(In)successo Articoli

Giocare in anticipo

Come preparare una proposta di ricerca per ottenere un grant

Ursula Kirchmayer

Dipartimento di epidemiologia Servizio sanitario regionale del Lazio Asl Roma 1

By Ottobre 2020No Comments
finanziamenti ricerca
Fotografia di Lorenzo De Simone

“È chiaro che non si può cominciare a preparare una proposta di progetto nel momento della pubblicazione del bando, ma bisogna avere un progetto pronto nel cassetto, che si perfeziona in base ai quesiti specifici del bando”.

Questa frase pronunciata durante una conferenza sulla ricerca in ambito sanitario, organizzata dal Ministero della salute alcuni anni fa, secondo me, rappresenta il punto chiave nella preparazione di proposte di progetti di ricerca: solo se si gioca in anticipo si possono mettere in pratica le indicazioni riportate nella flow chart.

In un mondo ideale, quindi, si dovrebbe arrivare alla pubblicazione di un bando con una bozza già avanzata di un progetto, in cui i punti 2, 6 e 8 della flow chart hanno già trovato applicazione. Il tempo, limitato, che intercorre tra la pubblicazione del bando e la scadenza dell’invio di un progetto, verrebbe poi investito per aggiustare il tiro, confermare una partnership (precedentemente identificata), curare gli aspetti amministrativi ed economici.

Nella realtà lavorativa, purtroppo, non sempre a questo ideale modus operandi corrisponde un’effettiva applicabilità. Spesso il ricercatore si deve occupare di tutti gli aspetti di un progetto, persino di quelli amministrativi, non di sua diretta competenza. Il rischio è che venga compromessa non solo la parte scientifica (per mancanza di tempo) ma anche quella formale (perché gestita da un non addetto ai lavori). D’altro canto, però, il rapido cambiamento dei temi di interesse genera un’ulteriore riflessione. Un progetto nel cassetto da tempo potrebbe essere incentrato su un quesito ormai non più “caldo”. Inoltre, i tempi di ricezione di una risposta e di ottenimento di un finanziamento in caso di successo, sono talvolta lunghi. Nel momento in cui, davanti a un insuccesso, il ricercatore dovesse decidere di sottoporre nuovamente il progetto ad altro bando, potrebbe realisticamente capitare che l’argomento non sia più attuale, o che un altro gruppo di ricerca abbia già pubblicato, nel frattempo, dei risultati in merito.

Per quanto riguarda il tema dell’insuccesso, ancor prima di partecipare a un bando di ricerca, il ricercatore dev’essere consapevole che di fronte a un budget limitato ed in presenza di un alto numero di concorrenti, le probabilità di uscirne vincitore sono basse. Ci sono quindi due possibilità: lasciarsi scoraggiare davanti a questa consapevolezza; oppure viverla come motivazione per preparare una nuova proposta di alta qualità, puntando ad arrivare tra i primi. Un ricercatore, nel vero senso della parola, è una persona curiosa, che cerca di raggiungere sempre nuovi traguardi. La ricerca si fonda sul principio del trial and error, che implica l’andare avanti nonostante gli insuccessi, ma anche grazie ad essi. È quindi nella natura intrinseca della ricerca l’accettazione dell’insuccesso e la trasformazione dello stesso in opportunità di crescita. In effetti, i bandi di ricerca “seri” danno un feedback al ricercatore, evidenziando punti di forza e debolezza di ogni proposta (indipendentemente dall’esito), offrendo così al ricercatore la possibilità di migliorare, e di migliorarsi, nel tempo.

Nei casi più fortunati, un progetto di ricerca che non ha ottenuto un finanziamento viene realizzato comunque, attingendo eventualmente a fondi differenti, ipotesi preferibile rispetto ad investire ulteriore tempo ed energia, per la partecipazione a un nuovo bando. Ma questo non è un vero insuccesso, anzi. Solo cogliendo gli utili spunti maturati dal mancato ottenimento di una vittoria a un bando, il ricercatore può portare avanti importanti quesiti di ricerca non necessariamente finanziati, secondo il criterio più ampio, di utilità per la società in cui viviamo.

Dieci consigli per ottenere un grant

 

    1. Enti finanziatori, ammissibilità e linee guida. Prima di tutto, è essenziale studiare la fonte di finanziamento per capire se è quella giusta a cui proporre la domanda. Quali borse di studio sono state approvate in specializzazioni simili? La ricerca corrisponde alle loro priorità? Sottolineare come il progetto proposto soddisfi i criteri del bando, anche in termini di leggibilità.
    2. Non avere fretta. Concediti molto tempo prima della scadenza del bando. Ogni sezione richiede cura e attenzione, oltre che il tempo necessario alla revisione in seguito ai feedback dei colleghi prima dell’invio. È bene sottolineare quale impatto questo lavoro potrà avere – accademico, sociale o economico – e come potrà far avanzare la ricerca.
    3. Chiedi feedback e sii chiaro. È fondamentale essere chiari sul significato del progetto rivolgendosi a un pubblico laico, poiché alcuni revisori potrebbero non essere specialisti in quel campo. È utile chiedere di leggere la domanda a colleghi di altri settori, o che hanno fatto domanda allo stesso ente con successo, ma anche a parenti e amici, i quali potrebbero porre domande a cui altri potrebbero non aver pensato.
    4. Valorizza il team di ricerca. È necessario includere i dettagli del team di ricerca, includendo tutti i ricercatori e specificando il contributo di ognuno di loro, evitando di dar rilievo a un nome ben noto senza evidenziarne il ruolo.
    5. Rigore, rapporto qualità-prezzo, impatto, interesse scientifico. Inizia scegliendo lo schema giusto e leggendo attentamente la guida per la domanda. Assicurati di indicare esattamente come la tua idea si inserisce nell’applicazione. È utile segnalare tutti gli aspetti di una buona proposta come: rigore, rapporto qualità-prezzo (un costo elevato porterebbe all’esclusione), impatto, interesse scientifico.
    6. Metodologia chiara. È importante spiegare e fare riferimento ai dettagli della metodologia e degli esperimenti. Assicurati di includere metodi di analisi dei dati, a volte richiesti sotto forma di un piano di gestione dei dati, ed evita di essere vago.
    7. Non aver paura di fare domande. Puoi sempre metterti in contatto con il finanziatore, in questo modo è possibile risolvere qualsiasi dubbio sull’idoneità della tua idea.
    8. Proposta interdisciplinare: parlane con il tuo partner. Devi assicurarti che la partnership sia autentica. È necessario essere intellettualmente interessati a ciò su cui stanno lavorando gli altri. Se incontri qualcuno con cui potresti voler lavorare, assicurati di dedicare il tempo necessario alla formulazione di un’idea solida e alla pianificazione di un’applicazione.
    9. Concentrati e sii positivo. Di solito si ha meno spazio di quanto vorremmo, quindi è importante concentrarsi su ciò che è veramente importante ed essere chiari. Scrivi in modo positivo, senza usare un linguaggio incomprensibile, e con entusiasmo su ciò che intendi fare e sul perché ritieni di essere la persona giusta.
    10. Se vieni rifiutato, riprova. Rispondere ai suggerimenti dei revisori può aggiungere valore a un’applicazione e, una volta adattate, alcune applicazioni vengono finanziate. Essere rifiutati non significa necessariamente che l’idea sia del tutto non finanziabile, potrebbe necessitare solo di modifiche. Non limitarti a inviare di nuovo la stessa cosa, ma rispondi ai feedback e riprova.

 

 

Fonti:
Defeo C. How to write a good research funding application. Mendeley blog, June 15, 2017.
Lock H. How to apply for research funding: 10 tips for academics. The Guardian, May 10, 2015.

Lascia un commento