Cacciatori, ficcanasi e ballerini nel bosco di Forward

Per quanto tempo l’espressione One health riuscirà a catalizzare l’attenzione dei portatori di interesse nella sanità?

Luca De Fiore
By Novembre 2024Nessun commento

Fin da molto piccola, sapevo che in tutte le storie c’è un bosco; quando ne segue i misteriosi sentieri, il protagonista sempre si imbatte nella magia e finisce per trovarci qualche prodigio. Anch’io camminavo tra gli alberi, per mano a mio padre, nei lunghi pomeriggi di luglio. Eravamo soliti andare insieme in una minuscola biblioteca del parco, chiamato Parque Grande. Era una casetta che, per l’aspetto esterno e per il tetto, mi sembrava uscita da un racconto o forse da un villaggio alpino. (…) Le meraviglie di quel parco, promosso alla categoria di bosco dal mio sguardo di bambina, erano, com’è ovvio, frutto della fantasia: i libri e gli eroi che li abitavano, il mormorio dei pioppi, che con il loro bisbigliare sembrava promettessero un racconto; la biblioteca [1].

AL TERMINE DI QUEST’ANNO Forward avrà piantato trentasei alberi, quattro ogni dodici mesi dal 2016, anno di avvio del progetto. Trentasei alberi: uno per ciascuna delle parole – o delle locuzioni come nel caso di medicina di precisione, intelligenza artificiale, big data, spazi della cura e altre – che abbiamo scelto per raccontare come la medicina e la cura stanno cambiando davanti ai nostri occhi, così esigenti e così distratti. Le parole chiave che compongono la storia di Forward hanno riscosso un successo disuguale; alcune restano degli evergreen: basti pensare a valore/valori (2016), fake e postverità (2017) o sostenibilità (2019). Altre sembrano essere più legate a mode del momento, come nel caso di medicina di precisione (oggetto del primo approfondimento del progetto) o a ripresa/resilienza (2022). Per quanto tempo l’espressione One health riuscirà a catalizzare l’attenzione dei portatori di interesse nella sanità?

COME MOSTRA LA TIMELINE in questo numero (vedi l’articolo “La lunga storia di One health”), l’espressione “One health” è stata utilizzata nella sua forma moderna nel 1964. Calvin W. Schwabe, un veterinario americano, si schierò contro la suddivisione a compartimenti stagni della ricerca scientifica, utilizzando la locuzione “One medicine” per sintetizzare il significato del proprio punto di vista [2]. “I bisogni centrali dell’uomo comprendono la lotta alle malattie, la garanzia di cibo sufficiente, un’adeguata qualità ambientale e la creazione di una società in cui prevalgano i valori umani” ed è impensabile che la clinica medica da sola possa rispondere a queste sfide. Successivamente, l’espressione “One health” è diventata popolare nel 2004 con la pubblicazione dei dodici Principi di Manhattan promossi dalla Wildlife conservation society in occasione di una conferenza a New York, negli Stati Uniti [3]. I dodici punti del documento sollecitavano le comunità governative e scientifiche ad aspirare a un approccio più interdisciplinare, come necessità per risolvere i problemi pressanti e complessi che esistono alle intersezioni tra salute e società.

È A PARTIRE DAL 2010 che le ricerche sulla One health all’interno della banca dati del governo statunitense sono decollate (vedi grafico “Il trend delle pubblicazioni”). Da un’osservazione rapida della letteratura, abbiamo la conferma che la locuzione è quasi sempre associata a un approccio antropocentrico alla soluzione dei problemi di salute. Gran parte degli studi richiamati da questa keyword composta si concentrano sulla trasmissione di agenti zoonotici tra l’uomo e gli animali, in genere animali domestici a stretto contatto con l’uomo. Anche il benessere degli animali da compagnia è stato considerato attraverso questa lente antropocentrica, guardando alla salute degli animali in funzione del benessere fisico e mentale e/o della felicità dei loro proprietari.

Il trend delle pubblicazioni. L’espressione “One health” è stata inserita tra i termini mesh per la ricerca su PubMed solo nel 2018. La National Library of Medicine specifica che questa espressione indica “an integrative effort of multiple disciplines working collaboratively and locally, nationally, and globally in all aspects of health care for humans, animals, and the environment”.

LA LETTERATURA sulla One health sta dunque aumentando e sempre più spesso tra gli autori degli articoli figurano ricercatori di nazioni a medio e basso reddito. Non può sorprendere, però, che a figurare come autori di riferimento per la corrispondenza siano perlopiù ricercatori del primo mondo, che lavorano in nazioni ad alto reddito. Nello studio di Brown, le affiliazioni dei corresponding author sono soprattutto di istituzioni degli Stati Uniti (21 per cento di tutte le affiliazioni); seguono Regno Unito (10 per cento), Australia (5 per cento), Canada (4 per cento) e Italia (3 per cento). È interessante notare che la Cina è responsabile solo del 2,5 per cento di tutte le affiliazioni degli autori corrispondenti (vedi grafico “La geopolitica della ricerca”). Un’evidenza che lascia perplessi, se pensiamo che molte delle principali minacce alla salute pubblica globale (come la resistenza antimicrobica e le zoonosi emergenti) sono prevalenti nel Sud del mondo: è incoraggiante che le iniziative orientate alla One health avviate di recente, come lo One health high-level expert panel, abbiano incluso l’equità tra settori e discipline, la parità sociopolitica e multiculturale e l’equilibrio sociale ed ecologico tra i loro principi fondamentali. Senza questa parità e senza una collaborazione e una cooperazione veramente globali, è improbabile che i programmi One health possano raggiungere il loro pieno potenziale [4].

PIANTATO IL TRENTACINQUESIMO ALBERO nel bosco di Forward (e ormai abbastanza avanti nel lavoro intorno al successivo, dedicato alle “Abitudini”), continuiamo a chiederci come le riflessioni che suggeriamo sono accolte da chi segue il nostro progetto. A integrare il lavoro di ascolto che curiamo per ogni approfondimento – sintetizzato nei grafici al centro del fascicolo – abbiamo pensato che un indicatore potesse essere l’attività di ricerca bibliografica dei professionisti sanitari intorno ai temi che abbiamo esplorato. “Alcuni fattori come le innovazioni tecnologiche, che possono aprire campi di ricerca inediti, l’interesse per temi di rilevanza sociale come il cambiamento climatico o la salute pubblica, e la pressione delle riviste per l’impact factor, che comporta la ricerca di argomenti ‘caldi’ che attirino più citazioni, possono influenzare la varietà della ricerca pubblicata e determinare dei trend nei topic pubblicati nelle riviste scientifiche” dice Manuela Moncada, responsabile della biblioteca medica dell’Irccs Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Possono essere degli esempi la medicina personalizzata, la telemedicina, l’intelligenza artificiale e proprio l’approccio One health. Argomenti che vivono fasi di grande popolarità seguiti talvolta da una riduzione dell’interesse: in ambito biomedico è questo il caso degli studi sulle cellule staminali, che dopo un boom iniziale stanno diminuendo a favore di applicazioni più specifiche e alternative, come le cellule staminali pluripotenti indotte e le tecniche di editing genico come Crispr (nel 2019-20 in PubMed con l’espressione ‘stem cells’ troviamo circa 30mila articoli, mentre nel 2024 ad oggi sono circa 22mila). L’analisi dei termini del dizionario controllato della National library of medicine, utilizzato per la ricerca in PubMed (i famosi termini mesh – medical subject headings) può essere d’aiuto nell’individuare argomenti emergenti, dal momento che ogni anno vengono inseriti nella banca dati nuovi mesh che corrispondono ad argomenti che stanno diventando rilevanti. Il bibliotecario, grazie al suo lavoro costante di monitoraggio delle pubblicazioni e di aggiornamento continuo nella selezione delle informazioni e delle fonti informative, può essere di supporto ai ricercatori nell’individuare argomenti emergenti di ricerca”.

La geopolitica della ricerca. Tra gli autori di articoli legati al tema “One health”, è alta la percentuale di firme di ricercatori provenienti da continenti solitamente poco rappresentati nella letteratura scientifica (si veda il confronto con i dati del ranking della rivista Nature, aggiornato annualmente).

UN’ALTRA PAROLA CHIAVE di cui molto si discute è real world evidence. “A questo riguardo – commenta Patrizia Brigoni, documentalista biomedica e direttrice della Biblioteca virtuale per la salute del Piemonte – tra le più interessate ci sono le persone, clinici e ricercatori che ritengono non si possano sempre e solo disegnare trial clinici randomizzati, così che tante fonti diverse sono considerate utili per definire l’efficacia dei farmaci, soprattutto per indicazioni meno convenzionali. Va detto, però, che per quanto seducente la real world evidence può subire condizionamenti da fattori diversi. A proposito infine del concetto di One health, ho l’impressione che se ne parli in alcuni contesti particolari, per esempio negli ambienti frequentati da epidemiologi, ma è ancora considerata più un concetto politico che qualcosa realmente legata alla pratica clinica”.

IN DEFINITIVA, dobbiamo aspettarci che anche il bosco di Forward sia popolato – come spiega uno studio uscito su Science Advances [5] – da cacciatori, ficcanaso-indaffarati e ballerini. I primi abituati a muoversi tra le diverse pagine di un sito, in modo logico e come se seguissero una traccia specifica per trovare risposte puntuali. I secondi alla ricerca di singole “chicche” di informazione utili per farsi un’idea. Infine, il terzo stile di curiosità, quella propria del ballerino che svolge una specie di danza in cui concetti disparati, tipicamente concepiti come non correlati, sono anche fugacemente messi tra loro in relazione, mentre l’utente avanza attraverso aree di conoscenza tradizionalmente isolate. Collegamenti rapidi che possono favorire la generazione o la creazione di nuove idee, suggestioni, pensieri. La condizione sociale e il genere sono fattori che hanno un ruolo per influenzare questi comportamenti di ricerca. In definitiva, tutti e tre i modi di “stare sul web” sono abbastanza Forward-like: servono per andare avanti, verso l’obiettivo di una conoscenza meno imperfetta.

Bibliografia
[1] Vallejo I. Papyrus. L’infinito in un giunco. Milano: Bompiani, 2021.
[2] Zinsstag J, Schelling E, Waltner-Toews D, Tanner M. From ‘one medicine’ to ‘one health’ and systemic approaches to health and wellbeing. Prev Vet Med 2011;101:148–56.
[3] Karesh WB, Cook RA. One world – one health. Clin Med 2009;9:259–60.
[4] Brown HL, Pursley IG, Horton DL et al. One health: a structured review and commentary on trends and themes. One Health Outlook 2024;6:17.
[5] Zhou D, Patankar S, Lydon-Staley DM, et al. Architectural styles of curiosity in global Wikipedia mobile app readership. Sci Adv 2024;10, eadn3268.