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Regole Interviste

Fare insieme le regole

Perché la giustizia funzioni il rapporto tra cittadini e regole deve essere sano

Intervista a Gherardo Colombo

Già magistrato e giudice

By Dicembre 2021Gennaio 19th, 2022Nessun commento
rispetto delle regole
Fotografia di Lorenzo De Simone

Nel suo libro “Sulle regole” di diversi anni fa leggevamo che “delle regole non si può fare a meno perché non si può stare insieme senza applicarne”. Eppure già nel prologo dello stesso libro lei descriveva un mondo in cui le regole erano – e restano – costantemente disattese. La domanda dunque è: se fosse proprio il mancato rispetto delle regole a mandare avanti il mondo?

Credo che dipenda dal contenuto delle regole, perché le regole non sono tutte uguali. Erano regole le leggi razziali – che erano in realtà leggi razziste – che inizialmente vietavano ai bambini ebrei di andare a scuola e sono state il prologo dei campi di sterminio. Erano regole, erano leggi vigenti e andavano rispettate. La trasgressione di quelle leggi, di quelle regole, avrebbe fatto fare passi avanti. Se noi oggi trasgredissimo – e in effetti purtroppo lo facciamo – la nostra Costituzione e il principio fondamentale secondo cui tutti noi siamo degni tanto quanto gli altri, faremmo dei passi indietro. È tutto relativo.

Lavoriamo nel campo della comunicazione e per questo ci sta particolarmente a cuore il rapporto tra regole e informazione: cosa può aumentare la trasparenza, ridurre le ambiguità e dunque incentivare il rispetto delle regole?

Penso che anche qui sarebbe necessario avere un po’ più presente la Costituzione, che è un complesso di regole. La Costituzione è la nostra prima legge ed è quella che giustifica l’esistenza di tutte le altre leggi. Io credo che sarebbe necessario guardarla più da vicino. Secondo me il modo di approcciare la notizia è estremamente qualificante, soprattutto sotto il profilo educativo. Molto spesso i canali di informazione hanno più interesse rispetto ad altro che non sia la corretta trasmissione delle notizie, già a cominciare da come vengono scelte. Per esempio, c’è una invasione di cronaca nera davvero impressionante, in questi ultimi tempi. Per questo credo che la cittadinanza, nel suo complesso, sia convinta che il numero dei reati sia in continua crescita, che continui a crescere il numero degli omicidi, il numero delle rapine, dei furti e via dicendo. La realtà è esattamente l’opposto.

Se si pensasse di più a preservare la dignità delle persone, credo che gli strumenti di informazione farebbero un grandissimo servizio alla crescita del rapporto tra il cittadino e le regole.

Come mai succede che le persone siano convinte del contrario della realtà? Dipende da come si selezionano le notizie. Forse, avere meno interesse rispetto al profitto, rispetto alla diffusione del media, al voler far scandalo, se si pensasse un pochino di più a preservare la dignità delle persone, credo che gli strumenti di informazione farebbero un grandissimo servizio alla crescita del rapporto tra il cittadino e le regole. Inoltre, sarebbe il caso che i media si preoccupassero, almeno un po’, di diffondere lo spirito e il contenuto della nostra Costituzione. Poche persone la conoscono, altre credono di conoscerla ma è conoscenza approssimativa, che rischia di travisarne il senso. E allora sarebbe importante diffonderne lo spirito.

La crisi sanitaria ci ha messo di fronte alla necessità di limitare la libertà personale in nome della necessità di proteggere diritti ancora più rilevanti come il diritto alla salute o addirittura alla vita. Un tale dilemma, al quale eravamo impreparati, avrebbe potuto essere spiegato meglio ai cittadini?

Eravamo impreparati sì, ma nel complesso abbiamo reagito anche molto bene. C’è chi non sopporta e non tollera, e lo fa palesemente, questa limitazione alla libertà personale, che pure è prevista dalla Costituzione – sia all’articolo 16, che regola tra le altre cose la libertà di spostarsi indifferentemente nel territorio dello Stato, sia all’articolo 32 che invece si occupa della tutela della salute. Secondo me abbiamo risposto anche meglio di tanti, tanti altri Paesi. Non mi farei tanto un problema di questo tipo. Semmai, tornerei anche qui a sottolineare come l’informazione potrebbe evitare di dare l’impressione che chi non si è adeguato alle regole sia un mare di persone, perché secondo me non è per nulla vero.

Tra persone che convivono o che lavorano insieme o nello stesso ambito, quanto conta che la definizione delle regole sia un processo condiviso?

Si chiama democrazia. Il processo di condivisione delle regole è il processo attraverso il quale tutti noi amministriamo insieme, in senso ampio, i luoghi che viviamo. Vale tanto per lo Stato quanto per il circolo delle bocce. Le regole possono essere imposte o possono essere elaborate insieme e il sistema rappresentativo – che caratterizza la nostra democrazia – è fatto apposta perché le voci delle singole persone possano essere raccolte e rappresentate. Credo che sia proprio necessario fare insieme le regole e credo che sia necessario farle insieme secondo una procedura articolata, perché è indispensabile che per fare una regola sia necessario conoscere la situazione nella quale la regola va inserita, altrimenti diventa un discorso velleitario. Va a finire che si fanno più guai, piuttosto che cose positive, se si fanno regole senza conoscere che cosa la regola deve disciplinare.

Noi dobbiamo cambiare il nostro approccio nei confronti delle regole e capire che le regole, quando sono “giuste” ci servono.

L’ultima domanda ce l’ha suggerita lei nel suo libro: come insegnare il rispetto delle regole?

È necessario immergersi nella realtà, tener conto che le regole non sono la sanzione, ma sono l’indicazione del come si fa. Come si fa a fare una torta? Si segue la ricetta. Come si fa a vincere a un videogioco? Si seguono le regole del videogioco. Così come per parlarsi si seguono le regole della lingua. Per incontrarsi si seguono le regole del tempo. Addirittura, per volersi bene si seguono le regole della fiducia. Sono tutte regole e solo alcune sono scritte. Ma la stragrande maggioranza delle regole non è scritta, la stragrande maggioranza delle regole noi la rispettiamo senza neanche sapere – ricordarci – che esistano. Pensiamo soltanto alla lingua, quante regole esistono? Noi dobbiamo cambiare il nostro approccio nei confronti delle regole e capire che le regole quando sono “giuste” ci servono. Seguirle è nostro interesse, ci fa bene seguirle, ci fa vivere meglio. E quali sono le regole “giuste”? Le regole della nostra Costituzione e quelle che discendono da essa sono quelle giuste. Poi un altro problema è quello che riguarda il fatto se noi siamo capaci di seguirle perché le abbiamo comprese. Qui son dolori, perché noi molto spesso equivochiamo le regole che ci farebbero stare meglio, le disattendiamo e così creiamo i disastri che conosciamo.

Gherardo Colombo.
Sulle regole.
Milano: Feltrinelli, 2008.

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