe essere il cuore di qualsiasi filosofia della salute [2].
In secondo luogo, queste stesse scelte dovrebbero, in modo un po’ circolare, incoraggiarci a intensificare gli sforzi per scoraggiare tali comportamenti, senza giudizio o pregiudizio, ma con la massima determinazione possibile, pur preservando il rispetto per l’autonomia degli individui. Rispettare le prospettive altrui non significa rinunciare alle proprie, né significa smettere di sostenerle con forza. Per esempio, possiamo accettare che alcune persone vogliano lavorare per i produttori di armi da fuoco, anche se noi sosteniamo con forza e con dati certi un mondo senza armi [7]. Ragionare in questo modo è un uso molto più produttivo del nostro tempo e delle nostre energie rispetto al condannare chi non condivide le nostre idee. Perché se riusciamo a formulare una tesi morale convincente contro l’esistenza delle armi da fuoco, la nostra speranza è che nessuno voglia più produrle o venderle, risolvendo così il problema alla radice. Allo stesso modo, se incentiviamo attività più gratificanti del restare pigramente sul divano, possiamo creare una struttura di incentivi in cui le attività salutari risultino più attraenti e accessibili. Quando ci sentiamo frustrati dai comportamenti di chi agisce in modo contrario a come vorremmo che vivesse la propria vita, dovremmo usare questa stessa frustrazione come motivazione per impegnarci più efficacemente — sempre con compassione e rispetto [8] — nel sostenere politiche che possano creare un mondo più sano per tutti, supportate da argomenta0zioni convincenti.
Ci saranno sempre, naturalmente, persone che non condividono le aspirazioni di una vita più sana. E questo va bene. Anzi, va più che bene. È una caratteristica necessaria del mondo migliore che speriamo di costruire. Alla fine del film Collision, un documentario su un dibattito tra il teologo Douglas Wilson e l’antiteista Christopher Hitchens, c’è una scena in cui Hitchens fa un’ammissione sorprendente [9]. Afferma che, se dovesse riuscire a convincere quasi tutti sulla Terra a diventare atei e si trovasse di fronte all’ultimo dei credenti, non cercherebbe di convincerlo. Non vorrebbe sradicare completamente la visione a cui lui stesso si oppone con tanta passione. Confessa di non sapere bene il perché, ma sa che non lo farebbe. Possiamo immaginare che sia perché la persistenza di prospettive diverse impedisce alla nostra visione del mondo di diventare oppressiva o autoritaria. Un mondo sano è quello che rispetta l’autonomia individuale, dove ognuno può vivere come desidera, e non dovremmo desiderare che sia altrimenti.
La ricerca della salute deve sempre essere radicata in ciò che è umano, in ciò che supporta la vita ricca e piena in tutte le sue perplessità e contraddizioni.
Il fulcro della costruzione di questo mondo è la nostra capacità di convivere con le contraddizioni. Questo può risultare difficile per una disciplina scientifica come la nostra [10]. Il nostro obiettivo è identificare i problemi per sviluppare e implementare soluzioni chiare. Può sembrare controintuitivo dire che dovremmo accettare contraddizioni, ambiguità e tensioni irrisolte nella nostra ricerca di un mondo più sano. Eppure, un mondo più sano è quello in cui le contraddizioni rimangono presenti, riflettendo una realtà in cui le persone sono veramente libere di vivere come desiderano. Gli esseri umani sono contraddittori – la vita è contraddittoria. Ciò che questo implica può non piacerci sempre, ma tale è la realtà della nostra esistenza, e la ricerca della salute deve sempre essere radicata in ciò che è umano, in ciò che sostiene una vita ricca e piena in tutte le sue perplessità e contraddizioni.
Creare un mondo più sano significa creare un mondo in cui le persone possano vivere come desiderano.
Sono abbastanza pragmatico da rendermi conto che probabilmente non riusciremo mai a ottenere un pieno successo in questa direzione. Vorremo sempre, in qualche misura, appianare la complessità; saremo sempre, in qualche misura, a disagio con coloro che sembrano respingere i nostri sforzi o che lavorano attivamente contro di essi. Questo è uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere su questo tema oggi. Proprio come le comunità con cui ci relazioniamo sono fatte di esseri umani, lo siamo anche noi, e sebbene alcuni potrebbero non accettarci mai o non recepire ciò che diciamo, potremmo a nostra volta non sentirci mai completamente a nostro agio con coloro che si oppongono alla salute. Tuttavia, possiamo comunque accettare, con spirito di compassione e umiltà [8], che creare un mondo più sano significa crearne uno in cui le persone possano vivere come desiderano.
Questo articolo è stato pubblicato sul blog The Healthiest Goldfish, il 24 agosto 2024, con il titolo “On respecting individual autonomy, creating structures that allow all people to live as we choose to”. È stato tradotto e pubblicato su Forward grazie a un accordo con l’autore, che ringraziamo per la sua disponibilità.
Bibliografia
[1] Galea S. Revisiting the question of “why health?” The Healthiest Goldfish, 29 aprile 2023.
[2] Galea S. On a new practical philosophy of health. The Healthiest Goldfish, 28 gennaio 2023.
[3] Logan AC, Berman BM, Prescott SL. Vitality revisited: the evolving concept of flourishing and its relevance to personal and public health. Int J Environ Res Public Health 2023;20:5065.
[4] Galea S. Freedom “to” vs. Freedom “from”. Boston university – School of public health, 19 marzo 2017.
[5] Galea S. Reason + health. The Healthiest Goldfish, 5 marzo 2021.
[6] Galea S. The moral, aesthetic, and intellectual case for health. The Healthiest Goldfish, 7 ottobre 2023.
[7] Galea S. Making the case for a world without guns. Lancet Public Health 2019;4:e266-7.
[8] Galea S. The obligation for humility and compassion. . The Healthiest Goldfish, 8 giugno 2023.
[9] Christopher Hitchens makes a shocking confession – www.youtube.com/watch?v=E9TMwfkDwIY
[10] Galea S. Population health science as a prerequisite for moral argument in health. The Healthiest Goldfish, 25 maggio 2024.

