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In Palestina la salute non è un diritto di tutti

A causa dell’occupazione israeliana, la tutela della salute è demandata agli aiuti umanitari

Teresa Leone

Medu - Medici per i diritti umani

By Ottobre 2022Novembre 3rd, 2022Nessun commento
Fotografia di Claudio Colotti

“La Potenza Occupante ha il dovere di assicurare che le esigenze di assistenza sanitaria della popolazione civile continuino ad essere soddisfatte nel territorio occupato”
(Art. 14 comma 1 del Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali – 8 giugno 1977)

“Nella misura massima dei mezzi a disposizione, la Potenza Occupante ha il dovere di assicurare il cibo e le forniture mediche alla popolazione”
(Art. 55 della Quarta Convenzione di Ginevra)

 

In Palestina l’occupazione israeliana dura da 55 anni. In quanto forza occupante il governo israeliano ha il dovere di garantire il diritto alla salute della popolazione palestinese, secondo il diritto internazionale. Di fatto, però, Israele si sottrae sistematicamente alle sue responsabilità. Di conseguenza il sistema sanitario nei Territori palestinesi versa in uno stato di crisi cronica. Risulta inefficace e frammentario. Con standard inadeguati non è in grado di soddisfare le esigenze della popolazione e di tutelarne la salute a causa della cronicizzazione dell’occupazione ma anche del conflitto interno tra Fatah e Hamas. Un’occupazione, quella israeliana, caratterizzata da pratiche continue di espropriazioni, annessioni e confische, demolizioni, violazioni sistematiche dei diritti umani e delle libertà fondamentali ai danni dei palestinesi.  Questa situazione rende la vita dei palestinesi completamente dipendente dagli aiuti umanitari esterni per quel che riguarda l’accesso alle cure mediche.

La vita dei palestinesi è completamente dipendente dagli aiuti umanitari esterni per l’accesso alle cure mediche.

Medici per i diritti umani (Medu) è un’organizzazione umanitaria che si propone di portare assistenza sanitaria alle popolazioni più vulnerabili nelle situazioni di crisi in Italia e all’estero. Dal 2009 Medu sostiene un progetto in Palestina in collaborazione con l’associazione Physicians for human rights Israel (PhrI). Il progetto ha l’obiettivo di promuovere e tutelare il diritto alla salute sostenendo l’accesso universale ai servizi sanitari in Palestina, rafforzando il sistema sanitario palestinese e favorendo il processo di collaborazione fra operatori sanitari israeliani e palestinesi. In particolare le attività riguardano l’erogazione di servizi di prima assistenza sanitaria attraverso una clinica mobile che ogni sabato si reca in un villaggio diverso della Cisgiordania. L’équipe della clinica effettua più di mille visite in una giornata. Una volta al mese viene organizzata anche una clinica specialistica. Le specializzazioni più richieste sono pediatria, ostetricia e ginecologia.

Solitamente la clinica opera in Area A, controllata dal punto di vista dell’amministrazione civile e della sicurezza dall’autorità palestinese. o in Area B, dove Israele ha il controllo della sicurezza e i palestinesi si occupano delle questioni civili. Tale suddivisione, prevista in forma provvisoria dagli accordi di Oslo del 1995 in attesa di trasferire il pieno controllo dei Territori all’autorità palestinese, di fatto vige ancora oggi.

La clinica mobile porta assistenza sanitaria di base e specialistica nelle zone della Cisgiordania dove è più difficile l’accesso alle cure sanitarie. Un team di medici parte da Israele con un autobus e arriva in strutture pubbliche messe a disposizione dalle autorità locali palestinesi; solitamente si tratta di istituti scolastici, dove viene allestito un poliambulatorio temporaneo con una farmacia per la distribuzione gratuita di farmaci.

Il mercato farmaceutico è vincolato da accordi economici con Israele, il quale esercita un controllo diretto, talvolta assecondando i propri interessi. Ne consegue il blocco dell’importazione di farmaci meno costosi dai Paesi arabi, con le restrizioni all’approvvigionamento dei beni e con le forti limitazioni all’importazione in Palestina di macchinari, di materiali per le riparazioni e di materiali per le ristrutturazioni edili.

Gli accordi di Oslo, siglati da Israele e dall’Autorità palestinese tra il 1993 e 1995, hanno formalmente trasferito all’Autorità palestinese la responsabilità della protezione e della tutela della salute della sua popolazione. Di conseguenza il governo israeliano si è sottratto agli obblighi internazionali pur continuando a mantenere e sviluppare meccanismi di controllo della popolazione palestinese e delle istituzioni, lasciando il sistema sanitario palestinese in condizioni drammatiche. Una situazione che è peggiorata durante la pandemia.

Tabella 1. Confronto della mortalità correlata alla morbilità in Israele e nei Territori palestinesi occupati (tPo).

Tasso di mortalità israeliani
(inclusi i residenti nei tPo)
Tasso di mortalità nei tPo
(Cisgiordania e Striscia di Gaza)
Mortalità infantile sotto i 5 anni 2,9 per 1000 20,9 per 1000
Mortalità infantile tra 5 e 14 anni 0,9 per 1000 3,2 per 1000
Mortalità materna 2,0 per 100.000 47,0 per 100.000
Cardiopatia ischemica 47,7 per 100.000 153,0 per 100,000
Ictus 23,9 per 100.000 81,6 per 100.000
Malattia di Alzheimer 34,0 per 100.000 43,3 per 100.000
Diabete 17,4 per 100.000 37,9 per 100.000
Malattia renale cronica 17,7 per 100.000 28,5 per 100,000
Infezioni delle vie aeree inferiori 17,4 per 100.000 22,6 per 100.000
Malattie neonatali 2,9 per 100.000 15,8 per 100.000
Tumore polmonare 47,7 per 100.000 14,9 per 100.000
Ipertensione 1,7 per 100.000 13,0 per 100.000
Tumore colorettale 14,0 per 100.000 12,6 per 100.000
Malattia polmonare ostruttiva cronica 12,3 per 100.000 12,1 per 100.000
Tumore mammario 10,8 per 100.000 10,2 per 100.000
Cirrosi 6,2 per 100.000 9,2 per 100.000
Difetti congeniti 2,7 per 100.000 7,6 per 100.000
Leucemia 6,1 per 100.000 6,1 per 100.000
Tumore cerebrale e del sistema nervoso centrale 4,6 per 100.000 6,0 per 100.000
Tumore epatico 3,3 per 100.000 5,9 per 100.000
Tumore gastrico 5,8 per 100.000 5.2 per 100.000

Nel corso degli anni, PhrI ha monitorato le condizioni di salute della popolazione palestinese rispetto a quella israeliana registrando diseguaglianze allarmanti tra due popoli che vivono sullo stesso territorio. Covid-19 non ha fatto altro che acuire il divario. Il report “Responsability shirked” [1], pubblicato da PhrI nel mese di agosto 2021, mette in luce le maggiori disparità: la spesa pubblica per la sanità, il personale medico, il numero di posti letto pro capite. Queste disparità si riflettono poi su altri indicatori sanitari: l’aspettativa di vita (75,9 anni in Palestina [2] e 82,8 in Israele [3]), la mortalità infantile (12,8 per 1000 nati vivi in Palestina contro 3,1 in Israele) [4], il tasso di morbilità e il tasso di morbilità legato alla mortalità [5].

L’elettricità è razionata, l’acqua è carente o insalubre e gli spostamenti da Gaza per i casi medici gravi sono sottoposti a pesanti restrizioni.

La situazione è ancora più allarmante se ci spostiamo nella Striscia di Gaza. L’assistenza sanitaria è inficiata da 15 anni di blocco israeliano. L’elettricità è razionata, l’acqua è carente o insalubre e gli spostamenti da Gaza per i casi medici gravi sono sottoposti a pesanti restrizioni. Di solito, ogni mese ci sono più di 2000 richieste di permesso di uscita per cure sanitarie per i pazienti di Gaza. Circa 1/3 riguarda malati di cancro (la mortalità per tumori in Palestina si attesta a 98,75 persone su 100.000 uomini, 66,69 su 100.000 donne) [6]. PhrI, nel mese di settembre, ha denunciato il decesso di un ragazzo di dieci anni e sua madre di 37, morti a causa del ritardo del rilascio dei permessi per uscire da Gaza. Madre e figlio erano pazienti oncologici, in cura presso ospedali palestinesi. PhrI stava seguendo i due casi in quanto gli ultimi permessi richiesti per uscire avevano subito ritardi, poi risultati fatali. Quando si tratta di minori la situazione si complica in quanto spesso sono i genitori a non ottenere i permessi per accompagnare i figli malati.

Tabella 2. Un confronto dei dati del sistema sanitario in Israele e nei Territori palestinesi occupati (tPo) rispetto alla media dei Paesi membri dell’Ocse.

tPo Israele Ocse
Spesa sanitaria nazionale pro-capite 282 $ (2015) 3,213 $ (2017) 4003 $ (2017)
Medici per ogni 1000 persone 1,45 (2017) 3,1 (2018) 3,4 (2017)
Infermieri per ogni 1000 persone 2,6 (2017) 5,0 (2019) 8,8 (2017)
Posti letto negli ospedali per ogni 1000 persone 2,6 (2017) 5,0 (2019) 8,8 (2017)

 

In Palestina la salute è un diritto violato, negato, vituperato, condizionato, da 55 anni dall’occupazione israeliana.

Il 32 per cento delle domande presentate per l’accesso alle cure al di fuori da Gaza da parte di minori, tra gennaio e settembre 2021, ha subito ritardi o dinieghi. Il tasso di diniego delle richieste dei genitori per accompagnare i propri figli è aumentato di circa il 7 per cento (dal 28 per cento nel 2020 al 35 per cento nel 2021). La percentuale di bambini che escono senza genitori è scesa dall’11 per cento nel 2020 al 4 per cento nel 2021. Questo non indica un miglioramento della situazione quanto piuttosto un drammatico aumento del numero di casi in cui ai bambini stessi viene negata l’uscita [7].

In Palestina la salute è un diritto violato, negato, vituperato, condizionato, da 55 anni, dall’occupazione israeliana. In Palestina la salute non è un diritto di tutti.

 

 

Bibliografia
[1] Rosner Y, Majadli G. Responsibility shirked – Israel and the right to health in the occupied West Bank during covid-19. Physicians for human rights Israel, agosto 2021.
[2]Index mundi. West Bank life expectancy at birth by year chart.
[3] Macrotends. Israel life expectancy 1950-2021.
[4] Israel: infant mortality rate from 2009 to 2019-Statistica giugno 2021.
[5] Palestinian central bureau of statistics, 2020. Palestinians at the end of 2020. Ramallah – Palestine.
[6] Rosner Y. 20 years since October 2000 – Structural health discrimination between Arabs and Jews. Physicians for human rights Israel, ottobre 2020.
[7] Medici per i diritti umani. 15 anni di blocco israeliano su Gaza. Medu, 22 luglio 2022.

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