- Caro signor Giuseppe, lei ha avuto un infarto appena un anno fa e le hanno messo tre stent, il colesterolo dovrebbe essere molto più basso… mi sa che dovrò aumentare ancora la dose.
- Dice sul serio? Non basta quella che sto assumendo?
- Purtroppo sembra che non sia abbastanza, le spiego… Nel suo caso il rischio di avere un altro infarto è molto elevato, non possiamo far finta di niente, non è che perché lei ha tre stent si possa ritenere “guarito”. Però … mi dica in tutta sincerità… lei la statina la prende ogni giorno oppure…
- Beh, diciamo non tutti i giorni, sa qualche volta mi dimentico…
Il medico di medicina generale affronta quotidianamente una vasta gamma di problemi diagnostici e relazionali, tra cui l’aderenza del paziente alle terapie prescritte. La compliance è particolarmente rilevante nella medicina primaria, poiché, a differenza dell’ambiente ospedaliero, dove il paziente ha un ruolo passivo e segue protocolli standardizzati, nel contesto territoriale il paziente mantiene un maggiore potere decisionale e, di conseguenza, è più incline a non seguire correttamente le prescrizioni. Inoltre, le terapie nel setting territoriale sono generalmente più complesse e durature, riguardando malattie croniche come diabete, ipertensione e dislipidemia, che sono spesso asintomatiche e difficili da monitorare, con un conseguente calo della motivazione ad aderire al trattamento.
La mancata aderenza terapeutica può portare a gravi conseguenze, come il peggioramento della malattia o l’insorgenza di complicanze. Ad esempio, un paziente con ipertensione e diabete che non segue le indicazioni per l’alimentazione, l’esercizio fisico o la farmacoterapia è a rischio maggiore di complicazioni cardiovascolari e iperglicemie gravi. Studi dimostrano che circa il 50 per cento dei pazienti in trattamento per ipertensione interrompe la terapia dopo un anno, e molti dimenticano frequentemente di assumere i farmaci. I pazienti possono anche modificare la dose, l’orario di assunzione o interrompere prematuramente la terapia senza consultare il medico.
Quali sono le cause di una scarsa compliance? Le cause sono molteplici e derivano da una combinazione di fattori legati alla comunicazione, alle caratteristiche del paziente e alle sue circostanze personali. Una delle ragioni principali è una cattiva comunicazione da parte del medico, che può rendere poco chiare le indicazioni terapeutiche. Inoltre, la scarsa comprensione delle istruzioni da parte del paziente e schemi posologici complessi possono aumentare la difficoltà nell’aderire correttamente alla terapia. La paura degli effetti collaterali, il timore di reazioni avverse o l’incertezza sulla sicurezza del trattamento possono portare alcuni pazienti a interrompere autonomamente la terapia. La fiducia nei farmaci e nella loro efficacia è un altro aspetto critico, così come la convinzione che la terapia non sia necessaria quando la condizione clinica sembra migliorare o, al contrario, quando il paziente non percepisce un miglioramento. Inoltre, la presenza di condizioni come la depressione o l’ansia può ridurre la motivazione a seguire correttamente le indicazioni del medico. Lunghe attese per esami o visite possono dissuadere dalla continuità della terapia, così come una bassa accettazione della malattia o una cattiva relazione con il medico. La mancata consapevolezza dei rischi legati a una scarsa compliance può portare il paziente a non seguire le indicazioni con la dovuta attenzione.



Fonte: Rapporto Osmed 2023 “L’uso dei Farmaci in Italia”.
Inoltre, ci sono anche difficoltà di contesto che ostacolano la compliance, come la mancanza di supporto familiare o sociale, specialmente negli anziani che vivono da soli e non hanno aiuti per andare dal medico o eseguire gli esami. L’età avanzata rappresenta un fattore di rischio significativo, poiché gli anziani spesso devono affrontare regimi terapeutici complicati, con l’aggravante di eventuali deficit cognitivi che comprometterebbero la loro capacità di seguire le prescrizioni e le difficoltà visive o uditive che ostacolano la comprensione delle istruzioni o la lettura delle etichette dei farmaci. Anche condizioni fisiche che compromettono la mobilità, come l’artrosi o il morbo di Parkinson, possono rendere difficile l’assunzione dei farmaci o l’utilizzo di dispositivi terapeutici come gli inalatori.
Come accorgersi di una compliance insufficiente? Riconoscere la scarsa aderenza alle terapie da parte di un paziente può essere difficile, in quanto spesso i pazienti non ammettono apertamente di non seguire le prescrizioni per timore di essere giudicati o per compiacere il medico. Tuttavia, ci sono segnali che possono aiutare a identificare una compliance insufficiente, come la mancata partecipazione ai controlli programmati o una risposta insufficiente ai farmaci. Ad esempio, un paziente che assume una dose inferiore o saltuaria del farmaco prescritto, nonostante la terapia raccomandata. È utile indagare direttamente chiedendo al paziente se ha difficoltà a seguire le indicazioni e controllare la regolarità delle prescrizioni, oggi semplificata grazie alle cartelle informatizzate.
Come il medico può migliorare l’aderenza terapeutica? Non esiste una soluzione unica per tutti i pazienti, ma è necessario un approccio multifattoriale. La base è instaurare un buon rapporto medico-paziente, orientato alla collaborazione. È importante comunicare in modo chiaro, con linguaggio semplice, adattato al livello di comprensione del paziente. Fornire istruzioni brevi e facilmente comprensibili e ripetere le informazioni più importanti aiuta a garantire che il paziente comprenda bene le indicazioni. L’inclusione della famiglia, quando appropriato, può essere un ulteriore aiuto. È fondamentale semplificare lo schema terapeutico, utilizzando farmaci a somministrazione unica giornaliera, pillole intelligenti, dispenser settimanali o applicazioni di promemoria. Inoltre, la de-prescrizione, ossia la riduzione dei farmaci non necessari, può essere un’altra strategia efficace. Tecnologie innovative come la digital health, il telemonitoraggio e i dispositivi intelligenti per l’assunzione dei farmaci (come gli “smart pill dispensers”) stanno emergendo come strumenti promettenti per migliorare l’aderenza alla terapia. Questi dispositivi, integrati con sensori e applicazioni mobili, permettono di monitorare e registrare l’assunzione dei farmaci, aiutando a gestire meglio la terapia e aumentando la consapevolezza del paziente.

