Di telemedicina se ne parla da diversi anni, ma è soprattutto con il Piano nazionale di ripresa e resilienza che sono chiariti i dettagli e le sfide del prossimo futuro. Qual è il ruolo di Agenas in questo scenario?
La telemedicina è una modalità integrativa con la quale si possono erogare a distanza le prestazioni sanitarie ai pazienti. Nell’implementazione di tali strumenti, Agenas ha un ruolo fondamentale. All’Agenzia spetta in particolare l’attuazione di alcuni investimenti della componente 1 della missione 6 prevista dal Pnrr [1], che include gli interventi, a titolarità del Ministero della salute, specifici per il comparto “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”: l’obiettivo è quello di promuovere e rafforzare tutte le reti di prossimità, le strutture (comprese quelle tecnico-informatiche e della digitalizzazione), i modelli organizzativi, gli standard. Nello specifico, l’Agenzia riveste il ruolo di soggetto attuatore per gli investimenti relativi a intelligenza artificiale, portale della trasparenza e telemedicina. Per una più completa comprensione, occorre inquadrare l’investimento di telemedicina all’interno del contesto del dm 77/2022 [2], il regolamento del Servizio sanitario nazionale (Ssn) che delinea il modello organizzativo e gli standard dell’assistenza territoriale. In relazione agli investimenti della componente 1 della missione 6, il dm 77/2022 è una riforma abilitante. Leggendolo in chiave tecnica è possibile comprendere come Agenas intenda attuare gli investimenti allo scopo di fornire la migliore assistenza verso i pazienti cronici, che saranno i principali destinatari delle risorse. In questo quadro, la nostra attenzione ha riguardato anche la questione delle valutazioni, nel rispetto delle normative europee e delle direttive scaturite nelle interlocuzioni e negli atti.
Attualmente ci troviamo nella fase iniziale dell’attuazione della missione. Quali sono gli obiettivi primari?
Tutte le attività inerenti alla telemedicina sono finalizzate a erogare servizi sanitari migliori e secondo modalità che ci proponiamo di misurare anche in termini di esiti. La valutazione degli esiti e delle performance sanitarie sarà oggetto della fase successiva, quando saranno disponibili i benchmark di riferimento e gli standard a cui tendere; entrambi attualmente non sono stati ancora definiti. In questa prima fase, tuttavia, siamo in grado di stabilire la meta da raggiungere: utilizzare i servizi digitali, come la telemedicina appunto, o l’applicazione di strumenti di intelligenza artificiale, per migliorare la presa in carico dei pazienti cronici. Tale presa in carico avverrà all’interno dei luoghi di cura sul territorio, in setting che potremmo definire normali, che siano il domicilio del paziente, o di tipo residenziale.
È già attiva la raccolta dei dati digitali di queste prime operazioni?
Utilizzare strumenti digitali porta alla produzione di dati di diversa tipologia: dai personali, relativi alla salute, a quelli amministrativi, utilizzabili anche per finalità di governo e di ricerca. Su questi aspetti, il nostro impegno è già in campo ma la piena realizzazione si vedrà nella fase successiva, quando tutto il sistema sarà messo in funzione e, soprattutto, quando avremo la quantità di dati necessaria per poter perfezionare riflessioni e azioni.
Come verrà organizzata la valutazione, trattandosi di dati e, soprattutto, di strumenti digitali?
In questo contesto, abbiamo considerato l’hta, cioè le iniziative di health technology assessment [3]. All’interno del sistema di telemedicina, il telemonitoraggio sarà erogato attraverso dispositivi medici che diventeranno oggetto di valutazione di tipo hta, dunque nei loro effetti reali e potenziali. In questa attività, Agenas riveste un ruolo attivo e normato, e all’interno dell’Agenzia stiamo già coordinando i necessari compiti. Solo così potremo passare da un modello basato sulla prestazione a un modello basato sulla presa in carico del paziente cronico. Ed è questo il nostro obiettivo – e ogni investimento del Pnrr, in termini di digitalizzazione del Ssn, è stato strutturato di conseguenza.
Come sono stati investiti i finanziamenti?
Degli investimenti in campo, 1,3 miliardi di euro riguardano il fascicolo sanitario elettronico, 1,5 miliardi la telemedicina e, di questi, 500 milioni sono stati allocati in aggiunta, con la rimodulazione dell’ultimo atto del Pnrr dell’8 dicembre 2023. A questi si aggiungono 50 milioni di euro per le applicazioni di intelligenza artificiale e oltre 25 milioni di euro relativo al potenziamento del portale della trasparenza. Su questo portale saranno pubblicati anche gli ultimi risultati del Programma nazionale esiti [4], a completamento delle informazioni che già contiene e degli strumenti di interazione con il Ssn a disposizione del cittadino.
Poi ci sono i “piccoli” investimenti – così definiti sebbene si tratti di fondi tra i 10 e i 30 milioni di euro – gestiti dal Ministero della salute e finalizzati alla digitalizzazione del nostro Ssn. In questi capitoli rientrano alcuni flussi amministrativi che già sono stati potenziati o che si stanno realizzando ex novo, e che riguardano gli ospedali di comunità e le cure primarie. In questo modo si sta procedendo verso la digitalizzazione e dunque l’ottimizzazione del panorama informativo e dei dati a disposizione, patrimonio utile per le successive valutazioni e ricerche.
L’investimento nella telemedicina, in particolare, quali risultati produrrà?
L’investimento Pnrr di telemedicina include due principali sub-investimenti: la piattaforma nazionale e i servizi. La Piattaforma nazionale di telemedicina (Pnt) è un’infrastruttura con funzioni di governo e monitoraggio delle prestazioni sanitarie erogate attraverso strumenti di telemedicina: è funzionale a livello centrale per monitorare e fornire standard uniformi, in termini di qualità, a livello territoriale. L’impatto di un simile processo è naturalmente notevole. Finora ogni struttura locale ha lavorato in modo autonomo, senza dover rispondere ad alcuna normativa nazionale relativa a linee guida o indicazioni nazionali. La Pnt intende creare un quadro comune a livello nazionale entro il quale erogare le prestazioni.
Anche i servizi di telemedicina, attraverso i quali le prestazioni sono fornite, compresi i software applicativi che saranno acquisiti, sono oggi definiti a livello nazionale. Con il decreto del 30 settembre 2022 [5], sono state fornite alle Regioni le indicazioni per definire il proprio fabbisogno. Con il decreto del 21 settembre 2022 [6], inoltre, sono stati definiti i requisiti funzionali dei servizi di telemedicina. In questo quadro, per uniformare le soluzioni di telemedicina legate al Pnrr, sono state individuate due Regioni capofila: Lombardia e Puglia.
Il lavoro delle Regioni capofila è già iniziato?
Sì. Sono già in corso gli acquisti, centralizzati, definiti dalle Regioni secondo il proprio piano dei fabbisogni, approvato da una commissione tecnica nazionale presieduta da Agenas e costituita da rappresentanti dai ministeri della salute e dell’economia e delle finanze e dal Dipartimento per la trasformazione digitale. Sono in corso anche le gare. Quella della Regione Lombardia riguarda l’acquisto di software per l’erogazione della telemedicina e, in particolare, per i servizi di televisita, di teleconsulto, di teleassistenza e delle funzionalità di monitoraggio di condizioni cliniche a maggior prevalenza, dal diabete alle patologie di neurologia, pneumologia, cardiologia e malattie oncologiche. Tutto ciò rientra nei finanziamenti in ambito Pnrr, mentre in una fase successiva, ogni Regione potrà diversificare o ampliare il proprio pacchetto di servizi. Nei successivi piani e gare potranno rientrare, per esempio, altri servizi di telemedicina e potranno essere incluse altre tipologie di pazienti. La Puglia, invece, si sta occupando dell’acquisto delle postazioni fisiche (la componente hardware) necessarie per l’erogazione dei servizi.
Com’è organizzata l’integrazione di questi nuovi servizi sul territorio?
La raccolta dei fabbisogni regionali è stata eseguita pensando a tutte le strutture pubbliche del territorio, incluse le case della comunità, gli ospedali, i medici del ruolo unico di assistenza primaria e le farmacie rurali. Solo così la telemedicina potrà diventare una modalità integrativa di erogazione delle prestazioni. Servizi come la piattaforma e gli applicativi saranno abilitati anche nella medicina generale, ma intanto sono già oggetto di gara con l’obiettivo di partire fin da subito con l’integrazione. Saranno poi di fatto integrate le cartelle cliniche, ospedaliere, sia ambulatoriali sia specialistiche del settore pubblico.
Perché la telemedicina diventi una modalità integrativa occorre tener conto delle disparità territoriali presenti nel nostro Paese, con particolare riguardo alle aree interne. Considerare queste disparità vuol dire ridurre la possibilità che se ne creino di nuove. Per questo, ci sarà una postazione di telemedicina anche nei presìdi delle farmacie rurali, a disposizione dei cittadini che necessitano di prestazioni erogabili con questa modalità.
Le norme attuali, sebbene recenti, sono ancora adeguate? Oppure c’è il rischio di non cogliere tutte le opportunità delle nuove tecnologie?
Affinché Agenas e le Regioni e Province autonome possano portare avanti questo processo occorrono ancora dei passaggi normativi, utili a costruire i fattori abilitanti necessari. Se Regioni e Province autonome possono procedere all’utilizzo degli applicativi autonomamente, è necessaria, a livello centrale, l’attivazione delle funzioni della “macchina”. Serve allora un decreto sulla telemedicina che inquadri il funzionamento e le relazioni tra la Pnt e le infrastrutture regionali, oltre all’abilitazione sul trattamento dei dati, nel rispetto della privacy.
Così com’è fondamentale il decreto sulla creazione dell’Ecosistema dati sanitari [7] per l’interconnessione nonché un decreto che abiliti l’intelligenza artificiale a supporto delle cure primarie. Senza queste norme specifiche, tale supporto potrebbe restare privo di una progettualità e delle potenzialità promesse.
A cura di Maria Frega
La telemedicina: gli investimenti del Pnrr M6C1I1.2.3
[1] www.agenas.gov.it/pnrr/missione-6- salute
[2] www.agenas.gov.it/comunicazione/primo-piano/2099-missione-6-salutepnrr- in-gazzetta-il-dm-77-siglati-icontratti- istituzionali-di-sviluppo
[3] www.agenas.gov.it/aree-tematiche/htahealth- technology-assessment
[4] www.pne.agenas.it/
[5] Ministero della salute – Decreto 30 settembre 2022. Procedure di selezione delle soluzioni di telemedicina e diffusione sul territorio nazionale, nonché i meccanismi di valutazione delle proposte di fabbisogno regionale per i servizi minimi di telemedicina e l’adozione delle linee di indirizzo per i servizi di telemedicina. Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 298, 22 dicembre 2022.
[6] Ministero della Salute – Decreto 21 settembre 2022. Approvazione delle linee guida per i servizi di telemedicina – Requisiti funzionali e livelli di servizio. Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 256, 2 novembre 2022.
[7] www.pnrr.salute.gov.it
Vedi anche
Decalogo per la realizzazione di servizi sanitari nazionali attraverso sistemi di intelligenza artificiale
I dieci punti stabiliti dal documento per la gestione dei dati
1. Le basi giuridiche del trattamento
2. I principi di accountability e di privacy by design e by default
3. Ruoli
4. I principi di conoscibilità, non esclusività e non discriminazione algoritmica
5. Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati
6. Qualità dei dati
7. Integrità e riservatezza
8. Correttezza e trasparenza
9. Supervisione umana
10. Ulteriori profili rispetto alla disciplina sulla protezione dei dati personali connessi alla dignità e all’identità personale
Fonte: Garante per la protezione dei dati personali. Decalogo per la realizzazione di servizi sanitari nazionali attraverso sistemi di intelligenza artificiale. 10 ottobre 2023
Una delle componenti della sanità digitale è la piattaforma di intelligenza artificiale, mirata a migliorare l’efficienza della sanità territoriale. Tuttavia, l’uso di questi strumenti per la gestione dei dati sanitari non è privo di rischi. Con la pubblicazione del “Decalogo per la realizzazione di servizi sanitari nazionali attraverso sistemi di intelligenza artificiale”, il Garante della privacy delinea le misure da adottare per applicare l’intelligenza artificiale in conformità con il quadro normativo vigente e garantire un uso etico e sicuro all’interno del Servizio sanitario nazionale, uniformando standard e buone pratiche. Prima dell’implementazione di sistemi di intelligenza artificiale nei servizi sanitari nazionali, è necessaria una valutazione d’impatto: questo processo è obbligatorio per i trattamenti che rappresentano un “alto rischio” e deve essere eseguito a livello centrale. Ogni processo decisionale dovrà prevedere una supervisione umana per controllare, validare o smentire quanto elaborato dall’intelligenza artificiale.


