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Spazi di cura a misura del paziente

Dalla filosofia di Alvar Aalto al nuovo Ospedale dei bambini di Parma: ottant’anni di innovazione

Rebecca De Fiore

Il Pensiero Scientifico Editore

By Maggio 2020Luglio 24th, 2020No Comments
Fotografia di Lorenzo De Simone

“Un’architettura veramente funzionale deve essere funzionale dal punto di vista umano”, sosteneva Alvar Aalto, architetto e designer finlandese, tra le figure più importanti nell’architettura del XX secolo. E fu proprio lui uno dei primi architetti a mettere al centro il paziente con il progetto del Sanatorio di Paimio, per i malati di tubercolosi. Non contava solo la struttura, ma anche i colori, l’arredamento, i materiali scelti, l’illuminazione. Ma è solo a partire dagli anni settanta, che gli ospedali e i luoghi di cura vengono giudicati come una fonte di stress per gli utenti, per i rumori disturbanti, per il disorientamento provocato dai percorsi, per la spersonalizzazione delle camere di degenza. In queste pagine un esempio di come lo spazio della cura può essere costruito a misura del paziente. Dalle case di cura incastonate nel paesaggio naturale, al primo villaggio costruito per malati di Alzheimer. Fino al nuovo Ospedale dei bambini di Parma, che tiene conto delle esigenze dei più piccoli.

Sanatorio di Paimio, Finlandia

Costruito da Aalvar Aalto tra il 1929 e il 1933 per i malati di tubercolosi, il Sanatorio di Paimio è situato al centro di una vasta area di colline moreniche ricoperte da fitti boschi, lontano da villaggi e fattorie. L’idea progettuale è nelle stesse parole dell’architetto: “Proteggere quanto più possibile e servire, con i mezzi dell’arte e del costruire, il piccolo uomo, in questo caso persino infelice e ammalato”. Proprio per questo, l’unità base su cui si modella tutto il complesso è la camera dei pazienti, con soli due letti. Aalto la progetta tenendo conto soprattutto della posizione di riposo orizzontale del malato: il colore del soffitto è scelto per dare tranquillità, il riscaldamento si irradia dal soffitto ai piedi del letto, l’areazione non crea mai correnti d’aria, l’acqua esce dai rubinetti senza far rumore. Scrive Aalto che “lo scopo primario dell’edificio è di funzionare come uno strumento medico. Uno dei requisiti di base per guarire è quello di offrire una pace completa: i muri sono chiari e i soffitti più scuri. Questo rende il tono generale più pacifico dal punto di vista di un paziente sdraiato. Il punto di illuminazione generale della stanza è sopra la testa del paziente, il che significa che è al di fuori dell’angolo visivo di un paziente sdraiato”. Le sale soggiorno e i terrazzi sono disposti in modo che il panorama sia sempre diverso e che il malato possa scegliere tra ombra e sole. Il progetto di Alvar Aalto non si è fermato alla definizione dei volumi esterni, ma si è spinto fino al disegno dei mobili e degli arredi fissi, offrendo proprio in questa dimensione una lezione nella ricerca di un miglioramento della qualità della vita dei pazienti. Uno degli articoli più iconici è la poltrona Paimio, la cui forma dello schienale aveva lo scopo di aiutare la respirazione del paziente.

Elderly house, Svizzera

“Mi piace immaginare di progettare e realizzare delle costruzioni dalle quali, alla fine del processo costruttivo, mi ritiro come progettista, rilasciando un edificio che è sé stesso, che è al servizio dell’abitare e che è un elemento appartenente al mondo delle cose, capace di fare a meno della mia personale retorica”. Nelle parole di Peter Zumthor si nota l’intento di realizzare un’architettura volta a soddisfare, con essenzialità e accuratezza, le esigenze dell’uomo. Esempio emblematico è la residenza per anziani di Coira, in Svizzera. L’edificio è stato costruito tra il 1989 e il 1993, incastonato in un frutteto, ed è composto da 21 appartamenti e una sala per il personale, tutti collegati da corridoi esterni. Come ha affermato Zumthor, “vogliamo che l’edificio sembri rilassato e informale, come una grande roccia nelle distese aperte di un paesaggio montano, sapientemente lavorato con precisione, attento, forse anche vecchio stile”. Dal momento che molti residenti sono cresciuti nei villaggi di montagna della zona, si è scelto di utilizzare materiali tradizionali: pavimenti in legno che sembrano vuoti quando ci si cammina sopra, pannelli in legno su pareti di tufo, una veranda integrata protetta dal vento. Anche negli interni, l’organizzazione degli appartamenti è molto raffinata. Una porta scorrevole tra il soggiorno e la camera da letto consente di convertire l’appartamento da un monolocale in due stanze chiaramente separate, a seconda delle esigenze e dell’ora del giorno.

Hogewey, Olanda

Aperto a dicembre del 2009, primo villaggio per malati di Alzheimer si chiama Hogewey e si trova in Olanda, a quindici minuti da Amsterdam, tra campagne e canali navigabili. Si tratta di una “casa di riposo” pensata per chi soffre di una forma grave di Alzheimer in cui circa 150 ospiti vivono in piccoli gruppi, sotto la costante supervisione di uno staff sanitario qualificato che indossa i panni di commessi, giardinieri o comuni cittadini del villaggio. Ogni anziano ha la sua camera da letto, spaziosa, e condivide con i suoi coinquilini sala da pranzo, cucina, soggiorno e una lavanderia attrezzata. Hogewey è a tutti gli effetti una casa di cura organizzata come un piccolo paese, così da permettere ai pazienti di condurre una vita quasi normale e di sentirsi a casa, e di ricevere allo stesso tempo le cure necessarie. La filosofia del villaggio è quella di incoraggiare una vita attiva e ogni giorno vengono organizzati numerosi laboratori, dal giardinaggio alla pittura, tra i quali gli anziani possono scegliere. Tutti, inoltre, hanno diritto di muoversi liberamente nel villaggio, dove si trovano un supermercato, un cinema, un teatro, una chiesa, bar e ristoranti, e persino un salone di bellezza. Il solo punto di controllo è una reception che presidia l’unico ingresso presente. Le porte, oltre che ad amici e parenti, sono aperte anche agli abitanti di Weesp – il nome del paese in cui si trova il villaggio – così da abbattere l’isolamento e integrarsi con la comunità.

Ospedale dei bambini di Parma, Italia

Quando si entra nell’Ospedale dei bambini di Parma “Pietro Barilla”, una delle prime cose che si vede è un enorme plastico dove i trenini scorrono inarrestabili, dove funzionano seggiovie, mulini, parchi gioco. Accanto, un banco accettazione dalle luci arcobaleno e ad altezza bambini. Aperto nel 2013, grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, si è cercato di coordinare l’efficienza delle procedure mediche con i criteri di umanizzazione dell’architettura sanitaria, affinché l’ambiente potesse svolgere un ruolo attivo nella terapia. Oltre che agli aspetti funzionali, è stata posta particolare attenzione agli aspetti legati alla percezione psicologica dello spazio: l’orientamento, la luce, la mobilità, la confidenza relazionale, la rassicurazione, la privacy e la socializzazione. Spazio importante è la camera di degenza, in cui si svolge la vita quotidiana del paziente pediatrico. All’interno della camera lo spazio si personalizza attraverso i colori tenui e rilassanti delle superfici (pavimenti, pareti e soffitto) che definiscono ambiti più privati intorno al bambino ricreando una scala dimensionale sulla sua misura. Ma non è tutto, perché sulle pareti magnetiche si possono attaccare i disegni; le finestre toccano terra, così che dal lettino si può vedere cosa succede fuori e ci si può affacciare senza essere presi in braccio; le porte del bagno si aprono in entrambi i sensi ruotando su sé stesse; le luci non sono al neon, ma regolabili con effetto sole o luna; i televisori hanno sei canali di cartoni animati. Nella distribuzione funzionale degli spazi, infine, particolare attenzione è stata posta al posizionamento e alla relazione fra il letto e il pertinente divanetto, chiamati a favorire la vicinanza e il continuo contatto fra il bambino e il genitore, preservato anche nei momenti di visita o di medicazione.

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