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Ripresa/Resilienza Interviste

Serve un monitoraggio civico delle politiche pubbliche

Dalla accettabilità sociale della transizione ecologica ai divari territoriali dell’offerta educativa

Intervista a Sabina De Luca

Forum Disuguaglianze Diversità

By Marzo 2022Aprile 26th, 2022Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

Nella determinazione di obiettivi e investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stata coinvolta la cittadinanza?

Direi che la risposta è piuttosto secca, no. È stata coinvolta molto poco o quasi nulla se non attraverso passaggi più formali che sostanziali, tradendo un po’ quello che è lo spirito del piano stesso, le indicazioni ricevute anche dalle istituzioni comunitarie che da tempo lavorano nella direzione affinché le politiche pubbliche siano animate da un forte coinvolgimento della cittadinanza nell’indirizzare le scelte, nel sostenerle, nell’attuarle e nel controllarne gli esiti. Quindi in questo senso il Piano nazionale di ripresa resilienza (Pnrr) ha rappresentato un po’ un passo indietro, anche rispetto a quella che è la tradizione di partecipazione oramai acquisita in molti ambiti delle politiche pubbliche nazionali.

Non c’è il rischio che il Pnrr inasprisca le disuguaglianze? Come fare perché ciò non accada?

Ci sono alcuni fattori di rischio ma anche diverse opportunità. Tra le intenzioni dichiarate, il Pnrr enuncia un forte impegno nella direzione della riduzione delle disuguaglianze soprattutto territoriali, di genere, generazionali. Tuttavia, non troviamo una conferma pienamente rassicurante della concretizzazione di questi impegni nelle scelte operative poi compiute – in parte anche per l’assenza di una visione strategica compiutamente espressa nei risultati attesi declinati, non sempre comprensibili, nei contenuti di policy che vengono evidenziati – anzi, in alcuni casi intravediamo delle aree di criticità. Una di queste aree è dovuta al fatto che, se parliamo delle diseguaglianze territoriali, il Piano “confina” la missione della coesione territoriale in un ambito a sé stante e, salvo l’impegno a riservare una quota di risorse anche rilevanti in favore del sud, non assume il tema delle diseguaglianze territoriali – che è molto più della contrapposizione tra nord e sud, molto più diffuso e granulare nella sua rappresentazione concreta (pur rimanendo, questo, il divario storico fondamentale nel nostro Paese) – come un obiettivo trasversale.

Nel declinare il fondamentale obiettivo della transizione ecologica il Pnrr non si occupa della sostenibilità sociale di questo impegno.

Ancora, un altro paio di esempi. Nel declinare il fondamentale obiettivo della transizione ecologica il Pnrr non si occupa della sostenibilità sociale di questo impegno, in una accezione che è fortemente condizionata da un predominio della visione tecnologica di questa transizione, e non della sua accettabilità sociale. Una visione, questa, gravida di conseguenze in termini di aumento delle disuguaglianze che ne possono derivare, che al contempo mette a forte rischio la sua riuscita, dal momento che solo se pienamente condiviso e conseguibile anche dalle fasce deboli della popolazione, questo obiettivo potrà essere realizzato. Infine, anche alcune modalità di attuazione. Il fatto che il Piano privilegi – mettendo in competizione i comuni fra di loro – il meccanismo dei bandi quando si tratta di allocare le risorse ai diversi territori, per una parte molto rilevante degli investimenti promossi dal Piano stesso, comporta un forte rischio di accentuazione delle diseguaglianze. Un meccanismo che, invece di programmare la distribuzione alle risorse in funzione dei bisogni, maggiori e minori, che si manifestano dal territorio, ne affida l’allocazione alla “capacità” di catturare queste opportunità da parte degli enti territoriali. Questo meccanismo finisce per privilegiare inevitabilmente, come la storia dimostra, quelli che sono più capaci di intercettare tali opportunità, di salire sui treni che di volta in volta si presentano, e che non sono necessariamente quelli che hanno maggiori necessità di intervento.

Il meccanismo partecipativo è condizione di efficacia delle politiche, prima ancora che ti trasparenza e di democrazia.

Quali sono le principali proposte del Forum Disuguaglianze Diversità a proposito del Pnrr?

Una proposta che stiamo reiterando da tempo è quella di assicurare il monitoraggio civico del Pnrr e delle politiche pubbliche in generale. Il monitoraggio civico è uno strumento che permette alla cittadinanza attiva e alle sue organizzazioni di essere parte della costruzione e attuazione delle scelte di intervento e assicura quella responsabilizzazione della collettività, organizzata e non, che le stesse istituzioni europee hanno richiesto nella Raccomandazione rivolta all’Italia, quando è stato approvato il Pnrr, di aprire il percorso attuativo del Piano al confronto e al coinvolgimento più ampio possibile. Molte di queste scelte sono ancora declinate in chiave “alta”, un po’ strategica. I meccanismi di attuazione di queste scelte e quindi degli interventi che vengono realizzati sul territorio faranno sì che poi esse assumano una postura piuttosto che un’altra. In questo senso, avere la possibilità di intervenire nella fase di definizione degli strumenti attuativi, dei meccanismi operativi, come pure di osservare l’attuazione contribuendo a segnalare eventuali punti di allarme, correzioni di rotta da fare, a spronare l’amministrazione nel conseguire il percorso dichiarato sono tutti esempi di quello che viene chiamato monitoraggio civico, in cui si recupera questo meccanismo partecipativo che è condizione di efficacia delle politiche, prima ancora che di trasparenza e di democrazia, che fa sì che nel percorso attuativo del Piano si possa sanare l’assenza di dialogo sociale nella sua costruzione.

La multidimensionalità della povertà educativa richiede necessariamente la mobilitazione di tutti gli attori che ne affrontano cause ed effetti.

Un altro tema orizzontale è quello di privilegiare per quanto possibile un esercizio di programmazione consapevole e non affidare ai bandi la scelta di dove intervenire per fare le cose che si è deciso di fare, mettendo i territori in concorrenza fra loro. Una delle proposte forti del Forum in questo senso è quella di affrontare i divari territoriali nell’istruzione, la povertà educativa, che ha una forte connotazione territoriale, molto aggravati dalla crisi indotta dalla pandemia con la didattica a distanza, intervenendo dove è maggiormente necessario con gli strumenti e il metodo che le esperienze di maggior successo segnalano come i più appropriati. La nostra proposta, quindi, è di non lasciare al bando il compito di individuare dove intervenire ma, utilizzando un lavoro che il Forum ha fatto insieme a una rete di reti – “EducAzioni” –, di adottare il metodo dei Patti educativi locali, alleanze fra la scuola, le istituzioni locali, le organizzazioni di cittadinanza attiva, che si mettono assieme per contrastare questi fenomeni, nella consapevolezza che la multidimensionalità della povertà educativa richiede necessariamente la mobilitazione di tutti gli attori che ne affrontano cause ed effetti, intervenendo in quelle cento aree, segnalate dagli studi già disponibili e dalle valutazioni fatte anche dal Forum negli scorsi mesi, dove è più necessario investire.

Accanto a questo ci sono diverse proposte per dare attenzione al tema della qualità del lavoro, fortemente oscurato nel Piano. Pensiamo al fatto che a un certo punto della stesura del Pnrr era apparso il tema del salario minimo, la cui introduzione è da tempo sollecitata dalla stessa Unione europea, ma poi l’abbiamo visto sparire. Oggi sembra che a tratti rientri nell’agenda politica, è un fronte sul quale l’Italia è fortemente indietro rispetto ai partner europei, la cui rilevanza è testimoniata dall’aumento dei working poor, i lavoratori poveri, che nella nostra proposta andrebbe coniugato con la validità erga omnes dei contratti firmati dalle organizzazioni più rappresentative.

Ci sono poi diverse altre proposte puntuali che il Forum ha fatto, non c’è tempo di illustrarle tutte, ma spaziano da aspetti di merito sulle politiche ad aspetti di metodo su come fare le cose e le scelte e intervenire sul terreno.

A cura di Giada Savini

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