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Il contrasto alle pandemie. Oggi come ieri?

Piccolo repertorio non esaustivo di continuità e discontinuità nel contrasto alle pandemie

Lisa Vozza

Biologa e divulgatrice scientifica

By Dicembre 2021Aprile 26th, 2022Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

I germi sono inventori più rapidi, versatili ed efficaci degli esseri umani, che sembrano sempre un po’ stupefatti di fronte alla potenza distruttiva microbica. Ogni volta restiamo talmente sbalorditi che sembra quasi che nella nostra lunga storia non li abbiano mai incontrati prima. Ecco forse la prima costante di molte pandemie: lo stupore. Quando ci riprendiamo dallo stupore in genere sappiamo batterci. Alcune innovazioni relativamente recenti, diffuse in modo sorprendentemente democratico, hanno salvato da milioni a miliardi di vite nel mondo: milioni, i cocktail di farmaci per l’aids; centinaia di milioni, gli antibiotici; miliardi, i vaccini. Ma questi numeri nascondono profondi e ingiusti divari. Il diverso stato di salute della popolazione tra luoghi ad alto o basso reddito, anche nella stessa nazione o città, si riflette nelle differenze nell’aspettativa di vita, come già notava Martin Luther King nel 1966, oltre che nell’adesione alle vaccinazioni e nella vulnerabilità alle informazioni fuorvianti. Oggi come ieri.

Si potrebbe pensare che l’esitazione o l’ostilità che vediamo oggi contro i vaccini siano un ostacolo maggiore e insormontabile rispetto alle condizioni sociali di tempi più aperti, accoglienti e senza la spesso nefasta interferenza dei social network. I movimenti contro le vaccinazioni esistono in realtà fin dai tempi di Lady Montagu, ma non sono mai riusciti a fermare davvero l’adesione a questi preparati salvifici, almeno a lungo termine. Perfino in questi nostri giorni complicati, le vaccinazioni contro covid-19 sono state completate con due dosi dall’85 per cento della popolazione che in Italia può ricevere un vaccino. Questo dato da solo ci dice che l’accettazione è ampia e che non bisogna farsi distrarre più di tanto da una minoranza, per quanto rumorosa e facilitata, rispetto al passato, nella diffusione dei propri fuorvianti messaggi.

Vittorie grandi contro le malattie infettive si sono ottenute quando si è collaborato, a volte perfino con i propri nemici. Esemplare da questo punto di vista fu Albert Sabin, che andò a sperimentare il suo vaccino anti-polio, sviluppato negli Stati Uniti, anche in Unione Sovietica, in piena guerra fredda. Il vaccino fu poi usato dalle due parti del mondo divise dalla cortina di ferro e anche nei Paesi non allineati, e la polio da allora è sostanzialmente stata eradicata. Per sars-cov-2 le collaborazioni scientifiche sono state notevoli, mentre quelle economiche e politiche hanno latitato parecchio. Grandi discontinuità tra le pandemie di ieri e di oggi dipendono però anche da fattori strettamente biologici. Il virus dell’influenza spagnola, che ha ucciso in un solo anno oltre 40 milioni di persone, di cui molti bambini e ragazzi in una popolazione mondiale quattro volte più piccola e giovane dell’attuale, era più virulento e letale di sars-cov-2, che in quasi due anni ha ucciso finora, ufficialmente, oltre 5 milioni di persone di età media più avanzata. I conti però sono ancora provvisori e si faranno più precisamente tra qualche anno.

Le file sembrano, infine, essere una costante della difesa contro le malattie infettive. Come nel 2019 ci siamo messi in coda negli hub vaccinali in attesa della salvifica iniezione, oltre 220 anni fa gli abitanti di un villaggio inglese si erano messi in fila davanti a una piccola capanna di legno per farsi fare un’incisione sul braccio con un piccolo bisturi, tramite il quale ricevevano il primo preparato contro il vaiolo. Il medico vaccinatore era Edward Jenner e la piccola capanna, nel suo giardino, era stata da lui chiamata “tempio di vaccinia”.

I vaccini dell'era globale

Rino Rappuoli, Lisa Vozza
I vaccini dell’era globale. Come affrontare con sicurezza ed efficacia le pandemie del nostro tempo.
Bologna: Zanichelli, 2021.

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