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Esiti Interviste

Cittadini attivi per migliorare le prospettive di cura

Nuove misure per una nuova sanità al servizio della qualità della vita

Intervista a Valeria Fava

Responsabile coordinamento politiche per la salute Cittadinanzattiva

By Dicembre 2023Febbraio 12th, 2024Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

Come andrebbe interpretato il Programma nazionale esiti (Pne) per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini?

Senz’altro, Agenas sta compiendo uno sforzo eccellente da anni, definendo il Pne come uno strumento dinamico. La sua capacità di migliorarsi nel mostrare lo stato delle nostre strutture, la qualità dei ricoveri e i volumi è la sua più grande qualità. È uno sforzo notevole anche in termini di trasparenza, a cui Cittadinanzattiva è particolarmente legata: è cruciale che le amministrazioni rendano conto ai cittadini di ciò che fanno e come lo fanno. Tuttavia, come è stato più volte sottolineato, il Pne tende a essere interpretato come una classifica, quando invece vuole e deve essere un incentivo a correggersi e progredire sulla base dei livelli di efficienza e qualità raggiunti. È fondamentale che questo strumento sia messo a disposizione delle Regioni per fornire spunti importanti, al fine di attuare nuove azioni per cambiare in meglio e progredire. Il messaggio chiave è cogliere l’opportunità offerta dal Pne per un monitoraggio efficace e il conseguente miglioramento.

È fondamentale che questo strumento sia messo a disposizione delle Regioni per fornire spunti importanti, al fine di attuare nuove azioni per cambiare in meglio e progredire.

Cittadinanzattiva ha partecipato alla presentazione del Programma nazionale esiti 2023 con i dati riferiti al 2022. Possiamo parlare di un miglioramento dell’efficienza delle nostre strutture sanitarie in un’ottica di equità?

Purtroppo, i numeri del nuovo Pne riferiti al 2022 mostrano alcune lacune che destano preoccupazioni e che devono rappresentare delle priorità in un’ottica appunto di miglioramento dell’offerta dei servizi. Sebbene i numeri evidenzino positivamente un aumento degli accessi e dei ricoveri programmati che si avvicinano alle prestazioni pre-pandemiche, c’è ancora una notevole difficoltà nell’affrontare l’emergenza e l’urgenza. Rimane un gap significativo di circa 900.000 ricoveri rispetto al 2019, con una perdita di quasi 4 milioni di ricoveri. La forbice tra eccellenza e fragilità è divaricata: la qualità continua ad essere prevalentemente al nord del Paese, soprattutto in aree come quella materno-infantile che, invece, è molto precaria nel sud dove è maggiore il ricorso al taglio cesareo e fatica a prendere piede il parto vaginale dopo pregresso taglio cesareo. A questo si aggiungono situazioni di marginalità sociale nei confronti dei migranti, per esempio abbiamo un alto ricorso al taglio cesareo tra le donne straniere che sono più a rischio di complicanze. L’accoglienza di un Paese nei confronti dei migranti dovrebbe includere anche politiche di educazione e di accompagnamento verso le migliori prospettive di cura. Questo quadro è allarmante: occorrono provvedimenti seri per recuperare terreno e raggiungere un buon livello di qualità nell’offerta di cura e nell’equità di accesso alle cure.

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si sta progettando una riorganizzazione del nostro Servizio sanitario nazionale, sempre più orientato verso una medicina territoriale e di prossimità nella gestione della cronicità. In questa evoluzione, come dovrebbe adattarsi il Pne?

Le rispondo con dei numeri: il Pne conta 195 indicatori, di cui 170 riguardano la rete ospedaliera e 25 quella territoriale. L’evoluzione della nostra assistenza territoriale, grazie alla riforma del Pnrr, richiede un adeguamento degli indicatori utilizzati per monitorare qualità ed efficienza dei servizi. È indubbio che gli indicatori dovrebbero riflettere la coerente implementazione del Pnrr sui territori. È essenziale favorire il dialogo tra il mondo ospedaliero e territoriale, utilizzando strumenti digitali e promuovendo sinergie tra le competenze delle persone che lavorano in entrambi i contesti. Inoltre, per garantire percorsi di cura efficienti tra ospedale e territorio, diventa prioritario analizzare gli esiti non solo in termini di qualità e volumi, ma anche di qualità di vita. Monitorare la qualità di vita del paziente è difficile ma è utile in un’ottica di qualità dell’assistenza che si sviluppa lungo diversi setting, dall’ospedale al territorio fino al domicilio del paziente. Dovrebbe esserci una sorta di passaggio del testimone fluido da un setting a un altro, e senza inciampi. Nuovi indicatori che, per esempio, misurano la semplificazione dei percorsi di cura e i tempi di percorrenza da un luogo all’altro, i quali impattano sulla qualità di vita del paziente e anche dei familiari, dovrebbero entrare in una logica di monitoraggio di una assistenza non solo ospedaliera ma anche e sempre più territoriale.

Occorrono provvedimenti seri per recuperare terreno e raggiungere un buon livello di qualità nell’o­fferta di cura e nell’equità di accesso alle cure.

Essere cittadini attivi può servire per migliorare le prospettive di cura?

Innanzitutto come Cittadinanzattiva ci impegniamo a far conoscere l’esistenza del Pne ai cittadini, per consentire loro di orientarsi e scegliere il luogo di cura. Promuoviamo anche la consulenza del medico di riferimento per la scelta più adatta della struttura a cui rivolgersi, perché l’eccellenza non si misura solo con i volumi. Inoltre, in un’ottica di miglioramento dell’offerta di salute, i nostri sforzi sono rivolti ad avere un ruolo attivo non solo nella fase consultiva dell’analisi degli indicatori, finalizzata a misurare gli esiti, ma anche – e ancor di più – nelle fasi decisionali delle politiche. Per esempio, nell’ambito del Pnrr, Cittadinanzattiva si è proposta come soggetto nella co-progettazione di servizi rispondenti ai bisogni delle persone: ragionare sull’assistenza territoriale significa restringere il fuoco dai grandi centri urbani fino alle aree interne del Paese per centrare la domanda di salute che cambia da un luogo a un altro. Il nostro obiettivo è portare i diritti e i bisogni specifici delle comunità locali nelle fasi decisionali.

A cura di Laura Tonon