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Prossimi a un (non) cambiamento per la giustizia ambientale e sociale

I due concetti devono progredire di pari passo per garantire l’abbattimento dell’iniquità e il diritto alla salute di ogni individuo

Chiara Badaloni, Matteo Renzi

Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

By Giugno 2021Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) definisce la salute come uno stato di totale (ed equo) benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattie o infermità. Su questo tema le Nazioni Unite si sono impegnate, nei sustainable development goals del 2015, dichiarando di eliminare le disuguaglianze sociali, economiche e sanitarie a livello nazionale e internazionale entro il 2030. Tuttavia, l’obiettivo di garantire tale benessere alla popolazione mondiale è ancora lontano dall’essere realizzato.

La salute e il benessere delle persone sono dunque strettamente legati non solo alla società, alla politica e all’economia, ma anche all’ambiente, ormai considerato tra i determinanti sociali delle disuguaglianze. Come riporta l’Agenzia europea dell’ambiente, nella relazione sulla prevenzione delle malattie mediante ambienti sani, i fattori di stress ambientali sarebbero responsabili per il 12-18 per cento di tutti i decessi nei 53 paesi della regione europea dell’Oms.

Nel secondo rapporto “Environmental health inequalities in Europe” del 2019, l’Oms ha cercato di quantificare l’entità del problema e di individuare i gruppi maggiormente vulnerabili. Il rapporto mostra che i fattori di rischio ambientale influenzano la salute e il benessere colpendo i cittadini quotidianamente sia per esposizioni indoor (lavoro, domicilio) che outdoor. Il dato più allarmante sottolinea come sottogruppi di popolazione svantaggiati presentino rischi maggiori rispetto alla popolazione generale. Le disuguaglianze ambientali contribuiscono quindi alle disuguaglianze sanitarie. Il dibattito sui determinanti sociali della salute è necessario per individuare le disuguaglianze nel rischio ambientale al fine di mitigare le iniquità sociali e sanitarie.

Per esempio, la prossimità di siti inquinati e pressioni ambientali nocive rappresentano troppo spesso la congiunzione tra una società iniqua e la fragilità sociosanitaria della popolazione esposta [1]. Questo è stato dimostrato anche dalla forte prevalenza sia di soggetti con uno stato di deprivazione socioeconomica sia di un numero cospicuo di adolescenti e bambini (circa un milione) residenti nelle prossimità di un sito di interesse nazionale [2].

Focus su Roma e le sue periferie

Il Comune di Roma è un’area caratterizzata da grandi differenze socioeconomiche e di esposizione ambientale nella popolazione residente. L’“Atlante delle diseguaglianze a Roma”, pubblicato nel 2016 dalla Camera di commercio, evidenzia come la disponibilità economica delle famiglie residenti nel comune capitolino sia estremamente sbilanciata a favore delle zone a ridosso del centro storico creando grande disparità rispetto alle zone periferiche (al di fuori del grande accordo anulare), dove il reddito annuo è mediamente inferiore ai 20.000 euro. Nonostante, come emerso da studi epidemiologici condotti dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio [3], l’esposizione a inquinanti atmosferici, derivanti soprattutto dal traffico veicolare, sia diffusa in ogni luogo della città di Roma, i rischi per la salute sono maggiori nei soggetti con una bassa posizione socioeconomica [4,5].

Queste diseguaglianze sociosanitarie si rispecchiano anche nei risultati riportati in una recente pubblicazione dove è stata valutata la variazione dell’aspettativa di vita alla nascita nei municipi romani durante il periodo 2006-2017 [6]. Lo studio sottolinea come l’aumento della speranza di vita non sia uniforme in tutta la popolazione, nel corso degli anni, ma sia più contenuto nelle aree di basso stato socioeconomico rispetto a quelle con un elevato benessere sociale.

Il contesto iniquo sociale a sfavore delle periferie romane, evidenziato nei lavori sopracitati, viene profondamente aggravato dalla presenza nelle periferie della città di siti contaminati come inceneritori e raffinerie.

Uno degli esempi più eclatanti, in merito, è rappresentato dallo stabilimento BASF Italia, impianto di incenerimento di rifiuti speciali (catalizzatori esausti) situato nella periferia est romana, che ha cessato l’attività nel 2016 dopo una forte mobilitazione cittadina e opportune valutazioni epidemiologiche [7]. Il territorio circostante l’impianto è caratterizzato da una forte pressione ambientale derivante, inoltre, dalla presenza di strade ad alto traffico e dalla discarica a cielo aperto di Castelverde nonché dal sito del Tmb di Rocca Cencia. La crescente urbanizzazione dell’area caratterizzata da forte abusivismo edilizio ha determinato un aumento importante della popolazione esposta al rischio ambientale. Popolazione in cui prevale la frazione a basso reddito e di bassa posizione socioeconomica. Le analisi condotte nella popolazione residente in prossimità dell’impianto hanno delineato un quadro di rischi più elevati rispetto a soggetti residenti a una distanza maggiore per numerose patologie del sistema nervoso, respiratorio, tumori della pleura e linfomi non Hodgkin.

Un altro esempio evidente riguarda la periferia ovest della capitale, l’area si sviluppa in un contesto geografico e ambientale complesso a causa della presenza di una delle più estese (250 ettari di superficie) discariche per rifiuti solidi urbani d’Europa, un inceneritore di rifiuti ospedalieri, un impianto di raffineria di petrolio e due importanti arterie stradali (l’autostrada Roma-Fiumicino e il grande raccordo anulare).

Cittadini partecipi per il bene di tutti

Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione alla salute e al benessere, soprattutto nelle aree con forte iniquità sociale, e la possibilità da parte dei cittadini di accedere ai risultati delle ricerche scientifiche. Questo ha contribuito alla nascita di una sinergia tra comitati cittadini attivi e dipartimenti di sanità pubblica, dando vita alla disciplina conosciuta citizen science.

Il concetto di giustizia ambientale deve progredire di pari passo con quello di giustizia sociale per garantire l’abbattimento dell’iniquità e il diritto alla salute di ogni individuo.

Il coinvolgimento di cittadini volontari, non professionisti, nel processo scientifico in molti casi è stato ed è fondamentale come, per esempio, nei progetti di monitoraggio biologico o per la mappatura dell’inquinamento acustico e atmosferico (“Cittadini per l’Aria”, “NO2 NO GRAZIE”). La collaborazione tra cittadini, che forniscono un’adeguata percezione del problema che spesso vivono in prima persona, e professionisti, che invece permettono di adoperare metodologie scientifiche valide, risulta chiave nell’affrontare problemi di sanità pubblica.

Il solco tracciato nelle diseguaglianze sociali e ambientali diventa sempre più profondo, all’aumentare del degrado ambientale e all’impoverimento delle categorie più fragili. Appare evidente che il concetto di giustizia ambientale (environmental justice) deve progredire di pari passo con quello di giustizia sociale per garantire l’abbattimento dell’iniquità e il diritto alla salute di ogni individuo.

 

Bibliografia

[1] Pasetto R, Mattioli B, Marsili D. Environmental justice in industrially contaminated sites. A review of scientific evidence in the Who European region. Int J Environ Res Public Health 2019;16:998.
[2] Pasetto R, Caranci N, Pirastu R. Deprivation indices in small-area studies of environment and health in Italy. Epidemiol Prev 2011;35:174-80.
[3] Cesaroni G, Badaloni C, Gariazzo C, et al. Long-term exposure to urban air pollution and mortality in a cohort of more than a million adults in Rome. Environ Health Perspect 2013;121:324-31.
[4] Cacciani L, Bargagli AM, Cesaroni G, et al. Education and mortality in the Rome longitudinal study. PLoS One 2015;10:e0137576.
[5] Cesaroni G, Badaloni C, Romano V, et al. Socioeconomic position and health status of people who live near busy roads: the Rome longitudinal study (RoLS). Environ Health 2010;9:41.
[6] Badaloni C, Michelozzi P, Davoli M. Variazione spazio-temporale dell’aspettativa di vita per livello socioeconomico e distretto sanitario a Roma negli anni 2006-2017. Epidemiol Prev 2020;44:342-8. https://doi.org/10.19191/EP20.5-6.P342.009
[7] Marino C. Valutazione epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente in prossimità dello stabilimento BASF Italia Srl. 2015. Dipartimento di epidemiologia Ssr Lazio, gennaio 2015.

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