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Prossimità Survey

Prossimità: in che senso?

Rispondono i lettori di Forward

By Giugno 2021Luglio 2nd, 2021Nessun commento

La strada per una sanità di prossimità è fatta di collaborazione multidisciplinare tra professionisti diversi, attivi in un sistema a rete che metta in collegamento l’ospedale e il territorio. Questo sembra essere il punto di vista prevalente dei lettori di Forward così come è stato espresso nelle risposte alla survey proposta dal nostro progetto e pubblicata online.

Qual è l’obiettivo principale della mission 6 salute del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza?

Come rendere il Ssn più vicino ai cittadini?

Quali sono gli attori determinanti di una sanità più vicina alla popolazione?

Medici di medicina generale e infermieri sono gli attori principali della continuità assistenziale, con i secondi in primo piano per migliorare l’aderenza alle cure e alle prescrizioni da parte dei pazienti che soffrono di patologie croniche.

Per rispondere ai bisogni di continuità assistenziale andrebbe potenziata la figura del…

Per la presa in carico dei pazienti cronici nel seguire l’aderenza terapeutica andrebbe potenziata la figura del…

Sorprende la scarsa coerenza tra le risposte sull’assistenza domiciliare, ultima tra i mezzi per rendere il servizio sanitario più vicino ai cittadini ma seconda tra gli “agenti” utili ad una maggiore prossimità. Il terreno che costituisce la sfida più difficile sembra siano le periferie delle grandi città, più delle aree interne di cui peraltro sono spesso giustamente segnalate le criticità.

Dove risiedono maggiormente i gruppi “difficili da raggiungere” (hard-to-reach) o “invisibili” (hidden population)?

 

Se, come dicevamo, la “soluzione” è in una presa in carico integrata tra diversi attori, la possibilità di affidare competenze del medico ad altri professionisti è un motivo di disaccordo e i nostri lettori si dividono quasi a metà. La conferma viene anche dal riconoscimento non unanime della centralità della medicina generale. È un punto critico e serve dialogo e anche molta attenzione alle esigenze dei cittadini e dei pazienti. 

Infine, la telemedicina: può migliorare la qualità e la tempestività delle cure, ridurre i costi del sistema sanitario molto più che aumentarli. Tutto bene? Forse: resta l’incognita dell’equità di una sanità digitale che potrebbe rivelarsi impotente nel raggiungere quella parte della popolazione “hard-to-reach” non solo, o non tanto, per la sua posizione geografica, quanto per la posizione sociale o il reddito. 

La medicina digitale potrebbe…

“Il task shifting – cioè l’affidare competenze del medico ad altri professionisti – costituisce oggi un disvalore e significa abbassare il livello di qualità e non offrire le migliori prestazioni ai cittadini”, scrive il presidente della Fnomceo. Quanto la trova d’accordo questa affermazione?

“Sarebbe importante che le fonti prossime di comunità – i medici di medicina generale – avessero un ruolo dominante nell’orientare il comportamento dei singoli, dentro e fuori i percorsi sanitari” secondo il giornalista Andrea Capocci. Quanto la trova d’accordo questa affermazione?

Già in passato sono state tentate delle riforme per una sanità di prossimità. Questa volta ce la faremo?

 

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