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Avviene Articoli

Cambiamenti climatici ed epidemie. Siamo vicini al punto di non ritorno?

Non siamo solo in emergenza covid-19, siamo anche in emergenza ambientale. La vera sfida è un ripensamento del nostro modello di sviluppo

Paola Michelozzi, Manuela De Sario, Francesca de’ Donato

Dipartimento di epidemiologia Servizio sanitario regionale del Lazio Asl Roma 1

By Dicembre 2020Gennaio 13th, 2021Nessun commento
Fotografia di Lorenzo De Simone

Secondo la National oceanic and atmospheric administration statunitense luglio 2020 è stato il mese più caldo mai registrato sul nostro pianeta, superando il precedente record del 2016. Lo scioglimento dei ghiacciai è sempre più rapido e quest’anno la penisola Antartica ha subito un’ondata di caldo eccezionale e il riscaldamento globale sta modificando la più vasta massa di ghiacciai del pianeta. Incendi devastanti interessano ancora la California con migliaia di evacuati e in Australia nell’ultima stagione estiva tra fine 2019 e inizio del 2020, la cosiddetta “bushfire season”, gli incendi hanno distrutto 17 milioni di ettari di vegetazione, provocato la morte e il ferimento di diverse persone, la distruzione di abitazioni ed edifici, e oltre a questo anche la morte di mezzo miliardo di animali selvatici. Nei mesi del lockdown, gli eventi estremi hanno continuato, inesorabili e imprevedibili. Alluvioni e frane in Europa, in America, Indonesia e India, tornado negli Stati Uniti, tempeste di sabbia in Cina, siccità estrema in molti paesi, fenomeni passati il più delle volte in secondo piano rispetto alle notizie sulla nuova pandemia.

Uno degli ultimi rapporti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental panel on climate change – Ipcc) [1] sostiene che è altamente probabile che il mondo tra il 2030-2052 raggiunga un riscaldamento di +1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, con conseguenti rischi per la salute, per la sicurezza alimentare e delle popolazioni, per le risorse idriche e per la crescita economica. Se non riusciremo a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e ad adattarci a un clima che cambia, ci troveremo di fronte a eventi gravi, che avranno un impatto sulla nostra società e sull’economia.

Accanto a questo le azioni per contrastare i cambiamenti climatici fanno registrare ritardi che sembrano sempre più difficili da recuperare. “I am disappointed with the results of Cop25. The international community lost an important opportunity to show increased ambition on mitigation, adaptation and finance to tackle the climate crisis” [2]: è la frase con cui Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite ha chiuso i lavori dell’ultima conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop25), tenutasi a Madrid lo scorso dicembre. Conferenza a cui hanno partecipato i rappresentanti di più di 190 paesi del mondo, che aveva l’obiettivo di trovare soluzioni su uno dei punti più importanti dell’Accordo di Parigi sul clima, riguardo al meccanismo previsto dall’articolo 6, che consente ai paesi che inquinano meno di “cedere” la loro quota di gas serra a paesi che inquinano di più, per permettere loro una transizione più facile per il raggiungimento degli obiettivi generali. Alla Cop25 si sarebbero dovuti definire inoltre accordi con impegni vincolanti per i singoli paesi riguardo ai rispettivi piani per ridurre le emissioni di gas serra, necessari per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi nel 2015. Obiettivi che appaiono oggi sempre più lontani. Un fallimento quindi a cui si aggiunge il rinvio al 2021, a causa della pandemia di covid-19, la ventiseiesima conferenza mondiale sul clima, Cop26, che avrebbe dovuto tenersi in novembre a Glasgow.

Il legame tra sars-cov-2 e cambiamenti climatici

Possono essere fatti molti parallelismi tra crisi climatica ed epidemia covid-19. Il cambiamento climatico è un potentissimo threat multiplier, cioè un moltiplicatore delle minacce ambientali che affliggono il nostro pianeta. Così come l’epidemia di covid-19 è in grado di amplificare una serie di fattori di rischio con conseguenze negative sulla salute, sull’economia e sull’ambiente. Il coronavirus colpisce in modo più grave alcuni sottogruppi di popolazione, vulnerabili per età, condizioni di salute, minori risorse economiche. Gli stessi gruppi a maggior rischio anche degli eventi ambientali, come l’inquinamento atmosferico che nel lungo termine danneggia in modo irreversibile l’apparato cardiovascolare e respiratorio e altera il metabolismo. Si parla di “ingiustizia ambientale” perché i soggetti più vulnerabili e con meno risorse sono i più esposti agli inquinanti e quelli che ne subiscono gli effetti più gravi. È molto probabile che queste stesse persone a causa dello stato di salute compromesso subiscano anche gli effetti più gravi della covid-19.

Un recente articolo dell’Environmental european agency [3] suggerisce un legame tra il virus sars-cov-2 e il degrado che l’uomo sta apportando all’ambiente. Sars-cov-2 è causa di una malattia zoonotica determinata dal salto di specie del virus dall’animale all’uomo. Questi fenomeni sono più probabili quando le aree naturali vengono corrotte a causa delle attività umane, per esempio con gli allevamenti intensivi o con la caccia agli animali selvatici. Negli ultimi cinquant’anni [4], a livello globale la quantità media di carne consumata pro capite è quasi raddoppiata: la stessa Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, aveva lanciato l’allarme che un numero crescente di consumatori di carne avrebbe aumentato il rischio di nuove pandemie, in particolare in Asia e Africa dove la fauna selvatica è una delle principali fonti di carne e reddito.

 

Le misure prioritarie nel settore agricolo, forestale e rurale per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.
Fonte: Global biodiversity outlook 5.

Secondo il “Global biodiversity outlook 5” pubblicato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica [5] e il “Living planet report 2020” dal Wwf [6], il tasso di declino della biodiversità a livello globale è allarmante, con importanti ricadute negative in termini di resilienza, produttività e capacità di adattarsi dei sistemi naturali. Per questo, se vogliamo proteggerci dal rischio di future pandemie, è essenziale proteggere, preservare e ripristinare le aree naturali a livello globale, promuovendo una alimentazione sostenibile per ridurre contemporaneamente il rischio associato alle malattie zoonotiche, e migliorare la salute delle popolazioni nel medio e lungo termine.

È necessario un profondo ripensamento del nostro modello di sviluppo con radicali cambiamenti nei settori energetico, dei trasporti e alimentare, improntati a una maggiore sostenibilità ambientale.

L’articolo dell’Environmental european agency [3] sottolinea che i paesi sono in grado di agire rapidamente e con decisione per sconfiggere la pandemia, riuscendo nel difficile compito di cambiare gli stili di vita delle persone. Per effetto dei lockdown è stata osservata una riduzione globale delle emissioni di CO2 [7] che ha raggiunto il valore massimo pari a -17 per cento, all’inizio di aprile 2020. Tuttavia la riduzione è stata solo temporanea. È necessario un profondo ripensamento del nostro modello di sviluppo con radicali cambiamenti nei settori energetico, dei trasporti e alimentare, improntati a una maggiore sostenibilità ambientale.

La pandemia ha innescato una crisi di salute pubblica e una profonda crisi economica. Le previsioni sono che il prodotto interno lordo nazionale crollerà dell’11 per cento negli Stati Uniti e del 13 per cento in Europa. In risposta a questo, l’Unione europea e gli stati membri dovranno mettere in atto piani di ripresa economica. Secondo un articolo dell’epidemiologo Andrew Haines e colleghi [8] il modello vincente è quello che punta a una risposta economica integrata, in grado di porre la salute e la sostenibilità al primo posto. Vanno ricercate politiche post covid-19 che nello stesso tempo creino nuovi posti di lavoro e superino la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Il modello vincente è quello che punta a una risposta economica integrata, in grado di porre la salute e la sostenibilità al primo posto.

La post pandemia una nuova opportunità?

La ripresa economica non può significare un ritorno ai livelli pre-pandemia, ma un ripensamento del nostro modello di sviluppo. Questa sarà la vera sfida.

Alcuni scienziati ritengono che questa crisi planetaria così drammatica debba essere considerata anche un’opportunità irripetibile per mettersi alle spalle i numerosi insuccessi nella gestione della crisi climatica e proseguire in modo più determinato verso il traguardo tracciato dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile [9], da raggiungere entro il 2030, che passano per sfide globali come quella di porre fine alla povertà e alla fame, di ridurre le disuguaglianze e di fermare il riscaldamento del pianeta.

Sostenibilità quindi come priorità nella ricostruzione, come quando dopo i terremoti si costruiscono case antisismiche. Sarebbe un errore auspicare un ripristino della normalità, se proprio il nostro modello economico pre-pandemia ha causato la crisi climatica in atto. Il successo futuro dipenderà da quanto le persone, le imprese, le intere società parteciperanno attivamente guidando le scelte politiche verso obiettivi ambiziosi come il contrasto alle disuguaglianze, un’economia verde e un modello di consumo sostenibile.

Il successo futuro dipenderà da quanto le persone, le imprese, le intere società parteciperanno attivamente guidando le scelte politiche verso obiettivi ambiziosi come il contrasto alle disuguaglianze, un’economia verde e un modello di consumo sostenibile.

Ci sono tutte le premesse per affermare che con altissima probabilità sconfiggeremo la pandemia, mentre, se non cogliamo l’attuale opportunità di cambiamento, la battaglia per contrastare i cambiamenti climatici e il degrado ambientale potrebbe durare a lungo con conseguenze irreparabili in termini ambientali e di salute globale. Cosa risponderemo alle giovani generazioni quando ci chiederanno perché non abbiamo agito in tempo?

 

Bibliografia
[1] Masson-Delmotte V, Zhai P, Pörtner HO, et al. Ipcc, 2018: Global warming of 1.5°C. An Ipcc Special Report on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate poverty.
[2] Secretary-General’s statement on the results of the UN Climate Change Conference COP25. Un.org, 15 dicembre 2019.
[3] Bruyninckx H. Towards Europe 2030: resilient nature, sustainable economy and healthy lives. Eea Newsletter, 16 settembre 2020.
[4] Arora NK, Mishra J. Covid-19 and importance of environmental sustainability. Environmental Sustainability 2020;13:1-3.
[5] Secretariat of the Convention on biological diversity (2020). Global Biodiversity Outlook 5. Montreal.
[6] Wwf. Living planet report 2020 – http://www.ipcc.ch/sr15
[7] Le Quéré C, Jackson RB, Jones MW, et al. Temporary reduction in daily global CO2 emissions during the Covid-19 forced confinement. Nature Climate Change 2020;10:647-53.
[8] Guerriero C, Haines A, Pagano M. Health and sustainability in post-pandemic economic policies. Nature Sustainability 2020;3:494-6.
[9] United Nations. The Sustainable development goals: our framework for covid-19 recovery.

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