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Esiti Interviste

La certificazione che fa la differenza

L’eccellenza multidisciplare di humanitas

Intervista a Corrado Tinterri

Direttore Breast unit Humanitas university, Rozzano

By Dicembre 2023Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

Secondo il Programma nazionale esiti 2023 l’Irccs istituto clinico Humanitas è tra i migliori ospedali italiani. Può dirci quali sono secondo lei i principali punti di forza di Humanitas?

I principali punti di forza sono la gestione multidisciplinare di tutte le patologie e una partnership molto attenta, veloce e rapida tra la gestione operativa e la clinica. Questo accade a tutti i livelli, sia nei reparti ospedalieri sia nei laboratori, riducendo al minimo i tempi morti e i ritardi. Inoltre, ciò consente una pronta identificazione degli eventi sentinella. Un altro aspetto rilevante è la nostra costante attenzione agli indicatori di performance di qualità, sia a livello clinico che operativo.

Mi auguro che il Programma nazionale esiti (Pne) diventi sempre più orientativo rispetto agli ospedali italiani aumentando quelli che sono gli indicatori di qualità di performance. Questo porterebbe da una parte a una migliore formazione del personale che lavora all’interno degli ospedali, dall’altro rappresenterebbe sempre di più un marchio di tranquillità e di buona pratica clinica nella struttura che diventa per le pazienti e i pazienti un punto di riferimento.

Quali indicatori determinano la qualità delle cure in senologia?

Dal 2011 la nostra breast unit ha ottenuto la certificazione europea Eusoma, che viene conferita nel rispetto di diversi indicatori di performance che riguardano la qualità della chirurgia, l’anatomia patologica, la radiologia, l’oncologia e le altre discipline specialistiche coinvolte, e la quantità per numero di pazienti curate. È stata una grande soddisfazione, perché ha sancito il successo delle prestazioni di Humanitas, dalla diagnosi alla terapia passando per la chirurgia del tumore al seno, per migliorare i percorsi diagnostico-terapeutici del tumore al seno, dalla prevenzione al trattamento in fase avanzata. Il perno centrale del nostro modello assistenziale è proprio la multidisciplinarietà tra tutte le altre figure che ruotano intorno a questa patologia oncologica.

Le breast unit in Italia. L’intesa Stato-Regioni siglata il 18 dicembre 2014 ha stabilito l’istituzione in tutto il territorio di centri di senologia. Secondo le “Linee di indirizzo sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di senologia” ciascuna Regione deve dotarsi di una breast unit ogni 250.000 abitanti. Il centro deve soddisfare due requisiti: essere multidisciplinare con un core team polispecialistico (formato da almeno un radiologo, un chirurgo oncologo, un oncologo medico, un patologo, un radioterapista e un data manager) e raggiungere un volume di attività di almeno 150 nuovi casi in un anno. Quasi tutte le Regioni italiane hanno già adottato misure legislative o approvato decisioni della giunta in relazione alle breast unit, seguendo il documento ministeriale. Ad oggi si contano 154 centri di senologia riconosciuti dalla propria Regione. Di questi 20 hanno ricevuto certificazione Eusoma dopo la verifica che tutti i 15 indicatori performance in patologia senologica. (Fonti: Senonetwork, Eusoma)

Se dovesse spiegarlo a una paziente, quali sono i vantaggi di rivolgersi a un centro multidisciplinare specializzato nel tumore della mammella?

Spiegherei che rivolgersi a questi centri significa aver accesso al miglior percorso praticabile per la diagnosi e cura della malattia oncologica. La breast unit rappresenta l’eccellenza nel percorso di diagnosi, cura e assistenza per il tumore al seno; è un certificato di garanzia per le pazienti e i pazienti che viene assegnato ai reparti organizzati per offrire la migliore assistenza possibile, riducendo al minimo gli inconvenienti dovuti a una bassa qualità delle cure e l’insieme delle complicanze cliniche e tecniche che possono verificarsi all’interno di un ospedale per questa patologia.

Il modello di cura della breast unit si potrebbe esportare anche per altre tipologie di tumore o in altri ambiti per offrire migliori percorsi di cura?

Il Piano oncologico nazionale 2022-2027 – paradigma dei percorsi in oncologia – si è ispirato proprio agli esiti ottenuti dalla nostra rete nazionale dei centri di senologia. Secondo i dati di Agenas e Senonetwork, il 94 per cento della patologia oncologica incidente viene trattato nei centri ad alto volume identificati secondo le modalità richieste dai livelli essenziali di assistenza. Questo ha suscitato l’interesse di Stella Kyriakides, commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare. La nostra nazione è considerata un modello a livello europeo nella gestione del tumore al seno.

Il coinvolgimento delle associazioni di pazienti può aiutare a ottenere risultati di eccellenza?

Assolutamente sì. La collaborazione con le associazioni di pazienti è un elemento fondamentale tanto nello sviluppo del Pdta, cioè il percorso diagnostico terapeutico assistenziale, quanto nella governance dei centri di senologia. Il coinvolgimento avviene sia attraverso la partecipazione delle pazienti all’interno degli ospedali che nella gestione e distribuzione dei Pdta. In diverse Regioni, queste associazioni svolgono un ruolo cruciale nel verificare che i Pdta condivisi siano adeguati, conformi e rispondenti alle esigenze delle donne che ricevono una diagnosi di tumore al seno.

In periodi di particolare stress del sistema sanitario, come durante la pandemia, è possibile che gli esiti della cura peggiorino? Qual è la vostra esperienza in proposito?

La pandemia covid-19 ha rappresentato un disastro per la gestione delle patologie oncologiche per diverse ragioni, a partire dalla prevenzione con l’arresto dei programmi di screening mammografico e delle attività radiologiche. Questo ha portato, come evidenziano i dati del Pne di Agenas, a una riduzione di quasi il 20 per cento delle performance oncologiche in Italia. La gestione dell’emergenza covid-19 ha determinato ritardi nelle diagnosi e nell’inizio dei trattamenti. Oggi constatiamo diagnosi di tumori al seno molto più avanzate, direttamente correlate al ritardo nell’esecuzione dei programmi di prevenzione.

A cura di Rebecca De Fiore