Distanza Interviste

Dati e distanza, per monitorare l’epidemia

Il contact tracing e la tecnologia, alleati preziosi per interrompere la trasmissione

Intervista a Caterina Rizzo

Unità percorsi clinici ed epidemiologici, Ospedale pediatrico Bambino Gesù, Roma

By Giugno 2020Luglio 24th, 2020No Comments
Fotografia di Lorenzo De Simone

Tracciamento dei contatti, cos’è?

Molti paesi stanno sfruttando le potenzialità della digital epidemiology per monitorare l’andamento dell’epidemia e per gestire le attività di tracciamento dei contatti. Tra questi anche l’Italia sta cercando di lavorare alacremente per integrare queste nuove tecnologie con i dati di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità. L’indagine di contact tracing veniva svolta manualmente già in passato – con altre malattie, quali tubercolosi o morbillo – ma oggi si scontra con un problema mai affrontato. Il sars-cov-2 si diffonde molto velocemente su un’ampia popolazione, di conseguenza, tracciare i contatti di un’enorme quantità di persone in poco tempo ha messo in ginocchio il sistema manuale di analisi a cui le autorità sanitarie territorialmente competenti erano abituate. In questo momento il contact tracing, attraverso l’identificazione dei casi e dei loro contatti stretti con il relativo isolamento e distanziamento, è l’unico modo per mitigare la pandemia. Individuare rapidamente i contagiati e chi è entrato in contatto con loro ci permette, se lo facciamo bene, di ridurre la trasmissione e, nei casi migliori, di interromperla. Questa attività è molto difficile da portare avanti quando si è in presenza di molti focolai contemporaneamente, ecco perché occorre avvalersi della tecnologia, attraverso le app.

La preparazione e la tecnologia, insieme, possono svolgere un ruolo centrale nel controllo della diffusione del virus.

Di cosa parliamo quando parliamo di app?

Nessun sistema sanitario al mondo potrebbe resistere a un aumento illimitato di casi che necessitano di cure intensive. Per questo motivo diventa assolutamente necessario mettere in atto misure per contenere la diffusione dell’infezione, in modo da evitare il sovraccarico del sistema sanitario. Questo è stato ottenuto con le misure di lockdown, il cui costo politico ed economico è molto elevato e apre complessi problemi sociali. È necessario quindi mettere in atto misure meno drastiche ma che consentano di mitigare la probabilità di diffusione del virus da persona a persona. La preparazione e la tecnologia, insieme, possono svolgere un ruolo centrale nel controllo della diffusione del virus.

In questo contesto, l’approccio adottato dalla Corea del Sud ha sollevato un grande interesse. Il modello sudcoreano, particolarmente ben organizzato per isolare e rintracciare i contagiati e i loro contatti, ha impedito il blocco di intere città. Sebbene possano emergere nuovi focolai, finora la Corea del Sud ha insegnato che la preparazione e la tecnologia, insieme, possono svolgere un ruolo centrale nel controllo della diffusione del virus. Per questo, al fine di garantirne l’effettivo contenimento, sarebbe necessario associare all’isolamento sociale una ricerca proattiva della rete dei contatti di chi è risultato covid-19 positivo. Innanzitutto, l’app deve essere installata prima che la persona si ammali, per sapere e capire nel tempo con quanti e quali soggetti entra in contatto e l’evolversi della malattia. Attraverso l’elenco dei telefoni ai quali si è avvicinata la persona infetta è infatti possibile creare in tempo reale una lista di persone da contattare immediatamente, dando indicazioni ben precise su come comportarsi e chiedendo di porsi in quarantena. In Corea del Sud il sistema prevede anche la raccolta e analisi di dati relativi all’utilizzo delle carte di credito e allo studio delle celle telefoniche per valutare gli spostamenti. Ma nel nostro paese e in Europa sono stati sollevati diversi dubbi per l’utilizzo di questo genere di app rispetto alla legislazione europea sulla privacy. Tuttavia, molti sforzi sono stati fatti per cercare di tutelare al massimo la privacy di quanti la utilizzano. Nel momento in cui si comunica l’esistenza di questa app, le persone saranno libere di attivarla o meno, ma è chiaro che quante più persone lo faranno tanto più questa misura funzionerà. È molto importante, dal punto di vista comunicativo, che questo passaggio sia messo in particolare evidenza. I dati raccolti saranno usati esclusivamente a scopo sanitario; inoltre, nel momento in cui verranno tracciati tutti i contatti e finirà il periodo di quarantena, l’applicazione automaticamente non conserverà nessuna delle informazioni. Nel caso in cui il soggetto decida di non prestare il proprio consenso, i dati rimarranno sul suo dispositivo e non verranno trasmessi alle autorità sanitarie, ma se si dovesse ammalare i suoi contatti verranno allertati.

L’app da sola non basta. Ma cosa serve?

Questo strumento non si può sostituire completamente all’attività di monitoraggio, deve essere integrato in un’attività programmata che includa un ammodernamento generale dell’intera infrastruttura. Deve esserci, ad esempio, una maggiore velocità nel passaggio dell’informazione dal laboratorio a chi coordina l’indagine, quindi di conseguenza anche al soggetto posto in quarantena. Così come non possiamo pensare di far viaggiare tutte queste informazioni su carta: servono sistemi informativi flessibili, veloci e integrati (ad esempio con l’anagrafe comunale per evitare di inserire dati anagrafici già informatizzati). Tutto questo al fine di permettere ai diversi operatori sanitari dispiegati sul territorio per l’indagine di non passare ore a inserire dati. La priorità deve essere velocizzare questo processo e informatizzarlo, e solo così l’app potrà veramente funzionare. Per questo la tecnologia deve essere d’aiuto per oliare il sistema e ottenere informazioni migliori, oltre che garantire un servizio utile per la popolazione e per mitigare la trasmissione laddove si dovessero verificare focolai.

Cosa fare affinché funzioni?

La distanza è fondamentale per mitigare la trasmissione, ed è chiaro che non potremo fare il tampone a tutti, quindi si dovrà chiedere alle persone che sono entrate in contatto con casi confermati di rimanere a casa. Naturalmente il sistema di contact tracing dovrebbe essere messo a regime in tutta Italia, con uno standard nazionale, per evitare che ogni regione si organizzi in base al proprio livello di capacità e di organizzazione, e per non alimentare diseguaglianze.

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