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Invisibili Articoli

Il pianto invisibile tra gli occhiali e la maschera

Il racconto di un medico

Vittorio Fontana

Medico geriatra, ospedale Bassini, Cinisello Balsamo

By Ottobre 2022Ottobre 28th, 2022One Comment
Fotografia di Claudio Colotti

La Pina urla e sbraita sulla barella mentre il chirurgo le cuce la fronte. Pronuncia una serie di bestemmie che non sentivo dai tempi del liceo, un liceo cattolico in centro città. Mai sentito un’anziana signora bestemmiare così. Ed è perfettamente lucida. Ce l’ha soprattutto con la Madonna, dice che ogni giorno le chiede di farla morire perché è stufa, proprio non ne può più. Si è rotta i coglioni dice, ma quella niente, non ascolta. Forse è solo un problema di modi, non saprei Pinuccia cara, non chiedere a me.

Più avanti nel tempo, è quasi mattina, suona il cicalino, la solita constatazione di decesso in hospice. Salgo le scale illuminate dalle prime luci dell’alba. In hospice c’è familiarità con la morte. Il mio ruolo qui è del tutto formale. È già tutto predisposto, i moduli Istat, quelli del Comune, quelli per il prelievo delle cornee, devono solo essere timbrati e firmati. L’infermiere mi mostra l’elettrocardiogramma. Indiscutibile, come fosse un testo di mille parole, invece è solo una linea piatta continua tracciata per trenta minuti da un disegnatore paziente.

Esco dal reparto, la porta scorrevole si apre al mio passaggio, sono nell’atrio, vado dritto al distributore, prendo un tè e biscotti secchi per il mio stomaco rivoltato da una cena troppo veloce. È nell’andarmene verso le scale che vedo su un divanetto arancione una donna che piange con a fianco suo figlio poco più che adolescente. Passo oltre perché non ragiono per il sonno, non arrivo alle scale e ritorno sui miei passi. Mi presento, chiedo e ascolto la moglie e il figlio di quest’uomo di 63 anni morto poco fa in hospice per un tumore bastardo, ascolto e cerco di rispondere alle domande su quello che dovranno fare adesso. Non mi chiedono come sarà la loro vita da oggi in poi, ma solo quando verranno le pompe funebri, come si dovranno comportare dal punto di vista formale. Ma io non riesco a fare a meno di piangere, facendo finta di non farlo, nascondendomi tra gli occhiali e la maschera, camuffando la voce.

– Stava piangendo mamma? – Credo di sì amore.

Ferragosto è finito, l’estate sta finendo. E io sono qui che chiedo alla Madonna di Pina se non poteva scambiare quelle due vite, così per una volta, solo perché sarebbe stato più giusto. Questo sì sarebbe un vero miracolo di Ferragosto: una vita in cui ciò che è giusto accade. Ma è tutto inutile. “La vita è più strana della merda” diceva un boss mafioso in “C’era una volta in America” di Sergio Leone.

Il divanetto arancione si fa più lontano come nella prospettiva di un quadro o nell’inquadratura di un film ma io li vedo ancora perfettamente, (mia) moglie e (mio) figlio, tenersi stretti e piangere.

Un commento

  • Alberto ha detto:

    Un bel racconto di empatia. In ambito medico ci sono due scuole di pensiero. C’è anche chi sostiene che non si deve dare spazio a questo sentimento. Quello che è grave è che nella preparazione universitaria del medico e nei programmi di aggiornamento non c’è nulla in merito e tutto è lasciato alla sensibilità individuale.

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