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Clima Interviste

Città a impatto zero: la sfida di Roma

Costruire progetti condivisi e lavorare in sinergia con gli enti di ricerca

Edoardo Zanchini

Direttore Ufficio clima del Comune di Roma

By Dicembre 2022Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

Le città sono tra i principali responsabili della produzione di CO2 e di altri agenti inquinanti, e al tempo stesso sono vittime dei cambiamenti climatici. Come adattare le dinamiche urbane per rendere le città meno vulnerabili alle evoluzioni climatiche e meno generatrici di inquinamento?

Si devono, innanzitutto, ridurre le fonti di inquinamento e di emissione di gas serra. A Roma, a differenza delle città dei Paesi oggi in più rapida crescita, non ci sono fabbriche e grandi impianti dentro le città. Le nostre principali fonti urbane di inquinamento ed emissioni sono la mobilità e il riscaldamento degli edifici, due problemi dove si intrecciano le politiche urbane di mitigazione e adattamento dell’emergenza clima. Stiamo assistendo a un aumento della frequenza degli eventi meteorologici eccezionali – siccità e ondate di calore d’estate e alluvioni – che colpiscono la città in maniera non omogenea, causando gravi danni agli spazi urbani e alle infrastrutture, mettendo in pericolo la vita dei cittadini. La ragione sta anche in scelte urbanistiche sbagliate del passato. Serve dunque ripensare la città e dotarsi di un programma che preveda interventi mirati per ridurre gli impatti e adattare gli spazi a un clima che è già cambiato. Ci troviamo al crocevia di due sfide particolarmente rilevanti che stiamo cercando di affrontare da un lato all’interno di una prospettiva europea – Roma è tra le cento città selezionate da Bruxelles per la “Cities mission europea delle città intelligenti e a impatto climatico zero entro il 2030” – e dall’altro con un piano di adattamento climatico che vuole capire come ridurre il rischio di fenomeni indotti dal cambiamento climatico, aprendo un confronto con il mondo scientifico che preveda anche il coinvolgimento dei cittadini.

Queste politiche locali per il contenimento degli inquinanti dovrebbero giocare un ruolo come luoghi di sperimentazione di nuove politiche indirizzate ad accrescere le capacità di adattamento. Come far dialogare le iniziative a livello locale con quelle a livello nazionale?

A Roma abbiamo due grandi problemi da non sottovalutare. Il primo è sul fronte idrogeologico: la città subisce impatti rilevanti durante le piogge intense, inoltre il Tevere è a rischio esondazione in alcuni punti con possibili danni enormi. Noi lavoreremo a definire un piano di adattamento della città individuando le priorità di intervento, ma serve un coordinamento nazionale e un piano come negli altri Paesi europei che dia supporto ai territori, individui le risorse e aiuti a costruire progetti condivisi di messa in sicurezza. Ad esempio, per il Tevere occorre lavorare assieme con autorità di bacino e gli altri enti preposti, ripensare i sistemi drenanti, tutelare la permeabilità e garantire una adeguata gestione delle piogge intense nei quartieri. Lo stesso obiettivo dobbiamo porcelo per il Peschiera, il grande acquedotto di Roma che ha bisogno di interventi di adeguamento e messa in sicurezza e dove occorrono rilevanti investimenti, come per garantire la riduzione delle perdite sulla gestione delle reti idriche dove almeno qualche risultato è stato realizzato in questi anni grazie agli interventi di Acea. Dobbiamo poi porre grande attenzione agli impatti sanitari delle ondate di calore, perché i dati epidemiologici sono impressionanti. Per questo serve ripensare il modo di progettare e costruire, i materiali che si utilizzano. Per esempio, ridurre le superfici impermeabilizzate, ripensare i materiali che si utilizzano negli spazi pubblici per ridurre l’effetto isola di calore determinata, ad esempio, dall’asfalto che assorbe calore che poi rilascia nell’aria. Avvieremo studi per capire le zone più a rischio in città per l’effetto isola di calore in modo da intervenire con scelte urbanistiche e edilizie sostenibili. Anche qui le politiche locali hanno bisogno di una cornice nazionale di supporto tecnico e in termini di investimento. Negli altri Paesi europei vi è uno stretto e continuo dialogo tra livello centrale e enti locali, che poi trova spazio nel piano nazionale di adattamento. Purtroppo, noi siamo l’unico Paese in Europa a non avere un piano di adattamento nazionale e i Comuni troppo spesso sono lasciati da soli di fronte a fenomeni di enorme impatto e complessità.

 Le politiche locali hanno bisogno di una cornice nazionale di supporto tecnico e in termini di investimento.

Può essere utile un dialogo anche tra i diversi Comuni per scambiarsi buone pratiche?

Certamente,  cercheremo di farlo con il piano di adattamento coinvolgendo gli enti e le istituzioni nazionali che si occupano di questo tema e al contempo attraverso lo scambio e il coordinamento con gli altri Comuni. Il coinvolgimento di Roma insieme ad altre otto città italiane nella mission europea per la decarbonizzazione entro il 2030 è un’occasione importante per confrontarsi nella direzione di definire nuove politiche urbane locali mirate alla mitigazione e all’adattamento. Sarà anche un’occasione per condividere i risultati e le buone pratiche con tutte le città italiane perché i problemi sono comuni.

Nella definizione di un piano d’azione quanto è cruciale disporre di dati aggiornati relativi alle città e ai singoli quartieri, nonché un dialogo con le istituzioni e gli enti di ricerca?

Noi partiamo da una posizione privilegiata perché Roma ha diversi enti e istituzioni di ricerca che lavorano sulla capitale. Parte dei dati ancora mancano, come per esempio quelli sui rischi climatici. L’aspetto positivo è che disponiamo di una buona base di dati epidemiologici elaborati dall’Asl Roma 1, così come gli studi del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici e di Ispra. Ora occorre definire un progetto per arrivare ad avere una fotografia il più possibile dettagliata e aggiornata. Insieme ai centri di ricerca vogliamo definire accordi per un monitoraggio che permetta di avere contezza delle variazioni nel tempo dei fenomeni e di individuare i quartieri più a rischio. A Roma le aree più a rischio durante le ondate di calore sono di norma quelle più dense e più inquinate, e anche quelle più colpite da allagamenti in concomitanza di piogge intense. Ed è li che dovremo intervenire e dobbiamo farlo attraverso uno stretto rapporto con gli enti di ricerca che studiano questi processi.

A cura di Rebecca De Fiore

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