In Italia sono riconosciuti oltre 40 Siti di interesse nazionale (Sin): si tratta di aree identificate come particolarmente contaminate da attività industriali, rifiuti, o altre fonti di inquinamento e soggette a interventi di bonifica per ridurre o eliminare il rischio per la salute pubblica e per l’ambiente. Nel Lazio, a marzo 2005, a seguito del rilevamento di livelli di un isomero dell’esaclorocicloesano [1,2], significativamente superiori ai limiti di legge in campioni di latte crudo e foraggi prelevati in alcune aziende agricole del comprensorio di Colleferro, in Provincia di Roma, è stato dichiarato lo stato di emergenza nella Valle del Sacco. Successivamente, l’area è stata classificata come Sin. Il fiume Sacco ha agito come vettore per la contaminazione delle aree circostanti, sia attraverso le esondazioni che mediante l’irrigazione dei terreni con acque prelevate dal fiume, o per una combinazione di entrambi i fenomeni.
Sorveglianza sanitaria e rischi ambientali
Nel 2006, nell’ambito del programma “Salute della popolazione nell’area della Valle del Sacco”, è stata condotta un’indagine trasversale sulla popolazione locale, con un focus sul livello di accumulo di contaminanti organici (biomonitoraggio). Lo studio ha evidenziato un aumento delle concentrazioni di β-HCH con l’età, particolarmente tra i residenti entro un raggio di 1 chilometro dal fiume, coloro che utilizzavano acqua di pozzo privato per bere, cucinare o lavarsi, e quelli che consumavano cibi di produzione propria.
Sulla base dei risultati di questa indagine, e vista la varietà di potenziali effetti tossici associati al β-HCH, sebbene le evidenze scientifiche siano ancora incerte, la Regione Lazio ha avviato nel 2009 un programma di sorveglianza sanitaria ed epidemiologica per tutti i residenti nell’area a rischio (entro 1 chilometro dal fiume Sacco). Il programma includeva il monitoraggio biologico delle concentrazioni di β-HCH nel sangue e controlli sanitari periodici (clinici e strumentali) per i residenti nelle vicinanze del fiume. Inoltre, sono state implementate campagne di monitoraggio continuo degli allevamenti, a cura dell’Istituto zooprofilattico.
Recenti analisi condotte dal Dipartimento di epidemiologia del Lazio, nell’ambito del progetto Indaco [3,4], hanno mostrato come i livelli di β-HCH nel sangue della popolazione residente nelle vicinanze del Sin siano diminuiti nel tempo, ma con un chiaro gradiente proporzionale alla vicinanza del fiume. Inoltre, il consumo di cibi di produzione locale/propria e l’uso dell’acqua dei pozzi privati risultano essere fattori di rischio solo nella popolazione dei vecchi comuni del Sin, evidenziando delle differenze nel livello di contaminazione da β-HCH tra questa popolazione rispetto a quella dei nuovi comuni inclusi nel nuovo Sin, dimostrando come queste due popolazioni siano state esposte a pressioni ambientali molto diverse. In tutta la popolazione del Sin si confermano come determinanti della concentrazione di β-HCH i fattori precedentemente identificati, quali il genere femminile, l’aumento dell’età, l’indice di massa corporea elevato e un basso livello di istruzione.
Nel bacino del fiume Sacco l’inquinamento delle diverse matrici ambientali (acqua, aria e suolo) si innesta a diversi livelli. E soltanto un approccio One health, con il contributo di professionisti di diversa natura, può fornire risposte solide e concrete.
Dai dati alle politiche di contrasto
Questi risultati accendono un riflettore importante anche sulle tematiche delle disuguaglianze sociali che, negli ultimi anni, vedono la loro forbice esistenziale allargarsi ulteriormente. Infatti, le popolazioni svantaggiate presentano un alto livello di vulnerabilità a fattori di rischio sociale e ambientale. Perciò, è essenziale che politiche di contrasto e mitigazione vengano adottate con la piena consapevolezza della situazione contestuale.
Il concetto di One health rappresenta un approccio integrato e multidisciplinare alla salute, che riconosce l’interconnessione tra la salute umana, animale e ambientale. Questo paradigma è particolarmente rilevante nei siti inquinati dove la contaminazione può interessare la catena alimentare, poiché gli alimenti che consumiamo hanno un impatto diretto non solo sulla nostra salute, ma anche su quella degli animali e sull’ambiente da cui provengono.
L’esperienza nel Sin bacino del fiume Sacco, dove l’inquinamento delle diverse matrici ambientali (acqua, aria e suolo) si innesta a diversi livelli, racconta come soltanto un approccio One health, con il contributo di professionisti di diversa natura, possa fornire risposte solide e concrete. Per esempio, opere di bonifica del suolo, biomonitoraggio della popolazione umana e animale, salvaguardia della biodiversità e monitoraggio epidemiologico si rendono necessarie per una risposta globale al fine di tutelare la salute totale dell’area.
Bibliografia
[1] Porta M, Gasull M, Puigdomènech E, et al. Environmental pollution and human health: Biomonitoring and human biomarkers. Environ Research 2010;110:797-810.
[2] Culasso M, de Sario M, Zanni S, et al. Esposizione a esaclorocicloesano ed effetti sulla salute umana: una scoping review della letteratura. Recenti Progr Med 2023;114:549-51.
[3] Badaloni C, Renzi M, De Fiore C, et al. Un sistema di consultazione on-line sullo stato di salute della popolazione residente in un’area a forte pressione ambientale. Recenti Progr Med 2023;114:552.
[4] www.progettoindaco.it

