Skip to main content
Esiti Interviste

Pne, uno strumento aperto al cambiamento e all’innovazione

Dalla raccolta dei dati sanitari alla valutazione degli esiti, dall’unione delle competenze al prodotto salute

Intervista a Domenico Mantoan

Direttore generale, Agenas

By Dicembre 2023Marzo 1st, 2024Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

Quali elementi possono contribuire al raggiungimento dei migliori esiti dell’assistenza sanitaria, considerando le opportunità legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)?

Il Programma nazionale esiti (Pne) è figlio di una stretta interrelazione con il cosiddetto dm 70, ovvero il decreto ministeriale del 2015 che ha riorganizzato il sistema ospedaliero italiano introducendo il concetto di “hub & spoke” con una classificazione degli ospedali in base al livello di attività. Proprio dalla definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi alle strutture ospedaliere è nato il concetto “maggiori i volumi, migliori gli esiti”, sottolineando l’importanza della correlazione tra i due elementi. Il Pne rappresenta un’evoluzione di questa visione dell’organizzazione ospedaliera. Nonostante non abbia conseguenze vincolanti, il Pne è un punto di riferimento per tutti i direttori generali di ospedali pubblici e privati accreditati, nonché una spinta a migliorare le cure da erogare laddove necessario attraverso puntuali strategie condivise. Ora la Missione 6 “Salute” del Pnrr introduce due elementi cruciali: un’organizzazione territoriale più strutturata attraverso il dm 77, in continuità con il dm 70, e un forte investimento nello sviluppo della sanità digitale, implementando e interconnettendo la Piattaforma nazionale di telemedicina e il fascicolo sanitario elettronico. Questi elementi arricchiranno il Pne, permettendo la definizione di indicatori non solo nell’ambito dell’assistenza ospedaliera ma anche di quella territoriale. L’Italia sta diventando il primo Paese in Europa delle nostre dimensioni a implementare un sistema in cui ogni singolo dato sanitario viene integrato in tempo reale nella Piattaforma nazionale di telemedicina e nel fascicolo sanitario elettronico. Ciò porterà a un notevole arricchimento del patrimonio dell’ecosistema dei dati sanitari. La sfida di Agenas sarà dunque effettuare sempre più puntuali monitoraggi e analisi delle cure effettuate sia in ambito ospedaliero che territoriale. Per altro, già nell’ultima edizione del Pne, riferita ai dati del 2022, sono presenti complessivamente 195 indicatori: 170 relativi all’assistenza ospedaliera e 25 all’assistenza territoriale a cui se ne aggiungono 12 in fase di sperimentazione.

Due elementi cruciali introdotti con il Pnrr arricchiranno il Pne, spingendolo a valutare meglio gli esiti non solo ospedalieri ma anche territoriali: un’organizzazione territoriale più strutturata attraverso il dm 77 e un forte investimento nella sanità digitale.

In che modo l’evoluzione del Pne con l’integrazione degli elementi introdotti dal Pnrr influenzerà la valutazione dei modelli organizzativi, dell’uso dei farmaci e della fornitura complessiva di cure nel contesto sanitario italiano? In particolare, il Pne potrà diventare uno strumento chiave per l’health technology assessment (hta)?

Il raggiungimento di quanto indicato dal Pnrr consentirà di valutare in maniera più appropriata i modelli organizzativi, l’uso di farmaci e l’erogazione di cure. E dunque diversi saranno gli ambiti del nostro sistema sanitario nazionale che potranno giovarsene a partire dall’analisi di hta, sia dei dispositivi medici che dei farmaci, oltre che combinando questi ultimi con i dati Pne. Avremo così la possibilità di confrontare i dati sugli effetti stimati a seguito della presentazione di questi beni sul mercato con quelli realmente osservati a seguito del loro utilizzo. Con l’introduzione della telemedicina e gli investimenti del Pnrr si creeranno tutte le condizioni per valutare l’innovazione e per far sì che il nostro Paese diventi un luogo in cui il sistema sanitario si evolve in modo molto raffinato.

In un’ottica di valutazione della storia clinica del singolo paziente gli indicatori del Pne andrebbero integrati con i patient reported outcome? Pensa che sia fattibile?

Quando ho menzionato l’innovatività, sottolineavo l’importanza dell’impatto di quest’ultima sulla storia clinica di una malattia che dipende anche dalla percezione del paziente sulla propria condizione. Esistono malattie acute che possono guarire, mentre altre sono malattie incurabili e croniche con cui il paziente deve imparare a convivere. Alcuni farmaci e/o dispositivi possono migliorare la qualità della vita del paziente, aiutandolo a gestire meglio la sua malattia e a conviverci. Pertanto, ritengo che durante la valutazione degli esiti di cura, sia importante considerare anche i risultati percepiti dal cittadino. Alla fine, è importante anche il confronto con il paziente stesso al fine di meglio valutare come si sente, se la terapia ha apportato sollievo. In passato, negli ospedali si affermava: “Se non posso curarti, posso darti sollievo”. Quindi, anche se non sempre posso guarirti, posso comunque cercare di alleviare i tuoi sintomi.

Con l’introduzione della telemedicina e gli investimenti del Pnrr si creeranno tutte le condizioni per valutare l’innovazione e per far sì che il nostro Paese diventi un luogo in cui il sistema sanitario si evolve in modo molto raffinato.

Si prospetta quindi un programma di valutazione dinamico e aperto al cambiamento. Come integrare la valutazione degli esiti del Pne con quella delle tecnologie sanitarie?

Oggi stiamo presentando un modello organizzativo di hta che andrà sperimentato per valutarne l’efficacia o eventuali modifiche necessarie per farlo funzionare. Il modello mette in rete Ministero, Agenas, Istituto superiore di sanità, Aifa e Regioni, ognuno con le proprie competenze: Aifa valuterà i farmaci, Agenas i dispositivi medici, mentre l’Istituto superiore di sanità sarà coinvolto nella ricerca, nelle linee guida e nelle raccomandazioni. Tutto ciò si tradurrà nel cosiddetto “prodotto salute”, cioè l’esito, e tutto quanto ruota intorno alle dinamiche di erogazione delle prestazioni. Tutti questi dati verranno raccolti dalla Piattaforma nazionale di telemedicina e saranno accessibili a tutti, compreso il Pne che diventerà un programma nazionale molto più dettagliato. Ognuno deve contribuire al patrimonio conoscitivo comune in termini di condivisione di esperienze per il prodotto salute che è realizzabile solo unendo più competenze. Servono regole e collaborazione, competenze ben definite e verticalizzazioni di professionalità.

Ognuno deve contribuire al patrimonio conoscitivo comune in termini di condivisione di esperienze per il prodotto salute. Servono regole e collaborazione, competenze ben definite e verticalizzazioni di professionalità.

La valutazione del Pne potrebbe influenzare la creazione di criteri di accreditamento per migliorare il sistema sanitario. Spesso però il Pne viene letto come una mera classifica. Gli strumenti attuali sono sufficienti per correggere le inefficienze?

Da oltre dieci anni Agenas, tramite il Pne, realizza un attento lavoro di monitoraggio e analisi delle cure erogate. A mio avviso il giudizio su questo strumento dovrebbe concentrarsi su questi aspetti e dunque, per intenderci, sui miglioramenti reali delle prestazioni. Il Pne non vuole fare le classifiche ma fornire dei dati; e la trasparenza degli esiti raggiunti è essenziale per guidare il cambiamento coinvolgendo i diversi attori coinvolti. Con questo sistema puntiamo a individuare chi ha lavorato bene e si è impegnato, e chi, al contrario, non ha raggiunto determinati standard di qualità, dando gli strumenti necessari sia al clinico che al decisore (management aziendale e responsabile regionale) per una corretta programmazione sanitaria. La struttura con livelli di prestazioni molto bassi sarà spinta a migliorarsi se la scarsa qualità è dovuta a un problema clinico e di organizzazione interna, diverso invece se è conseguenza della programmazione regionale. Prendiamo come esempio il cancro del pancreas. Ogni Regione avrebbe dovuto identificare i centri specializzati in questa malattia oncologica per una corretta presa in carico del paziente, dalla chirurgia alla riabilitazione passando anche per l’alimentazione e altro ancora. Ma nella realtà invece abbiamo ancora dei centri che fanno uno, due e tre interventi al cancro del pancreas in un anno. In questo caso il problema della scarsa qualità del servizio deve porsela il programmatore regionale e se non lui il programmatore nazionale.

Il Pne non vuole fare le classifiche ma fornire dei dati. E la trasparenza degli esiti è essenziale per guidare il cambiamento coinvolgendo i diversi attori coinvolti.

Queste segnalazioni sono delle leve effettive per correggere inefficienze e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie?

In Italia potrebbe essere utile adottare approcci simili a quelli di altri Paesi. Per esempio, in Francia l’Istituto nazionale di oncologia ha il potere di revocare l’accreditamento a strutture ospedaliere che non soddisfano determinati standard basati su volumi ed esiti. Mentre in Italia si arriva solo alla fase di segnalazione. Questa differenza indica che c’è lo spazio per adottare strumenti più incisivi. La proposta di trasferire le informazioni dell’hta in criteri di accreditamento rappresenta un passo avanti significativo. Tuttavia, l’implementazione di tali criteri è essenziale per garantire che il riconoscimento di eccellenza sia seguito da un impegno per il miglioramento continuo. In sintesi, potrebbe essere necessario rivedere e potenziare gli strumenti a disposizione delle istituzioni, non solo per segnalare inefficienze, ma anche per promuovere attivamente miglioramenti nel sistema sanitario italiano.

A cura di Luca De Fiore

 

La sanità digitale è alle porte?

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza nella sua Missione 6 “Salute” mira a modernizzare e digitalizzare le strutture sanitarie italiane attraverso lo sviluppo della sanità digitale. I due pilastri principali sono il nuovo fascicolo sanitario elettronico e la piattaforma nazionale di telemedicina. Il fascicolo sanitario elettronico nazionale sarà un punto unico di accesso per i servizi sanitari online, trasformandosi da un archivio di documenti a un ecosistema completo di dati e servizi. La piattaforma di telemedicina favorirà la diffusione dei percorsi di telemedicina su tutto il territorio nazionale, agevolando la presa in carico da parte delle cure territoriali e potenziando la qualità delle cure di prossimità. Il fascicolo sanitario elettronico e la piattaforma di telemedicina saranno interconnessi, basati su un’architettura condivisa e su strutture cloud e logiche a microservizi. Ciò consentirà il riuso di servizi comuni e facilità nella gestione dei nuovi servizi. Entro novembre è previsto il primo rilascio della piattaforma, seguito da un periodo di collaudo, con l’operatività iniziale prevista dal primo gennaio successivo. La piattaforma sarà un fondamentale mezzo di trasmissione dei dati, simile a un’autostrada delle informazioni. Attualmente, si sta svolgendo una gara per i verticali, e successivamente si procederà con una gara dedicata ai dispositivi medici. L’obiettivo è far circolare i primi dati nell’autostrada entro il 2024 e raggiungere la piena operatività nel 2025.
Fonte: Agenas

 

Valutare gli esiti: l’indagine di Forward

Il Programma nazionale esiti nasce come strumento in continua evoluzione per riorientare e migliorare il sistema sanitario, che deve quindi rispondere alle sollecitazioni derivanti dalle richieste di cittadini e pazienti e dagli elementi introdotti con il Pnrr. I risultati della survey a cui hanno risposto i lettori di Forward.

Comunicare ai cittadini il Pne come “classifica” degli ospedali italiani potrebbe essere fuorviante?

“Due elementi cruciali introdotti con il Pnrr arricchiranno il Pne, spingendolo a valutare gli esiti non solo ospedalieri ma anche territoriali: un’organizzazione territoriale più strutturata attraverso il dm 77 e un forte investimento nella sanità digitale”. Quanto la trova d’accordo questa affermazione?