Sulla strada del “pensiero ecologico”

Come si sta muovendo l’Istituto superiore di sanità?

Umberto Agrimi

Direttore Dipartimento di sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria, Istituto superiore di sanità

By Novembre 2024Nessun commento

Dalla pandemia di covid-19, il riferimento al valore dell’approccio One health è entrato (non sempre in maniera calzante) nella gran parte dei documenti strategici nazionali e internazionali in tema di salute. Chiarire la definizione di One health è quindi utile per comprenderne meglio l’applicazione. Il concetto è evoluto nel tempo con l’avanzamento delle conoscenze e la consapevolezza dell’impatto umano sull’ambiente. Secondo la definizione più recente, adottata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dall’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), dall’Organizzazione mondiale della sanità animale (Woah) e dal Programma per l’ambiente delle Nazioni unite (Unep), One health è un approccio integrato che punta a bilanciare e ottimizzare in modo sostenibile la salute di persone, animali ed ecosistemi. Si è passati da una visione operativa incentrata sulla collaborazione interprofessionale a una più ambiziosa, in cui la collaborazione diventa strumento per raggiungere questi obiettivi.

Dalla visione antropocentrica – e quindi egocentrica – che caratterizza il nostro pensarci come entità superiori ed esterne al contesto naturale, occorre passare ad una visione ecocentrica.

L’evoluzione del concetto di One health

L’obiettivo di “bilanciare e ottimizzare in maniera sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi” richiede un cambiamento culturale sostanziale e un ribaltamento della prospettiva. Dalla visione antropocentrica – e quindi egocentrica – che caratterizza il nostro pensarci come entità superiori ed esterne al contesto naturale, occorre passare ad una visione ecocentrica, ovvero capace di esercitare il pensiero ecologico, quello che riconosce che “la salute degli esseri umani, degli animali domestici e selvatici, delle piante e dell’ambiente in generale sono strettamente collegati e interdipendenti”.

Una delle precedenti definizioni pubblicate dall’Oms recitava che “One health è un approccio alla progettazione e all’implementazione di programmi, politiche, norme e programmi di ricerca in cui più settori comunicano e lavorano insieme per ottenere migliori risultati di salute pubblica. L’approccio One health è fondamentale per affrontare le minacce alla salute nell’interfaccia tra animali, esseri umani e ambiente”. In quella definizione, il focus era puntato sulla salute pubblica. Il fatto che l’attuale definizione di One health, adottata anche dall’Oms, ponga sullo stesso piano “la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi” segna un importante cambio di paradigma. Questo non significa tuttavia negare il primato all’essere umano ma ribadire che quel primato lo si può garantire solo in una dimensione unitaria della salute, che riconosce i costitutivi e ineludibili legami tra le tre dimensioni della One health.

L’attuale definizione di One health introduce per la prima volta i concetti di “sostenibilità” e di “ecosistemi”. Entrambi hanno una forte valenza rispetto alla dimensione “ambiente” a sottolineare il fatto che la componente sinora negletta della One health si propone come quella emergente. In particolare, l’aver sostituito il termine generico di “ambiente” con quello di “ecosistemi” chiarisce che l’ambiente deve essere preservato nell’integrità dei suoi costituenti biotici e abiotici e delle relazioni che tra questi si sviluppano.

L’adozione di un approccio olistico

L’evoluzione della locuzione procede di pari passo con le ragioni della sua rilevanza, anch’esse mutate nel tempo. A lungo la One health è stata declinata prevalentemente nei termini della collaborazione medico-veterinaria nell’ambito delle zoonosi. Oggi, è la dimensione globale delle grandi sfide, quali pandemie, cambiamento climatico e inquinamento ambientale, a rendere cruciale l’adozione di un approccio olistico che consideri la salute in tutte le sue dimensioni. È la salute della nostra specie, o almeno delle nostre società come oggi le conosciamo, ad essere messa in discussione.

L’introduzione del tema del bilanciamento e dell’ottimizzazione della salute nei suoi tre domini sollecita l’adozione di misure e iniziative capaci di produrre benefici per l’uomo e il Pianeta. Gli esempi non mancano. Con il Green deal, l’Europa ha avuto l’ambizione di proporsi come apripista di una nuova cultura per l’ambiente. Tra le tante misure previste, la riduzione del 50 per cento dell’utilizzo dei pesticidi in agricoltura e del pertinente rischio per l’uomo e l’ambiente entro il 2030, ovvero le misure di ripristino e conservazione degli ecosistemi degradati entro il 2050 previsti dalla Nature restauration law, sono iniziative legislative di fortissimo impatto One health, purtroppo messe in discussione dalla nuova Commissione europea.

La possibilità di azione a livello individuale e locale è grande e passa attraverso la collaborazione interdisciplinare.

La dimensione delle sfide che deve affrontare la One health sembra tale da rendere marginale la possibilità di azione e il ruolo del singolo, delle singole organizzazioni o, addirittura, dei singoli Paesi. In realtà, pur avendo chiara la dimensione delle sfide ed esercitando quello sguardo ampio nella comprensione delle relazioni tra salute dell’uomo e del Pianeta, la possibilità di azione a livello individuale e locale è grande e passa attraverso la collaborazione interdisciplinare. Infatti, il quadripartito Oms/Fao/Woah/Unep specifica che “l’approccio One health mobilita molteplici settori, discipline e comunità a vari livelli della società”. Ecco allora che qualunque azione capace di rompere i silos disciplinari e integrare le conoscenze tra i tre domini della One health al fine di “promuovere il benessere e contrastare le minacce alla salute e agli ecosistemi, affrontando al contempo l’esigenza collettiva di cibo, acqua, energia e aria sani, intervenendo sul cambiamento climatico e contribuendo allo sviluppo sostenibile” è un contributo all’avanzamento della One health.

L’insicurezza alimentare nel mondo

L’insicurezza alimentare nel mondo
Il mondo è lontano dal raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile che mirano a porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e alla malnutrizione entro il 2030. I conflitti, i cambiamenti climatici, le difficoltà economiche e le disuguaglianze persistenti continuano a generare crisi alimentari. Secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari della Fao, 2,33 miliardi di persone hanno avuto difficoltà ad accedere a cibo di qualità e 864 milioni di persone affrontano una grave insicurezza alimentare. L’Africa è la regione più colpita. I dati mostrano anche che l’insicurezza alimentare è più alta nelle aree rurali rispetto a quelle urbane, sebbene l’urbanizzazione porti con sé una maggiore disponibilità di cibo e servizi. Tuttavia, persistono forti disuguaglianze anche nelle città. Inoltre, le donne continuano a sperimentare livelli più elevati di insicurezza alimentare rispetto agli uomini. Sebbene questo divario si sia ridotto nel 2023 rispetto al 2020 quando, con la pandemia, si era accentuato. Il sistema alimentare globale sta contribuendo in modo determinante alla crisi ambientale che compromette le condizioni di vita sul Pianeta e che a sua volta rende più deboli i sistemi agroalimentari, e sta fallendo nel suo obiettivo di garantire a tutti l’accesso al cibo sano. È urgente trasformare i sistemi agroalimentari in un’ottica One health.

L’insicurezza alimentare nel mondo
Il mondo è lontano dal raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile che mirano a porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e alla malnutrizione entro il 2030. I conflitti, i cambiamenti climatici, le difficoltà economiche e le disuguaglianze persistenti continuano a generare crisi alimentari. Secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari della Fao, 2,33 miliardi di persone hanno avuto difficoltà ad accedere a cibo di qualità e 864 milioni di persone affrontano una grave insicurezza alimentare. L’Africa è la regione più colpita. I dati mostrano anche che l’insicurezza alimentare è più alta nelle aree rurali rispetto a quelle urbane, sebbene l’urbanizzazione porti con sé una maggiore disponibilità di cibo e servizi. Tuttavia, persistono forti disuguaglianze anche nelle città. Inoltre, le donne continuano a sperimentare livelli più elevati di insicurezza alimentare rispetto agli uomini. Sebbene questo divario si sia ridotto nel 2023 rispetto al 2020 quando, con la pandemia, si era accentuato. Il sistema alimentare globale sta contribuendo in modo determinante alla crisi ambientale che compromette le condizioni di vita sul Pianeta e che a sua volta rende più deboli i sistemi agroalimentari, e sta fallendo nel suo obiettivo di garantire a tutti l’accesso al cibo sano. È urgente trasformare i sistemi agroalimentari in un’ottica One health.

Più ricerca, più sorveglianza

Presso l’Istituto superiore di sanità (Iss) sono attive numerose iniziative One health, soprattutto nell’ambito della ricerca e della sorveglianza sulle malattie infettive di natura zoonotica tra cui le malattie a trasmissione vettoriale e le malattie a trasmissione alimentare per le quali l’Iss svolge un ruolo di cerniera tra ambito veterinario e ambito umano. L’Istituto è infatti un unicum nel panorama nazionale e internazionale, prevedendo nella sua organizzazione, specifiche strutture nell’ambito della sanità pubblica, della medicina veterinaria e dell’ambiente. Con l’obiettivo di integrare la dimensione ambiente nella sorveglianza delle malattie infettive, è molto attivo nello sviluppo della sorveglianza ambientale sui reflui urbani, contesto privilegiato per il monitoraggio della circolazione dei patogeni nella popolazione umana.

L’integrazione dei dati provenienti dai tre domini è un tema cruciale della One health. A tale scopo, l’Iss ha sviluppato una piattaforma bioinformatica denominata Irida-Aries per la sorveglianza genomica delle malattie infettive con l’intento di fornire alle strutture del Servizio sanitario nazionale uno strumento per la raccolta, analisi automatica e condivisione delle informazioni di sequenziamento genomico in supporto alla sorveglianza. Gli obiettivi principali sono il rilevamento precoce di focolai epidemici e l’integrazione dei dati genomici provenienti da isolati umani e alimentari/ambientali/animali per l’identificazione delle sorgenti di infezione. Su questa piattaforma operano la sorveglianza delle varianti di sars-cov-2, la sorveglianza di Escherichia coli produttore di shigatossina, oggi investita da forte interesse per via della contaminazione di formaggi freschi a latte crudo e la sorveglianza della listeriosi, malattia causata da un batterio trasmesso da alimenti salito recentemente alla ribalta delle cronache per via di una diffusa contaminazione delle insalate in busta.

Un’etica dell’alimentazione

Ma la One health non si limita alle malattie infettive. La vertiginosa crescita della popolazione umana e dei consumi alimentari a livello globale ha reso i sistemi alimentari insostenibili. Le Nazioni Unite stimano che entro il 2050 la popolazione umana del Pianeta si avvicinerà ai 10 miliardi e i consumi alimentari raddoppieranno. Questi fattori peseranno enormemente su un ambiente già sovrasfruttato. Infatti, la produzione alimentare a livello globale è la prima responsabile del consumo di suolo e di acqua ed è la prima causa della perdita di biodiversità. Inoltre, i sistemi alimentari sono i maggiori responsabili, assieme al settore della produzione energetica, della emissione di gas clima-alteranti. Ma, mentre ci affanniamo per cercare modi per incrementare le produzioni alimentari, a livello globale il numero di persone in sovrappeso o obese ha superato il miliardo, con tutto il carico di malattie che queste condizioni comportano (diabete, sindrome metabolica, forme tumorali, malattie cardiocircolatorie, ecc.).

La crescente attenzione, soprattutto delle giovani generazioni, nei confronti del benessere animale e di una nutrizione sana è il segnale dell’affermarsi di un’etica dell’alimentazione in linea con i principi della One health.

Ecco allora che la crescente attenzione soprattutto delle giovani generazioni nei confronti del benessere animale, della riduzione del consumo di carne e, più in generale, di una alimentazione sana è il segnale dell’affermarsi di un’etica dell’alimentazione in linea con i principi della One health: mangiare meno e più sano fa bene alla persona e fa bene all’ambiente. Coerentemente con tutto ciò, l’Iss – attraverso la partecipazione a progetti europei – sta contribuendo alla definizione di policies nutrizionali volte a promuovere la salute del cittadino, in linea con le necessità di sostenibilità e tutela dell’ambiente.