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Valutazione Articoli

Evidence-based prevention

Dalla teoria alla pratica

Fabrizio Faggiano

Università di Torino

By Maggio 2024Nessun commento

Secondo il Global burden of disease, nel 2019 in Italia i primi sei fattori di rischio per la salute spiegano da soli più del 50 per cento degli anni di vita persi per disabilità. Si tratta di: tabacco, glicemia a digiuno, ipertensione, dieta, sovrappeso e abuso di alcol. Questi stessi fattori di rischio spiegano una parte consistente delle differenze sociali nella salute. Intervenire su questi fattori aumenterebbe quindi il benessere dei cittadini e l’equità, oltre che la sostenibilità del nostro welfare. La comunità scientifica in questi anni ha evidenziato l’efficacia di molti interventi di prevenzione, ma ha anche chiarito un fatto fondamentale: l’efficacia di un intervento di prevenzione non può essere predetta dalle sue basi teoriche. Sono infatti numerosi gli studi che hanno rilevato quanto gli interventi preventivi possono avere effetti inattesi di tipo iatrogeno.

Gli interventi di prevenzione agiscono su tre livelli: individuale (counseling), di gruppo (interventi scolastici) e di popolazione (interventi normativi di controllo del tabagismo). Quest’ultimo ambito di intervento si rivolge a una popolazione che non esprime un bisogno, al contrario di quello cha avviene nella clinica; per questo il loro impatto nella comunità è determinato almeno da due elementi, l’efficacia teorica e la capacità di raggiungere la popolazione target. Ad esempio, sono molti ormai gli interventi efficaci di cessazione del tabagismo, ma vengono utilizzati solo da una minima parte dei fumatori; di conseguenza l’impatto sulla prevalenza dei fumatori, e quindi sull’incidenza delle malattie associate al fumo, è così piccolo da non essere quantificabile. Inoltre il contesto, ovvero l’insieme delle condizioni sociali, culturali, economiche in cui si svolge l’intervento, può avere un ruolo decisivo nel determinarne l’effetto. Date queste premesse, è facile comprendere quale sia l’importanza di un rigoroso approccio evidence-based in ambito di prevenzione. Tuttavia, la molteplicità degli interventi di prevenzione e la complessità del loro funzionamento impediscono di stabilire standard scientifici di valutazione: non esiste un disegno di studio che sia superiore agli altri, e per ogni tipo di intervento è necessario scegliere il disegno capace di misurare in modo più rigoroso il suo effetto, controllando i fattori di confondimento e di modificazione di effetto.

La comunità scientifico professionale italiana ha tutti gli strumenti per contribuire alla costruzione di framework di valutazione degli interventi di prevenzione nell’ambito di un approccio basato sull’health technology assessment.

La comunità scientifico professionale italiana ha tutti gli strumenti per contribuire alla costruzione di framework di valutazione degli interventi di prevenzione nell’ambito di un approccio basato sull’health technology assessment (hta), ma ciò richiede di considerare almeno due limiti. Il primo è la scarsa cultura della valutazione in sanità pubblica, che lascia ancora oggi ampio spazio a interventi basati su buone intenzioni, sufficienti come presunzione di efficacia. Il secondo è la presenza rilevante di conflitti di interesse: si pensi per esempio al tabacco, alle bevande alcoliche o a quelle zuccherate, ambiti in cui alcuni interventi normativi (come tassazione, limiti di vendita, ecc.) potrebbero portare a benefici rilevanti sulla salute delle persone, ma che devono nascere dalla politica che, ancora oggi, è particolarmente sensibile alle pressioni dei portatori di interessi.

Un approccio di hta agli interventi di prevenzione, per ambire ad avere un impatto sulle pratiche dei professionisti e sulla salute della popolazione, non può quindi dimenticare la necessità di solide modalità di disseminazione e di un forte investimento in advocacy e cultura.