Squilla il telefono. Carla è una persona di famiglia e lascia stare che è un filo ipocondriaca. L’ultima è che ha delle dita della mano che vanno per conto loro, così mi dice. La medica di medicina generale ha fatto presto e come spesso accade le ha consigliato di “farsi vedere da un reumatologo”. Carla ha provato a prenotare una visita col Servizio sanitario nazionale (Ssn): prima data possibile, sei mesi. “Ma li mortacci loro”: dalle torto. È una donna elegante nei suoi settant’anni e passa, e parla un italiano sincero. La disponibilità ci sarebbe, ma “nel privato”: “La signorina al telefono mi ha detto che la visita costa 350 euro. Se voglio la fattura”.
Così costa il confine tra il pubblico e privato. Come minimo. Sul medio e lungo periodo costa molto di più, se è vero che la spesa sanitaria complessiva è sostenuta per il 40 per cento direttamente dai cittadini. Il confine tra il pubblico e il privato lo percepisce quasi esclusivamente il ceto medio italiano: non quel due o tre per cento più ricco che paga di tasca propria qualsiasi prestazione (più di frequente le inutili che quelle salvavita), né la maggioranza delle persone che sopravvivono con un reddito molto basso, che non permette nulla più che il ticket o il biglietto del bus per l’ospedale.
In Italia il confine tra sanità pubblica e privata è una linea immaginaria: solo chi ha una buona dose di testardaggine si ostina ancora a percepirla.
Di fatto, in Italia il confine tra sanità pubblica e privata è una linea immaginaria: solo chi ha una buona dose di testardaggine si ostina ancora a percepirla. Ha detto bene Carlo Saitto – medico con una lunga e sofferta esperienza di sanità pubblica – in un incontro coi cittadini di un quartiere romano: il Ssn non funziona soprattutto perché la catena decisionale che dovrebbe guidare la persona-paziente si interrompe a ogni passaggio di consegne tra la medicina di base, i laboratori di analisi, gli ambulatori specialistici, i reparti ospedalieri.
L’insieme delle storie personali restituisce senso ai principi fondativi del sistema sanitario e alla dimensione umana della cura.
Metà Italia vive una situazione di sostanziale privazione del servizio sanitario pubblico, con un’assistenza ospedaliera che riesce a ovviare in emergenza alle carenze della medicina territoriale. Allora i cittadini si organizzano in autonomia e nascono luoghi che cercano di offrire quel supporto sanitario, psicologico e relazionale che il Ssn non garantisce più da tempo. L’incontro tra Saitto e i cittadini alla Casa di quartiere del Quarticciolo in occasione della presentazione del suo ultimo libro (guarda il video) è stato illuminante: ha svelato tutto il disincanto di persone a cui è stato sottratto il diritto alla salute e la lucidità del loro sguardo, quello di chi ha visto poco a poco disgregarsi la sanità pubblica. In quegli occhi, in quei volti, in quelle discussioni si cancella l’ultimo segno del confine che teoricamente divide la medicina di comunità e la medicina della persona. In questi spazi di oltre confine dove si coltiva la consapevolezza dei diritti individuali alla salute, l’insieme delle storie personali restituisce senso ai principi fondativi del sistema sanitario e alla dimensione umana della cura.
Guarda il video di cui si parla in questo articolo.

