Un’orchestra di competenze per una salute

I punti di forza dell’Italia e le azioni del Ministero della salute

Intervista a Giovanni Leonardi

Direttore Dipartimento One health Ministero della salute

By Novembre 2024Novembre 12th, 2024Nessun commento

“L’obiettivo ora è creare un osservatorio One health. Da una parte per monitorare e promuovere le tante buone pratiche che già ci sono sul territorio,  dall’altra per valutare gli aspetti da migliorare e implementare. Il principio che ci guida è che One health non sia solo uno slogan, ma un approccio metodologico che deve declinarsi su tutte le aree e a tutti i livelli, da quello internazionale a quello locale”. Dati, coordinamento e metodo sono i capisaldi che guidano l’azione del Ministero della salute in tema di One health. Ad illustrarli è Giovanni Leonardi, che da qualche mese guida il Dipartimento della salute umana, della salute animale e dell’ecosistema – One health e dei rapporti internazionali del dicastero dopo esserne stato il Segretario generale.

Il Dipartimento è frutto della recente riorganizzazione del Ministero, ma l’attenzione a questi temi non è nuova.

Già quando ero direttore generale delle professioni sanitarie confrontandomi con altri Paesi europei, notavo che noi consideravamo la professione veterinaria come una professione sanitaria, mentre in molti altri Paesi non veniva considerata tale. Il fatto che il Ministero della salute regolasse in modo uniforme e vigilasse gli ordini professionali veterinari dava un’impronta chiaramente sanitaria alla professione e, di conseguenza, alle attività svolte dai veterinari. Eravamo avanti rispetto ad altri Paesi, e questo si è visto chiaramente con la crisi della “mucca pazza”, quando il valore aggiunto della veterinaria in Italia rispetto ad altri Paesi europei emerse in modo evidente. Inoltre, i temi della salute animale e quello della sicurezza alimentare sono stati storicamente molto legati nell’azione del Ministero. A questo va aggiunta la rete degli istituti zooprofilattici sperimentali che, in coordinamento con le direzioni tecniche della veterinaria, svolgevano azioni sul territorio. Anche se l’approccio One health era già presente da tempo, con la pandemia ha acquisito rilevanza politica. Questo ha portato alla creazione del Dipartimento One health che ricomprende le due direzioni generali preesistenti, quella della sanità animale e dei farmaci veterinari, e quella per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e della nutrizione, includendo anche una direzione generale dedicata alla salute umana e agli stili di vita, con focus su temi come l’invecchiamento, la tutela dei fragili e le questioni ambientali e i rapporti con l’ecosistema.

Come sta evolvendo il programma One health delle Nazioni Unite e quali sovrapposizioni ci possono essere tra i ministeri di salute e ambiente?

Al Ministero della salute, un ufficio si è sempre occupato di tutti gli aspetti che legavano ambiente e salute. Ora queste competenze sono confluite al Dipartimento One health e sono state rafforzate dal Piano nazionale complementare che affianca il Pnrr con cui sono stati stanziati 500 milioni di euro per il Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici che mira a saldare queste competenze.  L’obiettivo è far collaborare il settore della salute e quello ambientale, insieme a Ispra e le agenzie regionali per l’ambiente, e creare un sistema informativo che permetta di gestire meglio la salute umana in relazione ai fattori ambientali.

Questo bilanciamento di tematiche è forse l’aspetto più impegnativo?

La sfida più grande per il Dipartimento è proprio quella dell’equilibrio. Equilibrio tra le tante competenze su cui è chiamato a lavorare, sapendo che non sono tutte competenze presenti al suo interno e, in alcuni casi, nemmeno all’interno del Ministero, proprio perché l’approccio One health è un approccio che abbraccia tutte le politiche della salute e non solo. Dunque, è uno sforzo che deve coinvolgere anche gli altri dipartimenti e che richiede una stretta correlazione, un lavorare in squadra con gli altri in modo generoso. E lo stesso vale anche per tutti gli stakeholder esterni, innanzitutto per le altre amministrazioni. Parlavamo dell’ambiente, ma anche l’agricoltura, le politiche sociali, lo sviluppo economico e l’istruzione sono coinvolti in questo approccio. Pensiamo, ad esempio, agli stili di vita e al tema delle dipendenze che coinvolge tanto noi, quanto il dipartimento della Presidenza del Consiglio e le altre istituzioni. Quindi ci vuole una grossa capacità di mettersi al servizio e in sinergia con le altre amministrazioni, con le altre direzioni generali e gli altri dipartimenti del ministero.

Questi aspetti sono forse ancora più importanti a livello regionale, vista la competenza che hanno questi enti sulla sanità.

Un ruolo chiave è quello degli istituti zooprofilattici che ormai sono attratti nell’orbita regionale o interregionale: attualmente sono dieci in tutta Italia, alcuni con un ambito di azione regionale, altri, nella maggior parte, interregionale su due o più Regioni. Loro possono facilitare i contatti e il dialogo tra Ministero ed ente locale. Ma, chiaramente, l’altro importante interlocutore è rappresentato dai dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali che sono ancora più ramificati sul territorio e che hanno un ruolo di raccordo. Poi ci sono aspetti legati più propriamente alla salute umana, come gli stili di vita, l’invecchiamento attivo, la tutela della salute mentale, la sanità penitenziaria e molti altri. Insomma, sono tutti temi su cui il Dipartimento ha competenze e su cui deve ovviamente trovare, come già sta accadendo, momenti di dialogo con Regioni, perché poi sono le Regioni che portano avanti le politiche sul loro territorio.

Per i cittadini il tema One health e il legame stretto tra la nostra salute, quella degli animali e quella dell’ambiente è apparso molto chiaro con covid-19 e con le recenti zoonosi.

È un legame presente nella nostra vita quotidiana e con cui dobbiamo fare i conti. Questo non vuol dire, ovviamente, che dobbiamo essere allarmisti, ma semplicemente tenere alta la guardia. E anche qui, fondamentale è l’interazione tra i dipartimenti, in particolare quello della prevenzione, che gestisce le emergenze sanitarie e le malattie infettive. A livello territoriale, l’integrazione tra laboratori veterinari e di salute umana è essenziale per contribuire alla prevenzione e al contrasto delle emergenze, come già visto con covid-19. Un altro tema su cui siamo impegnati, anche nel G7 Salute, è l’antimicrobico resistenza, una seria minaccia alla salute pubblica e degli animali e dell’ambiente. Stiamo lavorando a strategie internazionali per ridurre l’uso di antibiotici e incentivare la ricerca di nuove molecole attraverso supporti finanziari.

A cura di Cesare Buquicchio