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Clima Articoli

Il pianeta salvato dalle donne

Le disuguaglianze di genere possono essere aggravate dalla crisi climatica

Paola Michelozzi

Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

By Dicembre 2022Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

La crisi climatica non è gender-neutral. Le disuguaglianze di genere possono essere aggravate dalla crisi climatica che è in grado di alterare stili di vita, modificare mezzi di sussistenza, creando nuove minacce ai mezzi di sussistenza, alla salute e alla sicurezza delle donne di tutto il pianeta.

I cambiamenti climatici hanno effetti sui determinanti sociali e ambientali della salute, attraverso meccanismi diretti e indiretti e rappresentano un threat multiplier, in grado di intensificare tensioni sociali, politiche ed economiche, soprattutto nei contesti più fragili e nelle popolazioni più vulnerabili, e di amplificare le disuguaglianze di genere già esistenti. Secondo il Fifth assessment report dell’Intergovernamental panel on climate change (Ipcc) delle Nazioni Unite, la vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici è fortemente associata alla “capacità di sistemi, istituzioni, esseri umani di adattarsi a potenziali danni, per sfruttare le opportunità o per rispondere alle conseguenze”. La capacità di adattamento, a sua volta, dipende da una serie di fattori socioeconomici e dalle disuguaglianze di genere, che secondo l’Ipcc, giocano un ruolo centrale, in particolare nelle aree più povere e vulnerabili ai cambiamenti climatici.

Le donne e l’agricoltura. Secondo la Fao, nelle aree rurali vive l’80 per cento della popolazione più povera al mondo e nei Paesi a basso medio reddito l’agricoltura è la principale attività lavorativa delle donne, che rappresentano il 45 per cento della forza lavoro agricola e raggiunge oltre il 60 per cento in diversi Paesi dell’ Africa sub-sahariana [1]. In questi Paesi l’agricoltura è il settore che risente maggiormente dei cambiamenti climatici, poiché fortemente influenzato dall’aumento della siccità e dalle alterazioni stagionali delle temperature e delle precipitazioni. Una revisione degli studi su esposizione a elevate temperature e infortuni sul lavoro ha evidenziato che, anche nei Paesi economicamente più sviluppati, i lavoratori dell’agricoltura sono tra i più esposti agli effetti delle ondate di calore e al rischio di infortuni [2].

Le donne e la salute materno-infantile. La salute delle donne è messa in pericolo dai cambiamenti climatici e dai disastri ambientali anche attraverso l’aumento dei rischi per la salute materno-infantile. Nei Paesi a basso medio reddito il riscaldamento globale è associato all’aumento di natimortalità e della mortalità infantile poiché condiziona la disponibilità di cibo e aumenta la malnutrizione, ma anche modificando la diffusione di malattie trasmesse da vettori come la malaria, la febbre dengue e il virus zika, che possono determinare peggiori esiti materni e neonatali [3]. Anche nei Paesi industrializzati diversi studi hanno evidenziato gli effetti del caldo sulla salute materno infantile attraverso un aumento di incidenza di nascite pretermine e di bambini di basso peso, con effetti maggiori tra le donne di bassa istruzione e basso reddito [4,5].

Le donne e l’impronta ambientale. Sono documentate differenze di genere anche nelle emissioni: diversi studi mostrano che il “carbon footprint” degli uomini è maggiore rispetto a quello delle donne. Contribuiscono a questa differenza soprattutto le emissioni in due settori, quello dei trasporti e quello del consumo di carne [6]. Il settore dei trasporti è responsabile del 23 per cento delle emissioni mondiali, di cui circa tre quarti provenienti dal trasporto su ruote. Una survey condotta in 19 grandi città in 13 Paesi di sei continenti ha evidenziato che le donne si spostano di più a piedi e usano di più i trasporti pubblici rispetto agli uomini [7]. Studi nel Nordeuropa hanno evidenziato che nelle famiglie con un’auto, gli uomini tendono ad utilizzarla più spesso per recarsi al lavoro, mentre le donne prediligono i mezzi pubblici; inoltre le conducenti donne consumerebbero meno carburante grazie a stili di guida meno aggressivi e una velocità media inferiore rispetto agli uomini [6].

Anche nelle abitudini alimentari le donne sono più virtuose. Secondo recenti stime, nel Regno Unito gli uomini producono emissioni di gas serra associate alla dieta del 41 per cento superiori a quello delle donne a causa soprattutto delle differenze nel consumo di carne e, in misura minore, al consumo di alcool e altre bevande [8]. In Italia in tutte le aree geografiche, si registra tra le donne una minore percentuale di consumatrici abituali di carne rossa, e fra chi ne mangia, i consumi sono di circa un terzo inferiori nelle donne rispetto agli uomini [9].

Le differenze di genere nelle emissioni dovrebbero essere tenute in considerazione nelle politiche di azione per il clima, poiché gli interventi di adattamento sono tanto più efficaci se in grado di tener conto delle differenze di genere, per garantire che gli investimenti siano mirati dove più necessari.

Gli interventi di adattamento sono tanto più efficaci se in grado di tener conto delle differenze di genere, per garantire che gli investimenti siano mirati dove più necessari.

Differenze di genere alla Cop27.  Quest’anno la Cop27 ha dedicato una giornata di lavori – il Gender Day – alle conseguenze del cambiamento climatico sulle donne e al loro ruolo per combatterlo. La parità di genere andrebbe ricercata anche nelle politiche legate al clima, ma quella del 2022 è stata la conferenza sul clima delle Nazioni Uniti con la più scarsa rappresentanza femminile della storia, la peggiore dal 2015 come evidenzia il grafico della Wedo.
Fonte: Wedo/Bbc.

Le donne e l’empowerment. È ormai evidente il rapporto esistente tra l’empowerment delle donne e un’efficace azione globale per il clima. Nell’ambito delle Nazioni Unite dal 2011 è attivo l’UN Women, un gruppo di lavoro orientato all’equità di genere, per la promozione e l’incorporazione della prospettiva di genere nelle politiche e nei piani di azione nazionali riguardanti sviluppo sostenibile e cambiamenti climatici.

L’European institute for gender equity si occupa di monitorare la quota di donne in posizioni di potere in ambito ambientale e del cambiamento climatico all’interno dell’Unione europea. I ministri responsabili delle politiche sull’ambiente e clima sono ancora per oltre il 70 per cento uomini, sebbene le donne siano aumentate nell’ultimo decennio. Anche nelle commissioni parlamentari che controllano l’azione del governo su ambiente e clima gli uomini sono oltre il 60 per cento, mentre la rappresentanza delle donne aumenta nelle 10 ong della coalizione delle organizzazioni e reti ambientaliste attive a livello europeo, nei cui organi decisionali circa il 46 per cento sono donne e 3 ong su 10 hanno una donna presidente [10]. All’ultima edizione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è tenuta a in Egitto a Sharm El-Sheikh, la Cop27, nelle squadre di negoziazione sul clima le donne erano meno del 34 per cento [11].

Il potenziamento del numero di donne in posizioni di leadership può avere un ruolo fondamentale nel processo decisionale per la sostenibilità climatica.

Il potenziamento della rappresentanza delle donne in posizioni di leadership può avere un ruolo fondamentale nelle azioni da intraprendere in futuro, con un impatto positivo nel processo decisionale per la sostenibilità climatica, accelerando l’identificazione delle azioni di mitigazione e adattamento e la transizione verso un pianeta a zero emissioni.

 

Bibliografia
[1] Food and agriculture organization. The State of food and agriculture 2016. Climate change, agriculture and food security.
[2] Bonafede M, Marinaccio A, Asta F, et al. The association between extreme weather conditions and work-related injuries and diseases. A systematic review of epidemiological studies. Ann Ist Super Sanita 2016;52:357-67.
[3] Vouga M, Chiu YC, Pomar L, et a. Dengue, Zika and chikungunya during pregnancy: pre- and post-travel advice and clinical management. J Travel Med 2019;26:taz077.
[4] Son JY, Choi HC, Lynn Miranda M, Bell ML. Exposure to heat during pregnancy and preterm birth in North Carolina: Main effect and disparities by residential greenness, urbanicity, and socioeconomic status. Environ Res 2022;204:112315.
[5] Schifano P, Asta F, Dadvand P, et al. Heat and air pollution exposure as triggers of delivery: A survival analysis of population-based pregnancy cohorts in Rome and Barcelona. Environ Int 2016;88:153-9.
[6] Carlosson Kanyama A, NässénJ, BendersR. Shifting expenditure on food, holidays and furnishings could lower green house gas emissions by almost 40%. J Ind Ecol 2021;25:1602-16.
[7] Goel R, Oyebode O, Foley L, et al. Gender differences in active travel in major cities across the world. Transportation 2022, https://doi.org/10.1007/s11116-021-10259-4
[8] Rippin HL, Cade JE, Berrang-Ford L, et al. Variations in greenhouse gas emissions of individual diets: associations between the greenhouse gas emissions and nutrient intake in the United Kingdom. PLoS One 2021;16:e0259418.
[9] Farchi S, De Sario M, Lapucci E, et al. Meat consumption reduction in Italian regions: Health co-benefits and decreases in GHG emissions. PLoS One 2017;12:e0182960.
[10] Eurofound and Eige. Upward convergence in gender equality: How close is the Union of equality? Luxembourg: Office of the European Union, 2021.
[11] Cop27: Lack of women at negotiations raises concern. Bbc News, 16 novembre 2022.

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